Lavoro | 15 dicembre 2021

Spi-Cgil Verona: quadro critico a causa di inflazione, pensione e stipendi

Alla viglia dello sciopero generale previsto per la giornata di domani, il segretario provinciale dello Spi-Cgil Verona, Adriano Filice, analizza l'andamento economico-sociale

Spi-Cgil Verona: quadro critico a causa di inflazione, pensione e stipendi

L’impennata dell’inflazione, che a novembre secondo l’Istat è cresciuta del 3,8% portandosi su livelli che non si vedevano dal 2008, unitamente agli adeguamenti bassi delle pensioni, ai salari fermi e alla riforma del fisco con la riduzione delle aliquote  che premia solo le fasce più alte di reddito, spingono il Paese e il territorio veronese  su una strada sbagliata che porta diritta ad incancrenire le diseguaglianze sociali anziché lenirle e risolverle.

Queste le convinzioni del segretario provinciale dello Spi-Cgil Verona Adriano Filice alla vigilia dello sciopero generale previsto per domani (16 dicembre).

Il 1° Gennaio 2022 scatterà l’adeguamento delle pensioni dell’1,7%, che il presidente Inps Pasquale Tridico ha definito “considerevole”.

Parliamo di 9 euro in più sulla pensione minima, che passerà da 515 a 524 euro, pari a 108 euro all’anno, e di 17 euro al mese su un pensione da mille euro, pari a 204 euro all'anno.

L’inflazione accertata a novembre dall’istat sui beni energetici è del 14% con una accelerazione del +24,9% ad ottobre e del +30,7% a novembre. Il 10 novembre scorso, l’Arera, autorità per l’energia, in audizione alla Commissione attività produttive della Camera ha avvertito che i rincari energetici proseguiranno per tutto il 2022 e in particolare nel primo quadrimestre, vanificando così gli sforzi del governo che contro il caro bollette aveva messo 3 miliardi a settembre e altri miliardi in legge di bilancio.


«Il rincaro delle bollette metterà in grave difficoltà le pensionate ed i pensionati con pensioni basse, che nel veronese sono la grande maggioranza: 6,4 pensioni su 10 hanno infatti importi inferiori ai mille euro mensili e tra queste la media è di appena 527 euro mensili” considera Adriano Filice segretario generale dei pensionati Spi-Cgil Verona. “La prevista stangata del 30% sulla luce e del 15% sul gas (per non parlare degli altri rincari su generi alimentari, trasporti e servizi) si tradurrà in un esborso medio di 350 euro per coppia di pensionati, che si mangerà così l’intero adeguamento. Se poi si avverassero le previsioni del centro studi Nomisma energia, che ritiene possibile un aumento del 25% della luce e del del 50% del gas, il rincaro sarebbe di 630 euro, semplicemente insostenibile».

La CGIL sostiene che l’inflazione sia la più iniqua delle tasse perché colpisce in maggior misura le classi deboli e ciò rende tanto più indigeribile la riforma dell’Irpef predisposta dal governo che dedica quasi l’intero ammontare delle risorse (8 miliardi) ai redditi medio alti, come dimostrano tutte le tabelle. Pertanto, il sindacato dei lavoratori ritiene necessario un intervento fiscale equo per migliorare le retribuzioni e le pensioni medio basse dove si colloca la stragrande maggioranza di chi lavora e di chi è in pensione .

Inoltre, la nota sottolinea che le lavoratrici veronesi e le pensionate veronesi e venete percepiscono una retribuzione e una pensione inferiore a quella degli uomini. Lo stesso per i giovani che raggiungono i tetti salariali previsti dai contratti soltanto dopo anni e anni di lavoro.

E’ per questi motivi che la Spi Cgil di Verona, analizzando le pensioni erogate della città della provincia , e conoscendo le condizioni materiali di chi vive con pensioni inferiori a 1000 euro, in pratica la maggioranza, anche difronte al rincaro delle bollette e dell’inflazione in generale, chiede un intervento su pensioni e retribuzioni per migliorarne le condizioni oltre a un cambio di azione del governo