Associazioni | 13 aprile 2022

Artigiani veneti in crisi: da EBAV oltre 3 milioni in 2 anni

L'Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto in questi due anni di crisi ha erogato importanti fondi per sostenere le imprese artigiane. Nella provincia di Verona, stanziati quasi 2 milioni lo scorso anno.

Artigiani veneti in crisi: da EBAV oltre 3 milioni in 2 anni

Sono stati due anni difficili per le famiglie e le imprese venete a causa della pandemia. Una situazione di emergenza che ha visto EBAV – Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto al fianco di imprenditori e dipendenti per aiutarli ad affrontare questo periodo, stanziando risorse eccezionali. Solo nella provincia di Verona gli stanziamenti sono stati 1.388.857,35 euro nel 2020 e 1.978.920,32 euro nel 2021.

All’impegno dell’Ente in questo biennio e alle prospettive future del comparto veneto è stato dedicato il convegno “Pandemia e nuove sfide globali: il sostegno di EBAV a imprese e lavoratori”, svoltosi a Mestre e in streaming, con all’interno la tavola rotonda con i vertici regionali di CGIL, CISL, UIL, Confartigianato, CNA, Casartigiani, parti sociali di EBAV.

«EBAV è uno strumento importante che ha come obiettivo il benessere sia dei lavoratori sia dell’economia veneta – ha spiegato il presidente Alessandro Conte -. Uno strumento che le parti sociali hanno cercato di attualizzare anche con la riforma fatta nel 2020, in piena pandemia, che si propone di attivare nuovi progetti e nuove possibilità per dare riscontro alle necessità delle famiglie dei nostri lavoratori. E sempre nella pandemia abbiamo messo insieme un progetto importante che è stato chiamato “Riaprire sicuri” che ha dato risposta a 38.720 domande erogando nel complesso 10.600.000 euro, di cui 4,6 milioni per le aziende e 6 milioni per i lavoratori. Guardando all’attuale conflitto in Ucraina, infine, EBAV è pronto ancora una volta ad affiancare i nostri artigiani per aiutarli a reggere questo nuovo urto».

«In questi due anni la priorità di EBAV è stata quella di mettere a disposizione una serie di opportunità economiche per mettere in sicurezza il lavoro, aiutando le aziende che volevano innovare, sostenendo quelle che erano in difficoltà, garantendo stabilità ai lavoratori e alle loro famiglie – ha aggiunto il vicepresidente Giannino Rizzo -. Ora che la pandemia è alle spalle guardiamo avanti, grazie anche alla riforma del nostro ente che ci permetterà di rispondere a un mercato che sta cambiando, dando risposte puntuali e tempestive: solo così si riescono a far sviluppare le aziende e dare sicurezze ai lavoratori».

Nel corso dell’evento, il direttore Oscar Rigoni ha presentato i dati di questi due anni in trincea. EBAV ha attualmente 420 servizi  in rete, che nel 2020-2021 hanno permesso di erogare nel complesso 37 milioni e 187mila euro, comprensivi della manovra Riaprire sicuri.

«Negli oltre 30 anni della sua attività - commenta Roberto Toigo - Segretario Generale Uil Veneto -, EBAV ha costituito un punto di riferimento per il comparto artigiano e un esempio concreto e virtuoso di welfare territoriale, attento alle esigenze specifiche di ogni categoria. Il grande merito è stato soprattutto quello di cogliere in anticipo e con lungimiranza le esigenze del territorio e dei lavoratori, proponendo soluzioni “su misura” che – i numeri ci confortano – sono stato molto apprezzate. Nel prossimo futuro dovremo impegnarci su tre direttrici che si intersecano: una precisa mappatura del tessuto artigianale della nostra regione, per capire se le aziende sono pronte a cogliere le sfide della transizione ecologica e delle trasformazioni tecnologiche; una formazione realmente legata a queste sfide; un sistema che favorisca l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Nel dettaglio, nel 2020 gli stanziamenti di EBAV hanno raggiunto le aziende per un totale di 7.450.000 euro a fronte di 21.500 domande, in particolare erogati in riferimento alle voci sostengo investimenti, accertamenti sanitari, iniziative di promozione, formazione, assunzioni, innovazione, borse di studio per i figli. I dipendenti hanno beneficiato nel complesso di 8.175.000 euro (23.600 domande), in primis per iniziative di consolidamento della professionalità, contributi figli a carico, sostegno al reddito, acquisto e ristrutturazione prima casa, protesi dentarie, sussidio scolastico.

