Economia | 05 agosto 2022, 08:38

Allarme Cinghiali, Prandini: «Sono in città, urge intervento»

Quella dei selvatici è una vera e propria emergenza nazionale: distruggono raccolti e si stanno diffondendo nelle città per cercare cibo e refrigerio nei fiumi. 2,3 milioni di cinghiali sono fuori controllo e stanno mettendo a rischio la filiera agroalimentare.

Allarme Cinghiali, Prandini: «Sono in città, urge intervento»

Il caldo opprimente e la siccità spingono i 2,3 milioni di cinghiali nelle città dove vanno in cerca di cibo nelle strade e di refrigerio nei corsi d’acqua metropolitani. Si spostano dopo aver fatto piazza pulita in campagna di quel che rimane delle coltivazioni decimate dalla mancanza di acqua e da temperature roventi e costretto gli allevatori ad abbattere migliaia di maiali per il rischio della peste suina.

E’ l’allarme della Coldiretti dopo l'ennesimo cinghiale in città: l'evento più allarmante ha avuto luogo a Milano, nei giorni scorsi, dove un esemplare, arrivato nelle strade della movida cittadina alla Darsena, si è buttato nel Naviglio infilandosi poi in cunicolo con 4 squadre di pompieri mobilitate per recuperarlo con dispendio di mezzi e risorse.

Si tratta di episodi sempre più frequenti stando alle segnalazioni ricevute da Coldiretti che mettono a rischio la sicurezza delle persone in città e campagne, portano malattie, razzolano fra i rifiuti, causano incidenti, spaventano le famiglie tanto che oltre otto italiani su 10 (81%), secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, pensano che vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti.

Cresce la richiesta dei cittadini di incaricare personale specializzato per ridurne il numero anche perché un italiano adulto su quattro (26%) si è trovato faccia a faccia con questi animali. I branchi sono diventati anche il principale vettore della peste suina con gli allevatori dal Piemonte alla Liguria fino al Lazio che sono stati costretti ad abbattere migliaia di capi, mettendo a rischio la norcineria nazionale è uno dei settori di punta dell’agroalimentare made in Italy grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi.

«Negli ultimi anni 800mila ettari di terreni fertili sono stati abbandonati in molti casi proprio a causa della proliferazione della fauna selvatica che danneggia le coltivazioni e la redditività degli agricoltori - commenta Ettore Prandini, presidente Coldiretti -. Terreni che oggi oltre a non essere più produttivi sono esposti all’erosione e al dissesto idrogeologico. Serve un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della Legge 157 del 1992 per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette».

Coldiretti sostiene che i cinghiali causino incidenti con morti e feriti oltre a causare danni dai campi alle tavole, quindi con ripercussioni lungo tutta la filiera. Situazione critica a cui si somma l'emergenza idrica come ulteriore aggravante.

L'Italia produce solo il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento. Mentre con le tensioni internazionali causate dalla guerra in Ucraina sono esplose le spese degli agricoltori per energia e materie prime.

«È paradossale che con i costi fuori controllo noi dobbiamo spendere di più per coltivare e il raccolto ci vien distrutto dai selvatici – denuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini –. Ma ci sono anche agricoltori che hanno addirittura perso la vita a causa dei cinghiali e in un Paese normale ciò non dovrebbe essere possibile».

Proprio per fermare l’invasione la Coldiretti ha promosso un’alleanza tra il mondo agricolo e il mondo venatorio e della gestione faunistica con il Comitato Nazionale Caccia e Natura (Cncn).