Lavoro | 14 dicembre 2021

Dati Veneto Lavoro: assunzioni a novembre superiori a quelle del 2019

Assunzioni ancora in crescita rispetto due anni fa, ma il peggioramento della situazione pandemica rischia di avere ripercussioni negative sulla ripresa economica delle aziende. Assessore Donazzan: «Donne e giovani registrano i risultati migliori»

Dati Veneto Lavoro: assunzioni a novembre superiori a quelle del 2019

Prosegue la fase positiva del mercato del lavoro veneto, che nel mese di novembre fa registrare un volume di assunzioni superiore a quello del 2019 (44.000 rispetto a 40.000) e un saldo che seppure negativo, come usuale in questo periodo dell'anno, lo è in misura molto più contenuta rispetto a due anni fa, con 3 mila posti di lavoro persi rispetto ai -13 mila del 2019.

Resta ampiamente positivo e superiore al 2019 anche il saldo dei primi undici mesi del 2021 (+49.000 contro +38.000), ma il numero di assunzioni nell'anno si conferma in flessione (-9%), a causa in particolare dell'andamento dei primi mesi dell'anno quando erano ancora in vigore alcune restrizioni. A determinare il bilancio positivo è soprattutto l'andamento dei contratti a tempo determinato, cresciuti nell'anno di 47.600 unità per effetto dell'incertezza che ancora caratterizza il mercato del lavoro e il cui bacino si sta ora ricostruendo dopo le forti riduzioni subite in periodo di lockdown.

In calo le cessazioni (-12%), tra le quali prevalgono le conclusioni per fine termine (52% del totale) e le dimissioni (34%), cresciute del 7% rispetto al 2019. Tale fenomeno può essere spiegato come conseguenza di diversi fattori concomitanti: può trattarsi di dimissioni ritardate durante il periodo del blocco dei licenziamenti o di incentivi all’abbandono messi in campo dalle imprese in difficoltà, ma l'elevato tasso di ricollocazione dei dimissionari dopo un mese induce anche a pensare a un rinnovato dinamismo del mercato del lavoro e alla possibilità per molti lavoratori di trovare altrove occasioni di impiego migliori.

Riguardo ai licenziamenti, la rimozione dei vincoli in atto dal 31 ottobre, dopo quella parziale scattata lo scorso 31 giugno, interessa ormai tutti i settori e le tipologie di imprese e consente di determinare con maggiore precisione l'impatto dello sblocco, nonostante le residue possibilità di ricorrere alla cassa integrazione senza costi per le imprese. Dai dati non emergono particolari scossoni, ma anzi una riduzione rispetto agli anni pre-Covid. I licenziamenti economici da contratti a tempo indeterminato, individuali e collettivi, effettuati a partire dalla fine di giugno sono stati infatti circa 7.000 rispetto ai 12.000 del 2019 e agli 11.000 del 2018, con una riduzione compresa tra il -48% di Vicenza al -38% di Venezia.

Riguardo ai soggetti maggiormente coinvolti sul mercato del lavoro veneto nel mese di novembre, continua la ripresa delle assunzioni delle donne, che superano del 12% quelle effettuate nel 2019 (+9% per gli uomini), e dei giovani under 30, i cui reclutamenti crescono dell’11% rispetto al +8% fatto registrare dai lavoratori adulti e del +19% degli over 55, che in valore assoluto rappresentano però appena un quarto delle assunzioni dei giovani.

A novembre il saldo è negativo solo nelle province di Venezia (-2.441) e Verona (-4.475) ma comunque migliore rispetto al 2019, così come diffusa è la crescita delle assunzioni, che varia tra il +2% registrato a Verona e il +23% di Vicenza. Nell'intero 2021, invece, la flessione della domanda di lavoro rimane ancora elevata nel veneziano (-19%) e nel veronese (-12%), mentre quella berica è l'unica provincia a non mostrare una variazione negativa.

Anche dal punto di vista settoriale il calo delle assunzioni è abbastanza diffuso, anche se non mancano settori che registrano incrementi anche rilevanti: se occhialeria (-32%), turismo (-23%), concia (-18%) e tessile (-11%) mostrano un deficit di assunzioni rispetto al 2019 ancora piuttosto marcato, le macchine elettriche registrano un +13%, le attività finanziarie e quelle culturali un +12%. I saldi sono comunque positivi in tutti i settori, con l'eccezione del tessile-abbigliamento che da inizio anno ha visto ridursi i posti di lavoro di circa 400 unità.

Gli ingressi in stato di disoccupazione sono stati nell'anno 116.000, il 13% in meno rispetto al 2019. È un risultato imputabile sostanzialmente all’irrigidimento del mercato del lavoro registrato soprattutto nella prima parte dell’anno e al conseguente possibile effetto scoraggiamento. Con il parziale ritorno alla normalità degli ultimi mesi, le donne tornano a riaffacciarsi nel mercato del lavoro e rappresentano il 58,8% dei disponibili, mentre rispetto all’età aumentano giovani (cui si riferisce il 36,3% delle dichiarazioni di immediata disponibilità presentate) e over 55 (14% del totale).

Sul fronte economico la situazione appare ancora positiva, ma il peggioramento della situazione pandemica, tanto a livello nazionale quanto più a livello internazionale, minacciano di avere un effetto dannoso sulla ripresa in atto.

LA SODDISFAZIONE DELL'ASSESSORE DONAZZAN

«I dati di novembre confermano l’andamento positivo del mercato del lavoro in Veneto: le assunzioni sono ormai tornate ai livelli del 2019, fino a superarli. L’andamento degli ultimi mesi consente di migliorare ulteriormente il bilancio annuale, recuperando in parte il 2020. Resta il problema della domanda di lavoro che è in flessione rispetto al 2019 con alcune eccezioni positive: le macchine elettriche, le attività finanziarie, editoria e cultura, istruzione privata, sanità e servizi sociali, solo per citarne alcuni».

Così l’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan commenta i dati della Bussola di Veneto Lavoro che nel mese di novembre evidenziano la crescita delle assunzioni rispetto al 2019 (+10%) e un saldo tra assunzioni e cessazioni, seppure negativo come di norma nel periodo, comunque migliore rispetto a quello registrato due anni fa.

«Un aspetto interessante e positivo è che donne e giovani sono tra le categorie che nel mese registrano i risultati migliori – evidenzia Donazzan -; le assunzioni al femminile crescono del 12% (rispetto al +9% degli uomini), mentre quelle degli under 30 aumentano dell’11% a fronte del +8% fatto registrare dai lavoratori adulti e del +19% degli over 55, che in valore assoluto rappresentano però appena un quarto delle assunzioni dei giovani».

Grazie al recupero degli ultimi mesi, migliora anche il bilancio occupazionale dell’intero 2021: i posti di lavoro guadagnati da inizio anno sono 49 mila, anche se il numero complessivo delle assunzioni resta inferiore al 2019 (505 mila contro 557 mila). Se turismo, occhialeria, concia e tessile sono ancora lontani dal recuperare i livelli pre-Covid, non mancano settori che fanno registrare incrementi anche rilevanti, primi fra tutti le macchine elettriche (+13%), le attività finanziarie e quelle culturali (+12%).