Economia | 01 agosto 2022, 11:12

Partita la prima nave cereali dall'Ucraina: salverà anche gli allevamenti italiani

E' salpata la "nave della ripartenza": con 26mila tonnellate di cereali è la prima a solcare il Mar Nero dopo lo stop causato dalla guerra. Il carico di mais ucraino salverà anche le nostre stalle. Sospiro di sollievo per Ettore Prandini e i vari comparti Coldiretti

Partita la prima nave cereali dall'Ucraina: salverà anche gli allevamenti italiani

Partita questa mattina la prima nave straordinaria per salvare gli allevamenti italiani. I container di cereali ucraini che solcano il Mar Nero sono decisivi anche per le nostre stalle. Gli allevatori, da mesi, fanno fatica a dar da mangiare al bestiame: mancherebbe il 13% del fabbisogno, ovvero 785 milioni di chili provenienti dall'Ucraina che è il secondo fornitore di mais dell’Italia. Da troppo tempo gli allevatori italiani sono costretti a importare circa la metà del proprio fabbisogno per garantire l’alimentazione degli animali.

Non tarda ad arrivare il commento positivo della Coldiretti sulla partenza della prima nave cereali con 26mila tonnellate di mais: salpata dal porto di Odessa, è diretta in Libano alla quale seguiranno altre tratte sulla base dell’accordo raggiunto tra Nazioni Unite, Turchia, Ucraina e Russia per assicurare i traffici commerciali nei porti del Mar Nero. Previsti altri convogli lungo le rotte marittime definite dall'accordo.

Un commercio importante per l’Italia che, in questo momento, è messa sotto scacco dalla siccità: la mancanza di piogge, infatti, sta peggiorando la situazione. Si profila il serio rischio di dimezzare i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali. Tra le zone più colpite la Pianura Padana dove si concentra 1/3 della produzione agricola nazionale e circa la metà degli allevamenti dai quali nascono formaggi e salumi di eccellenza Made in Italy.

Una situazione che, sottolinea Coldiretti, insieme al blocco delle forniture dall’Ucraina ha determinato preoccupazioni per gli approvvigionamenti ma anche forti rincari: i costi di produzione nelle stalle italiane sono cresciuti del 57% secondo il Crea, mettendo in ginocchio gli allevatori nazionali. L’Ucraina garantisce invece appena il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili) mentre sono pari a ben 260 milioni di chili gli arrivi annuali di olio di girasole, secondo l’analisi su dati Istat relativi al commercio estero 2021.

La ripresa del passaggio delle navi cariche di cereali sul Mar Nero è importante anche per combattere la carestia in ben quei 53 Paesi dove, secondo l’Onu, la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione. Un importante contributo alla stabilità politica proprio mentre si moltiplicano le tensioni sociali ed i flussi migratori, anche verso l’Italia.

«L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni - afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini -. Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi. Serve anche investire per aumentare le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità; centrale l'impegno nella ricerca e l'innovazione».