Green | 25 luglio 2022, 12:27

Illasi, il frantoio Bonamini dice no allo spreco e ricicla l'acqua

Proprio in questi giorni da bollino rosso per l'emergenza idrica, il frantoio di Illasi lancia un progetto per riutilizzare l'acqua di scarto della lavorazione delle olive. Misura sostenibile resa possibile dai 250 mila euro erogati dalla Regione Veneto.

Illasi, il frantoio Bonamini dice no allo spreco e ricicla l'acqua

Il frantoio Bonamini scende in campo contro gli sprechi e lo fa con un progetto che riutilizza perfino l’acqua utilizzata per la lavorazione delle olive, che in questi tempi di siccità è più che mai preziosa. L’azienda di località Giustina, a Illasi, è infatti una delle imprese di punta di Oli.va.re. (acronimo di olive valorizzazione e recupero), che punta a riusare gli scarti della lavorazione per la produzione di olio d’oliva per l’estrazione dei principi attivi di interesse salutistico, cosmetico e farmaceutico.

A coordinare il progetto, finanziato con 251 mila euro dalla Regione attraverso i fondi europei per l’innovazione Porfesr, è la Rete Innosap, riconosciuta dalla Regione Veneto e sostenuta da Confagricoltura Veneto, che si occupa di ricerca e innovazione e conta 107 aderenti tra micro, piccole, medie e grandi imprese, istituzioni e centri di ricerca.

Il gruppo di sperimentazione vedrà all’opera, fino al 2024, il frantoio Bonamini e il Consorzio produttori olivicoli di Malcesine, oltre alla società agricola Moldoi di Sospirolo (Belluno), la società Agricola Veneto Ovini di Anguillara Veneta (Padova) e, per la parte riguardante la ricerca, le Università di Padova e di Verona. Un lavoro interessante, perché si andranno a utilizzare gli scarti dell’olio d’oliva, che solo in Italia sono 232 mila tonnellate e hanno un rilevante impatto ambientale, con un costo di smaltimento notevole per le aziende, per farne cosmetici, integratori e prodotti per l’alimentazione animale. Tutto con processi ecosostenibili e innovativi.

«Noi lavoriamo tra i 13 mila e i 15 mila quintali di olive all’anno – spiega Sabrina Bonamini, che con il marito Giancarlo conduce lo storico frantoio, che raggiunge la produzione di 270 mila bottiglie di olio extravergine annue, distribuite in Italia e all’estero -. Noi già da qualche anno abbiamo avviato un percorso di recupero e riciclo degli scarti: facciamo una lavorazione a due fasi, che consente un risparmio di acqua, e abbiamo acquistato una caldaia speciale che utilizza i noccioli delle olive come fonte per il riscaldamento. L’acqua delle olive e la sansa la vendiamo per le biomasse e le ramaglie le spargiamo sui terreni come compost. Però ci siamo chiesti perché, con la siccità che è diventata una costante, andare a sprecare l’acqua, che rappresenta il 50 per cento delle olive? Perché non dare un valore alla polpa delle olive, ricca di polifenoli?  Così è nata la voglia di aderire a questo progetto, avviato dal professor Stefano Dall’Acqua che dirige il Laboratorio dei prodotti naturali del dipartimento di scienze del farmaco dell’Università di Padova. Noi e il Consorzio di Malcesine gli scarti della produzione dell’olio, per un totale stimabile tra 10.000 quintali tra foglie, residui di nocciolino, polpe, bucce e acqua di vegetazione. Circa il 15% del totale è da ricondurre a residui di olive dop».

La società agricola Moldoi, che realizza cosmetici e integratori a base di erbe officinali e spontanee, svolgerà il lavoro di ricerca in collaborazione con le due Università, andando a ottenere estratti con tecniche green, senza l’uso di solventi, che serviranno a realizzare i prototipi di prodotto. E cioè creme, saponi, sciroppi, integratori alimentari e prodotti per l’alimentazione animale.

Il frantoio Bonamini abbraccia da tempo progetti sostenibili. Sui cartoni dell’olio compare, infatti, il marchio Fsc (Forest Stewardship Council), segno dell’uso responsabile delle risorse forestali. È inoltre stato inserito nella guida Slow Food, impegnata a dar valore al cibo, nel rispetto di chi produce in armonia con l’ambiente. Il prodotto più importante dell’azienda è il Veneto Valpolicella Dop, che favorisce lo sviluppo di varietà autoctone come Grignago e Favarol e ha ottenuto numerosi riconoscimenti.