Associazioni | 17 dicembre 2021

Riforma fiscale, 13euro al mese all’86% dei pensionati Veneti

Di Gregorio (Spi Cgil): «Provvedimento iniquo, dei 7 miliardi stanziati a livello nazionale, il 47% viene "diviso" fra la quasi totalità di lavoratori e degli anziani. L’altro 53% servirà per tagliare le tasse alla minoranza che sta meglio».

Riforma fiscale, 13euro al mese all’86% dei pensionati Veneti

La riforma fiscale del governo Draghi regala pochissime soddisfazioni all’86% dei pensionati veneti, ovvero alla platea che porta a casa assegni inferiori a 28 mila euro annui.

I vantaggi si riducono a un risparmio medio di circa 13 euro al mese, con punte di 20 euro per chi guadagna una pensione di 15 mila euro annui e un minimo di 6,25 euro per chi invece arriva fino a 8.500 euro.  Sono questi i risultati che emergono dalle elaborazioni effettuate a livello regionale dalla Cgil del Veneto rispetto a una approfondita indagine diffusa in questi giorni dalla Cgil nazionale.

I numeri parlano chiaro e rappresentano uno dei motivi (ma non il solo) che condurranno domani a Milano un migliaio di pensionati veneti per partecipare allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil, a fianco di giovani, lavoratori e lavoratrici.

«La riforma fiscale è palesemente iniqua, sia per i lavoratori che per i pensionati – spiega Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi del Veneto -. Se i numeri del Mef sono confermati, ci troviamo in una situazione per certi aspetti paradossale. Di quella parte dei 7 miliardi di tagli fiscali destinati alla nostra regione, il 47% va a vantaggio dei redditi inferiori ai 28 mila euro. Bene, guardando i dati che riguardano i pensionati veneti, sotto i 28000 euro rientra ben l’86% dei nostri anziani. Di questo 86%, rappresentato da una platea di circa 1 milione e 100 mila pensionati, il 40% guadagna circa mille euro al mese. Il restante 14% dei pensionati, quelli con pensioni più alte, così come i lavoratori con maggior reddito, fruirà dei maggiori vantaggi fiscali.  Dove sta l’equità in questa manovra?».

Lo sciopero di domani servirà dunque anche per evidenziare questa ingiustizia, oltre che per ribadire la necessità di una riforma delle pensioni, del welfare, della non autosufficienza, dell’assistenza, della sanità.

«Siamo molto preoccupati e per questo chiediamo al governo di cambiare la manovra con riforme in grado di aiutare davvero chi ha bisogno - conclude Di Gregorio -. Per tanti anziani veneti si profila un 2022 molto difficile sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista economico. Di recente abbiamo lanciato l’allarme sull’inflazione e in particolare sul caro-bollette. Secondo le nostre indagini, il 60% dei pensionati veneti, quelli che prendono meno di mille euro lordi al mese, non riusciranno a sostenere gli esorbitanti rincari in vista per il nuovo anno. La manovra fiscale deve pensare a loro, come alla maggioranza di chi lavora   che fatica ad arrivare a fine mese».