Nel 2021, invece, le erogazioni sono salite a 10.612.000 per le aziende a fronte di 36.100 domande, soprattutto per ristoro per Cig, sostegno controlli di sicurezza, sostegno agli investimenti, promozione, formazione, accertamenti sanitari, sanificazione. Ai dipendenti invece sono arrivati 10.950.000 euro (39.200 domande).

Tra i servizi offerti da EBAV alle aziende e ai dipendenti vi è anche il trattamento FSBA - Cassa integrazione per l'artigianato, a favore dei lavoratori sospesi dal lavoro.Il Fondo FSBA interviene a favore delle aziende che occupano lavoratori dipendenti (dal primo dipendente in poi) a differenza del FIS Inps che fino al 31 dicembre 2021 interveniva solo per aziende che occupavano da 6 dipendenti in su.Nel periodo Covid-19, infatti, il numero di aziende artigiane che ha fatto ricorso alla cassa integrazione per i propri dipendenti è aumentato: nel 2020, più di 25.000 aziende hanno richiesto questo servizio EBAV per oltre 100.000 lavoratori. Nel 2020 EBAV ha gestito 103.882 domande, con 371.400 bonifici e un totale di 135 milioni erogati. Nel 2021 le domande sono state 30.300, con 123.070 bonifici effettuati e 40 milioni erogati a da gennaio a ottobre 2021

Le erogazioni a livello provinciale: Tra le province, Venezia ha beneficiato di 1.481.172,44 euro nel 2020 e di 1.977.914,48 euro nel 2021; Belluno di 732.778,48 euro nel 2020 e 1.101.999,15 euro nel 2021; Padova di 3.153.711,23 euro nel 2020 e 4.365.296,99 euro nel 2021; Treviso di 3.312.600,39 euro nel 2020 e 4.557.863,09 euro nel 2021; Vicenza di 3.671.332,41 euro nel 2020 e 5.606.559,26 euro nel 2021; Verona di 1.388.857,35 euro nel 2020 e 1.978.920,32 euro nel 2021; Rovigo di 671.480,71 euro nel 2020 e euro  892.458,63 nel 2021 (cfr. tabelle allegate in cartella stampa).

Nel corso del convegno un focus è stato dedicato alle nuove sfide per il settore artigianale, a causa della crisi in Ucraina e del conseguente caro prezzi che sta ulteriormente gravando sulle imprese venete. Un confronto a cuore aperto tra i vertici delle parti sociali di EBAV nella tavola rotonda “Il futuro dell’artigianato veneto tra crisi e potenzialità”.

Questo convegno è un’ottima occasione per fare il punto sulla strada percorsa fin qui e sul futuro da costruire insieme - afferma Tiziana Basso, segretaria regionale CGIL Veneto -. Sia durante la crisi finanziaria del 2012, sia in quella pandemica del 2020, il ruolo che la contrattazione ha svolto attraverso l’Ente è stato prezioso: per le imprese, sostenute nell’accesso al credito e nell’attivazione degli ammortizzatori sociali, e per i lavoratori, aiutati nel pagamento dei mutui, nel sostegno al reddito e con tutti gli altri strumenti disponibili. Dopo il rimbalzo economico del 2021, siamo di fronte a una nuova possibile recessione e anche in questo caso l’EBAV dovrà svolgere fino in fondo il suo compito solidale. Ma uno strumento di contrattazione, nonostante le difficoltà contingenti che vive la nostra comunità, deve continuare a guardare avanti, a scommettere sulle potenzialità del nostro sistema produttivo. E non ci sono dubbi che la sfida più importante sia quella della buona occupazione, per la quale sarà decisiva la riqualificazione delle lavoratrici e dei lavoratori, che devono essere messi nelle condizioni di affrontare positivamente i grandi cambiamenti che la riconversione ecologica e la transizione digitale determineranno».

Secondo Gianfranco Refosco, segretario Generale Cisl Veneto «EBAV ha dimostrato negli anni di saper cogliere i bisogni di lavoratori e imprese del comparto artigiano e di essere in grado di intervenire tempestivamente per rispondere a tali bisogni. Poiché la sfida maggiore per il futuro dell'artigianato è quella dell'innovazione e della trasformazione delle piccole e micro imprese, EBAV dovrà impegnarsi a sostenere gli ingredienti necessari per vincere tali sfide: la crescita delle competenze delle persone e il continuo aggiornamento delle professionalità di imprenditori e lavoratori artigiani. Come parti sociali dovremo impegnarci in un nuovo patto per rafforzare e rilanciare in tale direzione la bilateralità artigiana veneta».

«La bilateralità artigiana - sottolinea Moreno De Col- Presidente CNA Veneto -, costituita dalle parti sociali dell’artigianato, prevede la presenza delle associazioni datoriali e dei sindacati dei lavoratori. Se il rapporto tra le parti è collaborativo, si possono raggiungere i migliori risultati. Attualmente, come CNA Veneto possiamo certamente affermare che i rapporti sono molto buoni ed è altrettanto proficuo il confronto: lavorare nell’ambito della bilateralità con EBAV, ha portato e porterà a conseguire ottimi risultati, sia per gli interessi dei lavoratori che per gli interessi delle aziende.  E nel caso delle nostre piccole e micro imprese - una realtà peculiare del territorio - questi due aspetti coincidono, motivo per cui noi riteniamo di assoluta importanza il ruolo della bilateralità Veneta, esperienza d’eccellenza nel panorama italiano».

EBAV ha una forte capacità di proposta e condivisione tra parti datoriali e lavoratori. Un plus di cui il mondo artigiano Veneto può vantarsi e di cui i lavoratori possono godere in particolare nei momenti di difficoltà quali quelli che stiamo vivendo con la pandemia prima, e con la crisi del conflitto Russia-Ucraina ora. EBAV infatti attiva servizi di sostegno anche agendo nell’emergenza e mantenendo uno sguardo al futuro mediante azioni innovative, di supporto alla formazione,  all’innovazione, alla digitalizzazione rivolte a tutte le categorie e con una particolare attenzione verso i giovani. La bilateralità artigiana del Veneto, con EBAV, Saninveneto ed Edilcassa, concorre a un sempre più evoluto sistema di welfare.

«La guerra in Ucraina pesa sull’economia e la crescita è stata rivista al ribasso nel DEF del Governo - commenta Roberto Boschetto, presidente  Confartigianato Imprese Veneto-. L’esplosione dei prezzi, trainata dai rincari delle materie, ha effetti su produzione e consumi. Non tornano più i conti delle imprese manifatturiere, dell’edilizia dell’agroalimentare e dei servizi. Sotto pressione in Veneto ci sono 109mila imprese (il 98,5% delle quali MPI) con 700mila addetti. Siamo la terza regione più colpita con il 40,5% dell’occupazione coinvolto (superiore alla media nazionale del 30,7%). Pandemia e guerra hanno però messo in discussione molte cose e hanno portato a riaffermare il valore della "prossimità" del “bello e ben fatto” e del “su misura”: non solo nuovi modelli di business, ma anche un nuovo modello sociale. L'artigianato manifatturiero veneto può svolgere un ruolo di primaria importanza nelle “filiere corte” del valore che si stanno ricreando. Fondamentale in questo processo la bilateralità - che ha svolto una funzione straordinaria nel biennio della pandemia - sia per garantire il mantenimento del patrimonio umano delle imprese nei momenti di difficoltà come quelli di oggi con strumenti a finanziamento pubblico di sostegno al reddito che amplino la durata di FSBA sia per la formazione delle competenze adeguate ai rapidissimi cambiamenti del mercato del lavoro. Bisogna partire dalla scuola, di tutti gli ordini e gradi, che deve imparare ad insegnare la cultura del lavoro, mischiando sapere e saper fare».

Secondo Franco Storer, presidente di Casartigiani Veneto «I dati positivi della bilateralità del Veneto che ci pongono ai primi posti nell’ambito nazionale e dimostrano ancora una volta l’importanza del ruolo delle parti sociali nell’affrontare momenti di crisi come quelli della pandemia, ieri, e della guerra prossimamente. Sebbene serpeggi sempre una disaffezione dei lavoratori e delle imprese verso le forme associative, questi risultati, come quelli degli altri enti bilaterali costituiti nel Veneto, sono pilastri fondamentali per la tenuta del nostro sistema economico».