Economia | 24 gennaio 2022

Confagricoltura Veneto: quotazioni in rialzo per la soia, prodotto senza OGM

La qualità regionale è tra le più apprezzate del mercato. Pagata 60 euro al quintale, 6euro in più rispetto all'ogm. Per la colza il Veneto è il secondo produttore italiano con oltre 3 mila ettari.

Confagricoltura Veneto: quotazioni in rialzo per la soia, prodotto senza OGM

È il padovano Paolo Baretta il nuovo presidente della sezione Proteoleaginose (cioè piante ricche di olio e proteine come soia, girasole e colza) di Confagricoltura Veneto. Tre coltivazioni importanti per la regione, in particolare la soia, che è prima in Italia con 136.000 ettari (sul totale nazionale di 256.134, dato 2020 di Veneto Agricoltura) davanti a Lombardia ed Emilia-Romagna. Per la colza il Veneto è il secondo produttore italiano, con 3.216 ettari, dopo la Lombardia. Avanza anche il girasole, con 5.260 ettari e sesto piazzamento ma con un certo distacco dalla capolista italiana, le Marche, che conta ben 43 mila ettari.

«È un momento favorevole per la soia veneta - spiega Paolo Baretta, che conduce con il padre e il fratello un’azienda biologica a Codevigo di 40 ettari a seminativi e 3 a prosecco e una a Ca’ Bianca di Chioggia con 60 ettari a seminativo – che è molto richiesta dal mercato sia per l’olio che per le farine proteiche, utilizzate per i mangimi animali. La nostra soia, che è ogm free, viene pagata 60 euro al quintale, cinque-sei in più rispetto a quella ogm di Paesi come gli Stati Uniti e il Sudamerica. Perciò gli agricoltori continuano a preferire questa coltura rispetto ad altre, che vede le maggiori concentrazioni nella provincia di Venezia, Rovigo e Padova.  Se questo trend favorevole continuerà in futuro sarà tutto da vedere, perché ci sono alcune criticità che andranno affrontate. Innanzitutto c’è l’interrogativo sui cambiamenti climatici: la soia è molto delicata e teme l’umidità, al contrario del mais che è più semplice per la raccolta. Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo a che fare con l’amaranto resistente, un’infestante che fatichiamo sempre di più a contenere con i prodotti a disposizione. Poi c’è il grosso problema dello stoccaggio, per il quale servirebbero più centri dedicati, che aiutassero a mantenere nel modo migliore il prodotto».

Aggiunge Marco Francesco Pasti, del settore cereali da foraggio di Confagricoltura Veneto: «Le semine della soia inizieranno tra fine aprile e inizio maggio e l’orientamento potrebbe essere di puntare su questa coltura, ma è ancora  presto per esserne certi perché bisognerà vedere l’andamento dei costi di produzione. Attualmente sono più bassi di quelli del mais, che viaggiano intorno a 600 euro a ettaro per i concimi, ma il quadro potrebbe cambiare. Il trend dei prezzi è da tempo molto favorevole, basti ricordare che nel maggio 2021 la soia italiana era arrivata addirittura a 70 euro al quintale. Inoltre, negli ultimi mesi, era stata pagata fino a dieci euro in più rispetto a quella ogm, in conseguenza del grosso calo di produzione della cosiddetta area del Danubio, vale a dire Romania, Bulgaria, Ucraina e Ungheria, che è ogm free. Anche da noi c’è stato un calo di produzione del 10-15%, dovuto alla stagione meteo avversa, però, proprio a causa della mancanza di prodotto, la redditività è stata soddisfacente”.

Anche la colza sta attraversando una fase positiva, con prezzi saliti a 50 euro al quintale. «È una coltura che l’anno scorso ha avuto successo, tanto che molti agricoltori a fine settembre l’hanno seminata – sottolinea Baretta -. La scarsità di piogge non ha favorito finora la coltivazione. Il raccolto dipenderà dall’andamento della primavera, che ci auguriamo sia mite per favorire la maturazione».

Più difficile la situazione per il girasole: «I prezzi sono bassi, da 33 a 34 euro al quintale, mentre diventano allettanti, arrivando al doppio, se si fa biologico. Il 2021 è stato un anno difficile, con una scarsa produzione. Quest’anno dobbiamo augurarci che in maggio non faccia freddo e che in estate non ci siano fenomeni grandigeni intensi che influiscano negativamente».

Secondo i dati di Veneto Agricoltura del 2020 Venezia si conferma la prima provincia per coltivazioni di soia (34.700 ettari), seguita da Rovigo (32.400) e Padova (31.400). Per il girasole la prima provincia è Verona con il 50% della superficie regionale (2.550 ettari, +17%), seguita dalla provincia di Rovigo (poco più di 1.000 ettari, con lieve calo del 0,7%) e Padova (900 ettari, +60,6%). Quasi il 50% degli ettari coltivati a colza si concentrano nelle province di Venezia (780 ettari, +38%) e Padova (720 ettari, -7,7%), seguite da Verona (550 ettari, +8,4%) e Rovigo (540 ettari), le cui superfici investite sono raddoppiate.