Associazioni | 03 marzo 2022

Definizione di impresa femminile, la proposta Donne Confimi accolta in Senato

Continua il pressing istituzionale da parte del Gruppo nazionale Donne Confimi, presieduto dalla veronese Vincenza Frasca, per allargare, a livello formale, le caratteristiche per definire un'impresa femminile. E' il senatore D'Arienzo ad aver preso in mano il testimone dalla deputata della Lega Murelli che ne aveva discusso alla Camera.

Definizione di impresa femminile, la proposta Donne Confimi accolta in Senato

«Compie 30 anni la legge che definisce cosa sia impresa femminile, ma dal 1992 ad oggi le cose sono cambiate e ringraziamo la politica per aver raccolto il nostro alert e il senatore D’Arienzo per aver portato all’attenzione del Senato la necessità di rivedere il Codice delle pari opportunità, introducendo le nozioni di imprenditrice e di impresa femminile» così Vincenza Frasca presidente del Gruppo Donne di Confimi Industria che lo scorso anno ha coinvolto tutte le forze politiche in un evento digitale del titolo “L’impresa è femminile per definizione” per raccontare quanto fosse anacronistica l’attuale regolamentazione.

E, se in prima istanza a raccogliere la proposta di revisione richiesta da Confimi Industria portando in Parlamento una proposta di legge è stata l’onorevole Elena Murelli della Lega, oggi è il senatore dem Vincenzo D’Arienzo a raccogliere la sfida lanciata da Frasca in uno degli appuntamenti di divulgazione del gruppo donne di Confimi Industria e nello specifico al Palazzo della Gran Guardia di Verona.

«Il mio ddl – spiega D’Arienzo - delega il governo a rivedere il Codice delle pari opportunità, introducendo le nozioni di imprenditrice e di impresa femminile». «Lo scopo – spiega il senatore del PD - è di promuovere l'uguaglianza sostanziale, specie nell'accesso al credito».

Ma c’è di più: il DDL infatti supera i limiti “societari” e si propone di istituire presso le Camere di Commercio una sezione speciale del registro delle imprese; di definire le azioni positive finanziate dal Fondo nazionale per l'imprenditoria femminile per sostenere l'avvio dell'attività, gli investimenti, il rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese; di sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale, e di istituire il Comitato nazionale per l'imprenditoria femminile.

«La nostra denuncia – sottolinea Vincenza Frasca – trova manifestazione alla luce degli impegni presi dal Governo con le ultime due Leggi di Bilancio e con i fondi previsti per la messa a terra delle Missione V del PNRR». «Come Gruppo Donne lo scorso anno, chiedemmo al Centro Studi di Confimi Industria di fare un’indagine e i numeri ci hanno allarmato: in Italia 1 pmi su 4 è condotta da una donna eppure nel manifatturiero, stando alla legge attuale, solo il 14% delle imprese potrebbe davvero definirsi al femminilePercentuale che, con la nostra proposta, salirebbe al 33%».

Un’attenzione che sembra trovare consenso e condivisione: già 16 i firmatari del PD che hanno siglato il ddl depositato da D’Arienzo a Palazzo Madama.