Imprese | 29 aprile 2022

Giulio Fezzi: ««Per Clivense abbiamo pianificato attentamente, nel minimo dettaglio»

Il presidente di Phoenix Capital si è occupato della pianificazione strategica del progetto Clivense trasformando un sogno in realtà. Complesso il planning economico-finanziario per un progetto che scardina gli investimenti tradizionali. Lo sport moderno è un vero e proprio business in cui le società sono delle media company.

Giulio Fezzi: ««Per Clivense abbiamo pianificato attentamente, nel minimo dettaglio»

A dir poco ambizioso il progetto della F.C. Clivense. Il sogno di Sergio Pellissier è una società partecipata in cui i tifosi siano i veri protagonisti. Dietro questo desiderio, però, c'è una grande squadra. Al lavoro tra gli esperti Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Capital.

Lei si è occupato e si sta occupando della strategia dietro il crowdfunding. Ha raccolto l'idea e l'ha concretizzata in un vero e proprio progetto. In che cosa consiste il suo intervento?

La Clivense è partita da zero con l'acquisto ad agosto dell'anno scorso. Ora, tutto sta nel traghettare questa ambizione a buon fine. Per questo abbiamo pianificato nel minimo dettaglio adottando criteri e logiche industriali ordinate. Siamo partiti a collaborare strettamente con i due fondatori: raccogliere la loro vision su questa iniziativa e quindi incardinare il progetto. Questo significa declinare in concreto la missione della società, le azioni conseguenti, le iniziative da mettere in campo e quindi arrivare poi alla pianificazione economico-finanziaria.

Le parole chiave sono visione, missione, azioni e numeri. Per fare tutto questo, però, è necessario avere al tavolo esperti con cui confrontarsi costantemente. E’ un progetto specifico e innovativo che non segue le logiche di investimento tradizionale d’impresa.

Abbiamo confrontato bilanci di una sessantina di società di calcio dilettantistico e professionistico italiano; inoltre, abbiamo adottato metodologie internazionali e una volta pronta la prima bozza di piano, ci siamo confrontati con oltre 40 soggetti esperti, investitori potenziali, challenger.

Tutto questo però, tenendo salda la vision originaria, i principi fissati da Sergio Pellissier ed Enzo Zanin sono la linea guida portante del progetto.

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Quella di una società partecipata dai tifosi mediante il finanziamento collettivo è una grande novità nel panorama italiano. Qual è la strategia a lungo termine e quali sono le difficoltà incontrate o che si potranno incontrare in futuro?

Il fatto di avere a che fare con una società calcistica che parte nativamente con questa pianificazione  è una grande novità. Con un progetto aperto alla fanbase o ai tifosi, è la cifra tipica, unica, della Clivense. Nasce come progetto aperto. Questa caratteristica crea complessità fin dal principio della pianificazione perché deve essere trasparente, un libro aperto verso i potenziali investitori.

La società è già strutturata e pensata come un club di serie A e avrà tanto più successo quanto più numerosità di soggetti riusciremo a coinvolgere nel percorso.

Clivense si ascrive a pieno titolo tra le società del calcio moderno dove, più che un club tradizionale, siamo in presenza di vero sport business: oggi le società calcistiche sono delle media company. Per cui la partecipazione popolare, è elemento portante e lo sarà lungo tutto il cammino appena intrapreso.

Condizione necessaria e non prevedibile, ovviamente, i risultati sul campo da gioco. Bisogna vincere partite e campionati, quello è tutto fuorché certo. Tuttavia, c’è una parte di grandezze e variabili che possono essere prese in considerazione: su queste abbiamo basato i nostri studi.

Questa è una grande sfida di coinvolgimento per la creazione di una grande famiglia Clivense. L'aspirazione è che non siano solo i fan a partecipare, ma proprio gli appassionati a livello nazionale e internazionale.

Come immagina la clivense tra dieci anni? Sappiamo che la roadmap prevede l'approdo in serie A entro il 2029, invece dal punto di vista dello sviluppo del business quali sono le proiezioni?

Dal mio punto di vista, quello del business model, mi piacerebbe vedere la Clivense, tra dieci anni, come una realtà unica, o meglio, non unica, ma la prima che ha aperto la strada al panorama dello sport business italiano. Una community basata su tre pilastri principali: il primo sono i numeri.

In proiezione immagino decina di migliaia o forse cifra maggiore di 100 mila soggetti che ruotano intorno alla società per interesse, fruizione di contenuti, partecipazione agli eventi fisici e virtuali, alle comunità, alle app, alle vip card che tanto altro.

Secondo elemento centrale, la creazione di un centro sportivo di proprietà come fissato fin dall'origine nella vision di Sergio Pellissier: la casa della FC clivense, aperta alla comunità locale e non solo.

Terzo elemento, con fortissima caratterizzazione di inclusione, un ampio settore giovanile, femminile e per diversamente abili: un progetto ampio e inclusivo che possa incarnare tutti i valori della società in modo fattivo e coerente.

Erika Funari