Economia | 29 aprile 2022

«L'obiettivo? Fare di Clivense uno smart football hub»

Alberto Medici, esperto di finanza, fa parte del team cha ha sviluppato il business plan di crescita pluriennale dell'FC Clivense. Il progetto ha dei tratti davvero innovativi, tra cui quello di immaginare un club "da vivere ogni giorno", con contenuti ed esperienze offerte ai tifosi.

«L'obiettivo? Fare di Clivense uno smart football hub»

È partito il progetto di crowdfunding della Clivense, il progetto di Sergio Pellissier ed Enzo Zanin per una raccolta di quote per far sì che ogni tifoso si senta parte attiva di questo sogno collettivo. A disegnare quest’iniziativa e metterla nera su bianco, dopo che Phoenix Capital ha ideato il primo approccio, è stato Alberto Medici, corporate finance advisor.

Un progetto innovativo che però nasce da modelli pre-esistenti che Lei ha avuto modo di studiare e approfondire in questi anni, giusto?

L’idea di partenza era recepire le indicazioni fornite da Sergio ed Enzo, che avevano in mente già un progetto a lungo termine. Dopodiché abbiamo iniziato a costruire un modello scevro dalle caratteristiche peculiari che hanno contraddistinto il calcio negli ultimi anni. Abbiamo iniziato a muovere un progetto di più ampio respiro che va a colpire aree anche secondarie, come ingaggiare i tifosi dal primo giorno, creare dei canali dedicati a loro con delle offerte mirate che fanno vivere continuativamente l’esperienza della squadra. La squadra diventa ora la mia squadra, che vivo tutti i giorni.

Già definire questo progetto uno “smart football hub” è di per sé molto innovativo. Potrebbe chiarire meglio questo concetto?

La nostra idea è fornire dei contenuti non solo verticali e limitati ai novanta minuti della partita. In questi ultimi anni il calcio non è più il singolo contenuto domenicale, ma un concetto di intrattenimento continuativo, in stile NBA. Quindi, nonostante la squadra non giochi tutti i giorni, il tifoso è comunque aggiornato e parte attiva del progetto. Clivense è un po’ la squadra che quotidianamente fornisce uno spunto e un contenuto agli appassionati, facendo vivere loro a 360° l’esperienza di supporter.

Dal punto di vista strettamente finanziario, come si calcolano determinati scenari sapendo che il mondo del calcio, in particolare, ha volumi “volubili”?

Bisogna considerare innanzitutto che spesso c’è uno scostamento tra il dichiarato e il reale obiettivo. Quello che noi abbiamo cercato di fare è avere obiettivi precisi, da calare poi all’interno delle realtà che affrontiamo stagione per stagione. Queste intenzioni sono poi state traslate all’interno del business plan e poi messe concretamente in pratica. Abbiamo calcolato il budget necessario alla realizzazione di questi obiettivi, che poi abbiamo cercato di rendere sostenibile.

Lei ha avuto modo di studiare dei casi simili e portare all’interno del progetto Clivense un know-how. Esistono delle case history analoghe?

Uno dei modelli di riferimento è stato quello dell’amministratore delegato del Manchester City, Ferran Soriano. Ha “salvato” il Barcellona dagli anni disastrosi dei primi anni Duemila e adesso lavora dal 2012 al Manchester City. Noi abbiamo cercato con riferimento alle categorie (non possiamo baricentrarci su squadre come il Barcellona) abbiamo preso alcuni di questi precetti e li abbiamo resi la nostra materia prima. Dopodiché abbiamo realizzato un business plan per ciascuna categoria.