Green | 18 dicembre 2021, 09:56

Rassegna "Open": l'economia circolare a Verona è realtà

A «OPEN - Sostenibili attività», la rassegna organizzata dall'Ordine degli Ingegneri di Verona, quattro case history di imprese che hanno fatto di uno dei principi base della transizione energetica parte integrante della loro mission.

Rassegna "Open": l'economia circolare a Verona è realtà

Il territorio veronese e quello veneto hanno tutte le carte in regola per diventare un distretto dell’Economia circolare, agendo positivamente per l’ambiente, anticipando l’agenda della transizione ecologica con la possibilità, allo stesso tempo, di lanciare nuove opportunità economiche e di occupazione. Se n’è parlato ieri nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, nel corso del convegno «Produzione sostenibile ed economia circolare», organizzato nell’ambito della rassegna Open - Sostenibili attività. 

I principi dell’economia circolare si pongono in alternativa al tradizionale modello economico lineare, fondato invece sullo schema "estrarre, produrre, utilizzare e gettare". L’economia circolare rappresenta, al contrario, un modello di produzione e consumo che implica il riutilizzo, il ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. In questo modo, è possibile fare un riutilizzo dei materiali all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

I case history:

1 - Stena. Azienda svedese nata per il recupero dei materiali bellici, opera in Italia in due siti, uno dei quali Angiari, in provincia a di Verona, dove si occupa di  raccolta rifiuti industriali, dalle componenti elettroniche fino fino ai componenti degli autoveicoli. Ora è in corso un investimento del valore di 30 milioni che porterà ad un ampliamento del sito per il trattamento dei rifiuti in plastica. «Con questo investimento — fa sapere Giuseppe Piardi, responsabile per le operazioni in Italia per Stena — si creeranno 80 nuovi posti di lavoro, puntando a trattare 80 mila tonnellate di plastica per un risparmio di 55 mila tonnellate di CO2. C’è ancora molto da fare, però, sul fronte della burocrazia. I tempi di attesa per le autorizzazioni sono molto lunghi».

2 - Zerocento. Con sede a Padova e a Cremona, è un’azienda che produce aggregati artificiare per la produzione di conglomerati bituminosi (che servono a loro volta per le asfaltature. «Il nostro prodotto — afferma Sebastiano Galiazzo, Ceo di Zerocento. — è paragonabile al basalto, possedendo l’85% di elementi comuni, ma deriva da ma deriva da un processo industriale, senza sfruttare risorse naturali.  È prodotto soggetto ad un piano di monitoraggio e controllo molto severo e rispetta i criteri ambientali minimi. È, infine un materiale al 100% di recupero che ha prestazioni superiori al basalto naturale. Viene utilizzato come materiale slegato nelle pezzature più grossolane, mentre viene inserito con successo nei conglomerati per aumentarne le prestazioni».

3 - Quid. Realtà nata a Verona nel 2013, Quid opera nell’ambito del tessile recuperando tessuti di eccedenza o fine serie realizzati sul territorio nazionale. Allo stato attuale conta 150 dipendenti, di cui l’84% donne, e il 71% in condizioni di fragilità lavorativa. Ora può contare su collaborazioni con importanti realtà della moda e della grande distribuzione. «Dall’inizio della nostra attività — spiega  Vanessa Cento, responsabile delle comunicazioni istituzionali per Quid - abbiamo recuperato mille chilometri di tessuto dal 2013. Importante l’operazione messa in campo con il Covid, con oltre un milione di mascherine lavabili vendute. Il settore moda è uno dei più inquinanti in ambito produttivo e con un sistema ad economia circolare cerchiamo di ridurre l’impatto».

4 - .0 (Punto Zero). Si tratta di una start-up fiorentina che punta a produrre sneakers completamente sostenibili dal punto di vista ambientale. «Il materiale che utilizziamo per produrre le nostre scarpe, attualmente ordinabili ma non ancora in vendita — spiega David Braccini, designer del progetto —  è composto da lignina, ossia un termoplastico naturale sottoprodotto dell'industria cartaria, cellulosa, fibre di legno e oli vegetali. Tutti questi prodotti vengono processati in modo da dare al materiale finale le proprietà meccaniche e fisiche comuni ai materiali plastici usati oggi ampiamente».

Tra gli interventi della giornata, anche quelli di Claudio Perissinotti Bisoni, funzionario tecnico della direzione normazione di UNI e Pierluigi Magnante, responsabile dell’aerea Economia e Gestione d’Impresa di Confindustria Verona. «Gli esempi di aziende che applicano con profitto modelli di economia circolare — sottolinea Magnante — sono in netta crescita, a Verona, in tutti i settori, dall’allentare al tessile. E questo perché c’è una forte capacità di aggregazione e un’importante  attitudine nel valorizzare le reti d’impresa».

«L’idea di presentare esempi concreti — è la conclusione di Monica Bertoldi, componente della commissione ambiente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e di Vittorio Bertani segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Verona ,che hanno organizzato l’evento di oggi — è alla base della filosofia della rassegna Open. Concetti come transizione energetica ed economia circolare sono già prassi in molte realtà, provando il fatto che questi principi sono sostenibili anche dal punto di vista economico».