Economia | 26 febbraio 2022, 15:00

Stop al Superbonus 110%? Spesi 20 miliardi per lo 0,9% degli edifici

Stando ai dati della Cgia di Mestre, i vantaggi del Superbonus hanno interessato pochissime persone, con proprietà immobiliari ubicate nei centri storici delle grandi città, in particolar modo del Centronord.

Stop al Superbonus 110%? Spesi 20 miliardi per lo 0,9% degli edifici

Con il Superbonus del 110% lo Stato dovrà farsi carico di una spesa di poco superiore a 20 miliardi di euro. Tenendo conto che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali, questo provvedimento ha interessato solo lo 0,9% del totale degli immobili. La stima è dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base delle 107.588 asseverazioni depositate al 31 gennaio scorso.

«Con il Superbonus - spiega la Cgia - è stato in pratica erogato lo stesso importo speso finora con il Reddito di cittadinanza. A differenza di quest'ultima misura, però, i vantaggi hanno interessato pochissime persone, in particolar modo facoltose, con un livello di istruzione medio-alto e con proprietà immobiliari ubicate nei centri storici delle grandi città, in particolar modo del Centronord. Insomma, è una misura molto costosa, fortemente sbilanciata a favore dei ricchi, e anche distorsiva del mercato».

Secondo l'ufficio studi la misura non va bocciata per aver provocato comportamenti fraudolenti: secondo i dati dell'Agenzia delle Entrate, dei 4,4 miliardi di irregolarità riscontrate, solo 132 milioni sono ascrivibili a essa. Il Superbonus va criticato invece perché presenta un costo in capo alla fiscalità generale spaventoso e non proporzionale al numero di edifici che vengono efficientati. Stando alla Cgia, la soglia di detraibilità delle spese sostenute andrebbe abbassata quanto prima, ad esempio al 60-70%, anticipando il "decalage" stabilito dall'ultima finanziaria.

Altro effetto del Superbonus è l'incremento delle imprese attive nel settore delle costruzioni, il cui numero complessivo è cresciuto nel 2021 di 10.699 unità (+1,4% rispetto al 2020), portando lo stock nazionale a quota 754.886. «Pare di capire - nota la Cgia - che una buona parte di queste nuove attività siano guidate da imprenditori stranieri che 'presidiano' in misura sempre più significativa questo settore, spesso abbassandone il livello di qualità ed efficienza».