Economia | 23 dicembre 2021

Brexit: boom di contagi e crolla export Made in Italy in UK

Calo del 4% delle vendite di prodotti italiani in Gran Bretagna. Le cause sono da rintracciare nella diffusione della variante e l'aumento dei casi positivi in UK; inoltre, le politiche di chiusura economica della Brexit non aiutano

Brexit: boom di contagi e crolla export Made in Italy in UK

Crollano a novembre le esportazioni italiane in Gran Bretagna sotto l’effetto dell’aumentare dei contagi da Covid che si somma alle difficoltà legate alla Brexit.

E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Istat del commercio estero Extra Ue che evidenziano a novembre un calo del 4% delle vendite di prodotti italiani in Uk, in controtendenza rispetto al dato generale, in crescita del 13,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Una tendenza legata all’aumento esponenziale dei contagi legati alla diffusione della variante Omicron che incide anche sulle attività commerciali nel Paese di Boris Johnson.

Ma a frenare l’export alimentare nazionale in Gran Bretagna secondo l’analisi della Coldiretti sono anche i problemi burocratici e amministrativi che interessano le nuove procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli, secondo lo studio della Coldiretti.

Le difficoltà nei rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea rischiano peraltro di favorire l’arrivo di cibi e bevande extracomunitarie non conformi agli standard sicurezza Ue ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari Made in Italy, dal Parmigiano al Chianti.

Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano.

La Gran Bretagna, secondo Coldiretti, potrebbe infatti diventare il cavallo di troia per l’arrivo del falso Made in Italy che nel mondo fattura 100 miliardi e che vedono tra i maggiori contraffattori gli Usa, con i quali gli inglesi stanno negoziando un accordo commerciale privilegiato, ma anche il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth.