Associazioni | 17 giugno 2022, 09:11

Veneto Imprese Unite chiede al Governo «No Iva sulla bolletta»

Andrea Penzo Aiello, presidente dell'associazione che riunisce le PMI regionali, chiede un aiuto concreto per superare il caro energia. Un progetto che in questi mesi sta trovando appoggio in diverse forze politiche con l'obiettivo di arrivare a Roma

Veneto Imprese Unite chiede al Governo «No Iva sulla bolletta»

«Non è ammissibile il fatto che la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane sia la più cara d’Europa. La misura è ormai colma, il Governo deve intervenire quanto prima per ridurre i costi che stanno mettendo in ginocchio commercianti e aziende. Per questo chiediamo che venga azzerata l’Iva in bolletta».

A dirlo è Andrea Penzo Aiello, Presidente di Veneto Imprese Unite, associazione per le PMI del terziario che rappresenta migliaia di imprese in tutto il Veneto. Commenta  il pesante fenomeno dei rincari sulle bollette di gas e luce peggiorato prima a seguito della pandemia e poi a causa del conflitto in Ucraina. Una crisi, quella del costo di gas ed energia elettrica, che sta dunque mettendo da tempo in difficoltà famiglie, artigiani ed aziende, tanto che da tutta Italia si elevano richieste al Governo di interventi urgenti e strutturali per contenere i costi delle utenze. Come da Veneto Imprese Unite che ha varato un importante progetto di intervento economico a livello governativo, trovando subito il sostegno di diverse forze politiche.  

Negli ultimi mesi, infatti, VIU ha avuto costanti e proficui colloqui trasversali con importanti esponenti dei principali partiti al Governo, nelle persone dei senatori Andrea Ferrazzi (Partito Democratico) e Luca De Carlo (Fratelli d’Italia), oltre ai deputati Angela Colmellere (Lega) e Raffele Baratto (Coraggio Italia), per cercare di portare le proprie istanze a Roma. L’obiettivo di VIU ai tavoli governativi che trattano di politiche economiche è quello di illustrare i problemi che stanno ormai da tempo vessando commercianti ed imprenditori, presentando al contempo anche possibili soluzioni per cercare di arginare l’attuale crisi economica che colpisce le imprese. Per farlo VIU ha anche messo a disposizione, degli associati e delle stesse forze politiche coinvolte nel progetto, le proprie strutture al fine di redigere proposte ed emendamenti che possano poi essere in seguito inseriti nei futuri provvedimenti di Governo in materia. 

«Già lo scorso anno avevamo previsto che l’andamento della crisi economica scaturita dalla pandemia avrebbe comportato un inevitabile aumento dei costi dell’energia – sottolinea Penzo Aiello – Proprio per questo abbiamo invitato, a più riprese e tramite la Regione Veneto ed alcune Prefetture, il MEF e il Ministero dell’Interno a ragionare su eventuali nuovi accordi tra gestori, produttori ed ARERA che prevedessero prezzi calmierati e rateizzazioni per le bollette fino a 6 mesi, oltre a sconti sia sulla quota energia che sulle spese di gestione. Purtroppo, però, nulla è mai stato fatto e ci troviamo oggi a dover gestire bollette che mettono in difficoltà persino le Amministrazioni comunali». 

Il Decreto “Sostegni Ter” in favore di imprese ed operatori economici, infatti, prevede sì un abbattimento degli oneri di sistema ma, alla luce degli aumenti del costo dell’energia, va ad incidere solamente nella misura compresa fra un 3% ed un 10% della spesa complessiva. «Per garantire un reale sollievo per gli utenti l’intervento che auspichiamo deve essere decisamente più imponente – continua il presidente di VIU – Per questo motivo, nell’immediato l’unica soluzione per assicurare un intervento realmente significativo è quella di azzerare l’Iva sulle bollette dell’energia e del gas, in quanto unica variabile direttamente proporzionale al costo della materia prima». Un intervento sull’Iva avrebbe infatti un doppio vantaggio: da un lato quello di poter subito sgravare del 22% il costo delle fatture, dando così più serenità alle aziende al momento del pagamento; dall’altro non prevederebbe alcun reale esborso da parte dello Stato in quanto l’Iva è una “partita di giro” e, qualora un’azienda la pagasse oggi, le verrebbe comunque rimborsata sotto forma di credito in fase di liquidazione. 

«Inoltre, come misura aggiuntiva, sarebbe auspicabile anche l’azzeramento delle accise per il gas ad uso riscaldamento e per la corrente elettrica, così come già era stato previsto per il gas ad uso cucina per i codici ATECO della ristorazione. Solo con un intervento di questa portata si può permettere alle famiglie, alle imprese e alle Amministrazioni locali di mantenere più liquidità da immettere nel mercato, così da riprendere a generare ricchezza - conclude Penzo Aiello -. Le proposte provenienti da Veneto Imprese Unite rappresentano un appello urgente su temi concreti ed essenziali sui quali il Governo ha il dovere di fare dì più, specie in un territorio come il nostro - conclude invece l'onorevole Raffaele Baratto che nelle scorse ore ha anche invitato VIU a partecipare, come soggetto da udire, all’esame del “DDL Concorrenza” - Per questo, come Coraggio Italia intendiamo sostenere queste proposte con appositi emendamenti ed ordini del giorno, in particolare sul gravoso tema dei costi in bolletta». 

La scorsa estate la Confartigianato ha constatato come le piccole imprese italiane investano mediamente 151,4 euro ogni 1.000 kWh consumati (Iva esclusa) contro i 77 euro di quelle più grandi, ovvero il 96,6% in più. Secondo il rapporto, a gonfiare il prezzo finale dell’energia sono soprattutto gli oneri fiscali e parafiscali che, per la fascia di consumi fino a 20mila kWh, sono maggiori del 36,2% rispetto alla media d’Europa. Un divario che si mantiene costante da anni: dal 2008 al 2020 il maggiore costo dell’elettricità pagato dalle piccole imprese italiane, rispetto all’UE, si attesta su una media del +25,5% e il caro-energia riguarda più in generale la fascia di consumi fino a 500mila kWh e vede l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per il prezzo più alto dell’elettricità, con un +9,3% del costo rispetto alla media europea. Una situazione che si verifica sostanzialmente anche nella bolletta del gas, soprattutto in questi ultimi mesi in cui il conflitto tra Ucraina e Russia ha portato a rincari esponenzialmente “esagerati”. 

Dati confermati anche a inizio anno dalla Cgia di Mestre che ha calcolato come nel primo semestre 2022 le famiglie e le imprese si sarebbero fatte carico di un rincaro da circa 34 miliardi di euro. Rispetto al 2019 è dunque subentrato un aumento del costo delle bollette di luce e gas di 44,8 miliardi di euro, di cui 15,4 in capo alle famiglie e 29,4 alle imprese. Se dall’importo complessivo si stornano le misure di mitigazione messe in campo con la legge di Bilancio 2022 (3,8 miliardi), quelle introdotte nel decreto per il contrasto ai rincari energetici del 21 gennaio scorso (1,7 miliardi) e i 5,5 miliardi approvati a febbraio dal Governo Draghi (importo al netto degli aiuti erogati a Regioni e enti locali), l’extra costo da pagare rimane di 33,8 miliardi di euro: 8,9 sulle spalle delle famiglie e 24,9 su quelle delle aziende.