Lavoro | 21 gennaio 2022

Guarienti, Pindemonte: «Situazione scuola drammatica, siamo l’ultima ruota del carro»

Gaia Guarienti, docente ITIS Lorgna Pindemonte, racconta ai nostri microfoni la difficoltà di insegnare in periodo di Covid, insieme alle problematiche relative al crescente disinteresse dei ragazzi verso la scuola.

Guarienti, Pindemonte: «Situazione scuola drammatica, siamo l’ultima ruota del carro»

Immagino che per voi docenti il rientro in aula dopo le vacanze natalizie sia stata un'ennesima prova di forza, giusto?

Effettivamente è molto difficile gestire la situazione, anche perché ci sono stati molti contagi durante le vacanze di Natale. Al rientro in classe avevamo già quattro o cinque studenti che erano già comunque a casa per Covid, quindi abbiamo dovuto attivare la procedura per la DAD. C’è un grande lavoro dietro, le normative sono spesso farraginose e complesse. Il ministero non ha capito che anche per i docenti è una situazione impegnativa. Quello che facciamo è un grandissimo sforzo. Certo, la tecnologia aiuta anche nella didattica ma limita noi docenti, soprattutto nelle spiegazioni. Spesso c’è poi difficoltà di connessione da parte dei ragazzi.

Come sono cambiati i ragazzi in questi ultimi due anni?

Personalmente li vedo abbastanza demotivati. Li vedo contenti di stare in classe e fare la didattica in presenza, però questi due anni - come dice il professor Galimberti - hanno portato anche un nichilismo nei ragazzi. Percepisco una mancanza di interesse e di applicazione. Sono un po’ spenti, sono stanchi e stufi. È un peccato perché questa l'età dove invece si interviene di più, dove c'è un arricchimento culturale.

Ci sono difficoltà anche per i docenti, magari purtroppo in quarantena, nel garantire l'insegnamento? Dopotutto, numeri alla mano, mancano anche i supplenti.

Ci sono classi con supplenti che purtroppo non possono garantire continuità nella didattica e nel metodo di insegnamento. Il Servizio Igiene della Sanità Pubblica non risponde anche alle richieste, quindi spesso la burocrazia è spesso bloccata. Non è un bel momento per la scuola.

Negli ultimi due anni abbiamo visto quanto centrale sia la scuola nella società. Pensare di ripensare questa istituzione, finita la pandemia, è fattibile o è utopistico?

La scuola certamente è centrale; purtroppo però tutti i governi che si alternano non riescono a capire che occorre veramente riuscire a fare una riforma concreta. Occorrerebbe investire sul personale docente, formare classi più piccole, mettere nelle condizioni di garantire un rapporto differente tra docenti e allievi. Siamo un po’ l'ultima ruota del carro da sempre. Bisogna far capire inoltre alle famiglie che la scuola non è un parcheggio e noi non siamo i babysitter dei ragazzi.

Immagino anche la tensione psicologica che dovete sobbarcarvi, a fronte dell’incremento dei contagi soprattutto tra i giovani...

Sì, ma non solo. Non è facile fare lezione con le mascherine. Il linguaggio e la prossimità con i ragazzi è fondamentale, con i dispositivi di protezione è spesso difficile farsi capire e capirli. Le porte e le finestre aperte, i ragazzi che hanno freddo, le macchinette della merenda che non sono più utilizzabili… per noi e per i ragazzi diventa una situazione frustrante.

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