Green | 28 luglio 2022, 10:29

Verona record nero: è la città veneta con maggior consumo di suolo

Con il 13,30% di terreno consumato (185 mila ettari) quella scaligera è la provincia che desta maggiore preoccupazione. Il dato merge dal report Ispra e innesca l'allarme anche di Coldiretti Verona

Verona record nero: è la città veneta con maggior consumo di suolo

Non si arresta il consumo del suolo in Veneto e in particolare in provincia di Verona. Il rapporto annuale dell’Ispra sul consumo del suolo evidenzia la situazione negativa della provincia scaligera con il 13,30% di terreno consumato, in valore assoluto ben 41.199 ettari. Nel 2021 è stata confermata la tendenza degli ultimi anni, con la perdita di altri 185 ettari di terreno destinati alla cementificazione. Su questo dato la provincia veronese detiene il primo posto a livello regionale.

Il report ha già suscitato il malcontento dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Verona: il presidente Lorenzo Tosi ha sottolineato la necessità di invertire la rotta perché la provincia sta perdendo troppi terreni. L'agricoltura e il territorio sono a serio rischio.

A questo segue un secondo allarme, quello di Coldiretti Verona. Il presidente Alex Vantini è preoccupato: «C'è molto da fare anche se negli ultimi tre anni le normative regionali sul tema hanno permesso di ridurre la sottrazione di suolo fertile rallentando la corsa al cemento. La difesa del patrimonio rurale e della disponibilità di terre fertili non è più derogabile. Questa necessità è diventata sempre più evidente a seguito della crisi energetica che stiamo vivendo e delle conseguenze del conflitto russo ucraino».

La nuova norma recentemente varata in Veneto per regolamentare il fotovoltaico a terra, fortemente voluta da Coldiretti, va nella direzione di contenere il consumo di suolo agricolo perché mette un freno proprio agli impianti industriali.

A livello nazionale è scomparso più di 1 terreno agricolo su 4 (-28%) seguendo un modello di sviluppo sbagliato che purtroppo non si è ancora arrestato e mette a rischio l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e la sovranità alimentare del Paese in un momento difficile. Le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito la fornitura complessiva di 4 milioni e 150 mila quintali di prodotti agricoli e l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori segnati dal moltiplicarsi di eventi estremi dalla siccità ai violenti temporali.

Nello stesso periodo la perdita della capacità di stoccaggio del carbonio di queste aree (oltre tre milioni di tonnellate) equivale, in termini di emissione di CO2, a quanto emetterebbero più di un milione di autovetture con una percorrenza media di 11.200 km l’anno tra il 2012 e il 2020: un totale di oltre 90 miliardi di chilometri percorsi, più di 2 milioni di volte il giro della terra.

«Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il patrimonio agricolo - conclude il presidente Vantini - e la disponibilità di terra fertile puntando a una forma di sovranità alimentare che crei le condizioni perché il Paese diventi autosufficiente nella produzione di cibo. Occorre anche accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ancora ferma in Senato, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio».