Economia | 02 maggio 2022

Mais e grano mai così costosi: i prezzi più alti degli ultimi 20 anni

Le autorità Ucraine decidono di sospendere l'export nelle città occupate dalla Russia, porti blindati e merci ferme. Ripercussioni pesanti per l'Italia con le quote del mais che superano gli 8 euro e quelle del grano scavalcano le 10.

Mais e grano mai così costosi: i prezzi più alti degli ultimi 20 anni

I prezzi mondiali del mais destinato all’alimentazione degli animali hanno raggiunto valori record dell'ultimo decennio ma su quotazioni elevate su colloca anche il grano dei quali l'Ucraina è un grande produttore ed esportatore. Quasi 4,5 milioni di tonnellate di grano sono state bloccate nei porti ucraini a causa dell'invasione russa.

 

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sull’impatto della decisione delle autorità dell’Ucraina di sospendere l’attività dei porti nelle città occupate dalla Russia, alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade, punto di riferimento mondiale del commercio delle produzioni agricole.

 

Le quotazioni del mais si trovano stabilmente ben al di sora degli 8 dollari per bushel (24,5 chili) ma su valori elevati di oltre 10,5 dollari per bushel (27,2 chili) si colloca anche il grano. Numeri in rapida crescita a livello mondiale spinti dalla posizione economica dell'Ucraina che esporta il 10% del frumento tenero destinato alla panificazione per un totale di oltre 18 milioni di tonnellate ma anche il 15% del mais per oltre 27 milioni di tonnellate.

 

Il blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero a causa dell’invasione russa rischia peraltro di alimentare l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione. 

Secondo Coldiretti, si starebbe verificando uno spostamento dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori.

 

Una emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario e importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame.

Secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia peraltro che l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (770 mila tonnellate), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano secondo lo studio Divulga.

 

L’Italia in particolare è costretta a importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati.