Associazioni | 15 marzo 2022, 12:25

Confartigianato Imprese Veneto e Verona su cassa integrazione, siglato nuovo accordo

In Veneto, potranno usufruire del sistema di ammortizzamento oltre 35mila aziende artigiane (non edili) e i loro 157mila dipendenti; in provincia di Verona sono 5mila e 200 con oltre 21mila lavoratori.

Confartigianato Imprese Veneto e Verona su cassa integrazione, siglato nuovo accordo

Le 35.273 imprese artigiane venete con dipendenti (dato 2020) potranno continuare a usufruire dell’ammortizzatore di sistema FSBA, per gestire situazioni di crisi che impongano la sospensione dal lavoro dei dipendenti.

La legge di stabilità per il 2022, infatti, ha confermato che la cassa integrazione per le ditte artigiane non edili continuerà ad essere FSBA, ossia il fondo costituito tra Confartigianato, le altre associazioni artigiane e CGIL, CISL, UIL, che è diventato obbligatorio per ogni impresa, pena il mancato riconoscimento del DURC.

Era però necessario che le parti sociali definissero le modalità di accesso all’ammortizzatore sociale. Grazie all’Accordo Interconfederale, firmato lo scorso 4 marzo da Confartigianato Imprese Veneto e tutte le parti sociali dell’artigianato regionale, le aziende potranno attivare le procedure, in caso di crisi, per i 157.128 lavoratori dipendenti dei settori artigiani che potranno contare su una tutela del reddito per almeno 13 settimane.

Una garanzia fondamentale, a fronte delle tensioni che si stanno creando in tutti i settori a causa degli insostenibili rincari dell’energia, al boom del prezzo del carburante, alla difficoltà di far circolare le merci e all’impennata del costo di materie prime e semilavorati. Tutti effetti economici negativi già in atto da inizio anno e amplificati dalla guerra in Ucraina.

«In attesa del nuovo regolamento per l’utilizzo dell’ammortizzatore per il settore artigiano – afferma Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto –, le parti sociali hanno inteso comunque garantire le procedure per tutte quelle aziende che sono costrette a mettere in sospensione i propri lavoratori per crisi aziendali o per mancanza di lavoro. Grazie alla sottoscrizione dell’accordo regionale sulle procedure sindacali, terminata la possibilità di utilizzo dell’ammortizzatore Covid 19 e a seguito della riforma degli ammortizzatori sociali, le imprese venete possono, da subito, salvaguardare il reddito dei propri dipendenti che non hanno potuto lavorare per mancanza di commesse o altre causali, recuperando anche periodi già decorsi a far data da inizio gennaio 2022».

Il dipendente sospeso percepisce un sussidio, attualmente per un periodo massimo di 13 settimane in un biennio mobile, che gli viene bonificato direttamente da FSBA, tramite l’ente bilaterale veneto EBAV, per un importo pari all’80% della retribuzione.

«Il mondo del lavoro artigiano con dipendenti conta, in provincia di Verona, 5.811 aziende aderenti ad EBAV, per un totale di 23.601 lavoratori – aggiunge Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –. Un mondo che, grazie all’impegno delle associazioni e del sindacato, può contare sul sostegno di un ammortizzatore sociale che consente ai datori di lavoro di evitare licenziamenti che farebbero perdere d’improvviso preziose e spesso introvabili competenze, frutto di anni di lavoro, e garantisce ai dipendenti del settore la massima tutela prevista in questi casi, con una copertura dei giorni/settimane non lavorate valida anche ai fini pensionistici».

La categoria artigiana scaligera più presente, in questo senso, è quella della Metalmeccanica, con 2.381 imprese e 10.566 dipendenti, seguita dagli Acconciatori, che contano 1.037 attività iscritte per 2.213 addetti.

«Il ripristino dello strumento FSBA è di fondamentale importanza – conclude il Presidente provinciale Iraci Sareri –, in particolare per il momento storico che stiamo vivendo. Potremo salvaguardare il patrimonio umano delle imprese ed i salari dei dipendenti da qui ai prossimi mesi, dato che il conflitto in Ucraina sta velocemente aggravando una contrazione dell’attività manifatturiera, dovuta alla crisi energetica, all’aumento non controllato del costo del carburante e dei mancati approvvigionamenti di materie prime: i blocchi produttivi sono già realtà, ad esempio, in settori come acciaierie, cartiere, pastifici».