Lavoro | 07 febbraio 2022, 12:58

Fuga dagli ospedali: l’89% dei medici veneti è pronto ad appendere il camice

Situazione critica per la sanità regionale dove la forza lavoro è allo stremo. l’82% è costretto agli straordinari violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Malcontento rilevato da Federazione CIMO-FESMED, il segretario Leoni chiede intervento della Regione

Fuga dagli ospedali: l’89% dei medici veneti è pronto ad appendere il camice

Solo l’11,4% dei medici ospedalieri veneti, potendo scegliere, continuerebbe a lavorare in un ospedale pubblico. Il 35,5% fuggirebbe all’estero, il 22,5% sogna la pensione, il 16,4% preferirebbe lavorare in una struttura privata ed il 14,2% sta ponderando la possibilità di dedicarsi alla libera professione.

Addirittura, il 24,2% appenderebbe il camice bianco al chiodo e sceglierebbe un’altra professione. È quanto emerge dal sondaggio condotto dalla Federazione CIMO-FESMED, a cui i medici veneti hanno risposto in massa: sono 583 le risposte arrivate dalla Regione, il numero più alto a livello nazionale.

Il quadro che emerge dall’indagine, a due anni dall’inizio dell’emergenza Covid-19, dovrebbe allarmare le Istituzioni regionali. Anche perché sono numerose le differenze rispetto alla media nazionale: il numero di medici che, a livello nazionale, vorrebbero continuare a lavorare nel pubblico è più alto di 17 punti percentuali (28,4%). Sintomo che in Veneto, negli ospedali pubblici, qualcosa non funziona.

La conferma arriva dal numero di ore di lavoro a settimana che i medici veneti dichiarano: l’82% è costretto agli straordinari, e di questi il 24% lavora più di 48 ore a settimana, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Le medie nazionali sono, rispettivamente, pari al 73% e al 20%.

CLICCA L'IMMAGINE E GUARDA LA VIDEO INTERVISTA

Ore impiegate, perlopiù, compilando atti amministrativi: il 79,4% ritiene infatti eccessivo il tempo da dedicare alla burocrazia, mentre il 43,3% pensa di riservare tempo insufficiente all’atto medico e all’ascolto del paziente. Impossibile, infine, andare in ferie: il 52% dei medici veneti che hanno risposto al sondaggio ha infatti tra gli 11 e i 50 giorni di ferie accumulate; il 20% tra i 51 e i 100 giorni; l’11% ha accumulato più di 100 giorni di ferie. Non c’è da sorprendersi, allora, se il 17,3% ritiene “pessima” la qualità della propria vita.

A complicare le cose, poi, secondo i dati raccolti da Federazione CIMO-FESMED Veneto, sono stati senza dubbio due anni di emergenza causati dal Covid-19, che hanno aumentato lo stress psicofisico (ritenuto elevato dal 62% dei medici) e la percezione del rischio professionale (alto per il 56% degli aderenti) e della sicurezza della propria famiglia (38%). Contemporaneamente, la pandemia ha senz’altro contribuito a peggiorare le aspettative che i medici veneti hanno per il proprio futuro: solo il 10% spera nel miglioramento della professione, il 7% nello sviluppo della propria carriera ed il 2% in un aumento di stipendio. Ma sono i giovani medici a non avere più speranze per il proprio futuro: analizzando solo le risposte di chi ha iniziato a lavorare nel SSN da meno di cinque anni, le percentuali di chi auspica un miglioramento di carriera e stipendio calano drammaticamente all’1%.

«Le Istituzioni non possono restare sorde al grido d’allarme che arriva con forza dai colleghi che lavorano in corsia – dichiara Giovanni Leoni, Segretario CIMO Veneto -. E se le aziende sanitarie non presteranno la dovuta attenzione alle condizioni di lavoro, saranno sempre di più gli specialisti che decideranno di dimettersi, peggiorando ulteriormente l’assistenza sanitaria. Dopo due anni in prima linea nella lotta al Covid-19, i medici meritano finalmente delle risposte concrete e dei segnali chiari di riconoscimento del loro ruolo. E la prima occasione utile per farlo non potrà che essere il rinnovo del contratto nazionale di lavoro: ci auguriamo che le trattative inizino a breve».