Economia | 05 gennaio 2022

Businarolo: «Il Catullo si deve liberare del "fardello veneziano" di Save»

La deputata veronese del Movimento 5 Stelle interviene ancora una volta sul dibattito che riguarda lo scalo aeroportuale scaligero, auspicando che il nuovo sindaco, quando ci sarà, farà di tutto per alienare Save e azzerare i vertici».

Businarolo: «Il Catullo si deve liberare del "fardello veneziano" di Save»

«Il futuro sindaco di Verona dovrà adoperarsi in ogni modo per liberare il Catullo da Save, consentendo all’aeroporto veronese di rendersi finalmente indipendente da questo “fardello veneziano” che ha remato apertamente contro gli interessi del nostro scalo per sette lunghi anni. Solo allora si potrà parlare di progetti e di futuro, altrimenti anche iniziative come il collegamento ferroviario con la stazione di Porta Nuova rischiano, qualora portati a termine, di essere null'altro che cattedrali nel deserto». Lo dichiara Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, che da anni segue le vicende dell'aeroporto Catullo.

«Nel 2014, insieme a Onlit, l’osservatorio sulle liberalizzazioni dei trasporti, e al suo presidente Dario Balotta— ricorda Businarolo —  ho segnalato quanto stava accadendo  un esposto all’Anac e, successivamente, alla Corte dei Conti, evidenziando quel pasticcio che è risultato essere la colonizzazione del Catullo da parte di Save. Il risultato è stato un parere in cui l'autorità anticorruzione evidenziava la non conformità dell’operazione. Peccato che la politica locale, in particolare quel centrodestra che ora sembra essersi tardivamente accorto della fine che ha fatto il nostro aeroporto abbia taciuto, applaudendo anzi all’avvento dei “salvatori” del Catullo. Dopo tutto questo tempo i risultati sono sotto gli occhi di tutti: il Catullo ha perso posizioni nei confronti non solo di Venezia, ma anche dei competitor vicini, come Bologna e Bergamo. Sono completamente mancati gli investimenti, il piano di sviluppo vede i movimenti dimezzati (da 80 mila a 42 mila), e persino il nuovo terminal Romeo, iniziato in gran ritardo, non è altro che la pietra tombale sulle possibilità di sviluppo dell'aeroporto, ridimensionandone le prospettive future. Potevamo avere l’aeroporto del Garda, abbiamo una piccola succursale low-cost del Marco Polo».

«Ora — è la conclusione di Businarolo — la politica locale sembra fare a gara per scaricare Save, azzerando il Cda. Una virata tardiva che, a questo punto, va concretizzata il prima possibile. Il futuro sindaco di Verona avrà il difficile compito di “salvare il salvabile”. Se arriverà un Amministratore delegato davvero indipendente, il 2022 potrà essere l'anno del rilancio del Catullo, anche se con prospettive decisamente minori rispetto al passato. Rimane il rammarico: se a tutto ciò si fosse pensato qualche anno fa anno, se la politica veronese non avesse temporeggiato, oggi le cose sarebbero molto diverse e sicuramente il nostro sistema aeroportuale del Garda poteva avere il ruolo che il territorio gli assegna».