Economia | 21 giugno 2022, 10:26

La burocrazia soffoca i Comuni: costa quasi 15 miliardi ogni anno

Secondo l'analisi condotta dal Centro Studi CGIA di Mestre, il costo dei servizi rivolti ai cittadini è in rapido aumento e tocca quota 14,5 miliardi di euro all'anno. Il Veneto è tra le regioni più onerose, oltre la media nazionale

La burocrazia soffoca i Comuni: costa quasi 15 miliardi ogni anno

La burocrazia soffoca anche i Comuni, soprattutto quelli di piccole dimensioni. Tuttavia, a pagare caro il prezzo sono i cittadini che devono sostenere un costo aggiuntivo pro capite pari a 251 euro all’anno, che, in termini complessivi, sfiora i 14,5 miliardi di euro. Infatti, per poter obbedire agli adempimenti richiesti dal legislatore e alle disposizioni/procedure fissate dai ministeri, è necessario utilizzare molto personale e impegnare tanto tempo che, invece, potrebbero essere investiti più proficuamente per erogare ulteriori servizi, in particolar modo a cittadini e imprese.  

Questo approfondimento ha ricevuto lo spunto dall’osservazione dei dati riferiti alla missione numero 1 dei bilanci comunali che, con buona approssimazione, misurano le spese di funzionamento della macchina amministrativa comunale. Rapportando tale aggregato alla spesa corrente totale in capo a ciascun Comune, il risultato individua la quota di risorse assorbite annualmente dalla burocrazia.

Tale aggregato di bilancio comprende servizi come la gestione economica e finanziaria, la programmazione e il provveditorato, l’ ufficio tecnico, la gestione delle entrate tributarie e i servizi fiscali, la gestione dei beni demaniali e patrimoniali e le risorse umane. È bene comunque sottolineare che un elevato valore di questo aggregato non necessariamente corrisponde a una gestione inefficiente delle risorse o, in certi casi, a sprechi e a sperperi. Queste voci, infatti, includono anche servizi di carattere prettamente istituzionale - come le elezioni e consultazioni popolari, l’ anagrafe e lo stato civile e gli organi istituzionali - che hanno costi e dimensioni occupazionali spesso non ulteriormente comprimibili.

Sebbene negli ultimi anni l’incidenza delle spese per i servizi generali, amministrativi e di gestione sulla spesa corrente sia leggermente in calo, nel 2020 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili) si è attestata al 27% (-1,1 per cento rispetto al 2016). 

Il veneto scavalca la media nazionale con un'incidenza di spesa pari al 29,8% con un importo annuo tra i più onerosi d'Italia.

Per i 7.900 Comuni presenti nel Paese, questa incidenza presenta un costo annuo complessivo pari a 14,5 miliardi di euro. Come detto in precedenza, a fronte di una media generale pari a 251 euro pro capite, le amministrazioni comunali più piccole (fino a 5 mila abitanti) registrano il costo più elevato (344 euro pro capite): seguono i municipi con oltre 60 mila abitanti (259 euro) e quelli con classi demografiche intermedie (238 euro per i Comuni tra i 5 e i 10 mila abitanti, 212 euro per quelli fra i 10 e i 20 mila abitanti e, infine, 208 euro per le amministrazioni fra i 20 e i 60 mila abitanti).

Al netto della situazione presente in Valle d’Aosta (incidenza della spesa servizi generali-amministrativi su spesa corrente totale del 41,8 per cento, per un costo totale pari a 97 milioni), a livello territoriale a soffrire maggiormente il peso dell’oppressione burocratica sono le realtà amministrative nelle regioni del Mezzogiorno.

Basilicata con il 34,6 per cento (pari a un costo totale annuo di 152 milioni di euro), Molise con il 34,5 per cento (93 milioni di euro), Sicilia con il 33 per cento (973 milioni di euro) e la Calabria con il 32,8 per cento (513 milioni di euro) registrano le situazioni più critiche. Le regioni meno investite da queste criticità, invece, sono la Puglia con una incidenza del 24,7 per cento (costo annuo di 738 milioni di euro complessivi), la Lombardia con il 24 per cento (2,1 miliardi di euro) e, infine, il Lazio con il 22,6 per cento (1,5 miliardi di euro). 

«In altri termini - rileva Francesco Pinto, segretario generale ASMEL - sono proprio le amministrazioni più svantaggiate, le più piccole e quelle ubicate al Sud, a soffrire di più per l’incidenza di una burocrazia eccessiva. Ormai nei Comuni il peso di adempimenti, spesso puramente formali o ridondanti, rappresenta sempre più l’ostacolo maggiore al buon funzionamento degli Enti. Un allarme simile a quello lanciato dalle Pmi e il fatto che ora venga denunciato da strutture pubbliche la dice lunga sui guasti generati dall’eccesso di regolazione, vera zavorra del sistema Italia».  Di questi e di altri dati emersi, si ha parlato in occasione del Forum annuale Asmel che si è tenuto il 20 giugno a Napoli dal titolo: “Centralismo e Burocrazia: il freno dell’Italia.