Economia | 23 gennaio 2023, 12:38

Restituiamo orizzonti ai nostri giovani

All’uscita da una pandemia e in un mercato del lavoro che cambia rapidamente, è facile addossare le colpe sulle nuove generazioni, additate di scarso impegno e poca volontà. Ma siamo sicuri che sia tutta colpa loro?

Restituiamo orizzonti ai nostri giovani

«I giovani non hanno più voglia di lavorare, di fare fatica». Diciamoci la verità, ognuno di noi, guardando alle difficoltà che hanno le aziende a trovare personale, ma anche al cosiddetto fenomeno della “great resignation”, ha pensato almeno una volta negli ultimi due anni a questa affermazione.

A balzare all’occhio, in particolare, proprio il fenomeno delle dimissioni volontarie dal lavoro: nato negli Stati Uniti, si sta consolidando e ampliando anche nel nostro Paese. Secondo i più recenti dati trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie al Ministero del Lavoro, 1,6 milioni di italiani (giovani e meno giovani) hanno rassegnato le proprie dimissioni nei primi nove mesi del 2022, con una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2021, quando ne erano state registrate più di 1,3 milioni.

Tra le cause più gettonate ci sarebbe uno stile di vita che è profondamente cambiato a seguito della pandemia: priorità, speranze, obiettivi e comportamenti economici e sociali modificati in modo radicale.

Come fare allora per invertire il trend? Secondo gli esperti occorre oggi un approccio “olistico”: rivedere le condizioni di salario minimo, di istruzione e formazione, delle politiche attive del lavoro, di innalzamento dei livelli salariali, dei servizi alle persone e welfare universalistici.

A mio avviso c’è molto di più. C’è chi deve dare di più, a partire proprio dalla politica. Io, figlio di due operai, ho visto nei miei genitori come il desiderio di lavorare, di fare straordinari, di “fare fatica” era proporzionato e commisurato a un ritorno economico che, seppur modesto in senso assoluto, aveva un grosso potere in senso relativo. Con due stipendi da dipendenti potevano senza grossi affanni o patemi d’animo, fare progetti, pensare all’acquisto della prima casa, di avere uno o più figli…in generale, di fare progetti a lungo termine e rincorrere sogni o desideri.

Questi orizzonti sono stati parzialmente oscurati oggi. I nostri ragazzi viaggiano a vista, preferiscono vivere il presente in una situazione di totale incertezza per quel che riguarda il futuro. Di fronte a uno scenario mancante, preferiscono proseguire una ricerca orizzontale più che verticale.

Vanno giustificati? Non del tutto, ma non sottovalutiamo le nostre responsabilità, di noi adulti. Iniziamo a restituire loro ciò che gli abbiamo tolto, forse qualche cambiamento lo vedremo.

Matteo Scolari