Associazioni | 13 dicembre 2021

Riforma fiscale, nelle tasche dei pensionati veneti 180 milioni in più

Ogni anno in Veneto arrivano 25,1 miliardi di euro di pensioni, e allo Stato ne tornavano 6,1: con la riforma fiscale il gettito scende a 5,93 miliardi. Tina Cupani (FNP Veneto): «Il dialogo con il Governo non si deve interrompere»

Riforma fiscale, nelle tasche dei pensionati veneti 180 milioni in più

Tra allargamento della no tax area e la revisione delle aliquote, ai 1.277.160 pensionati veneti resteranno in tasca dal 2022 180 milioni di euro in più. Ed è una bella notizia per una categoria che mai prima aveva potuto godere di bonus fiscali, e che nel corso degli ultimi 20 anni ha visto peggiorare pesantemente il proprio potere d'acquisto tra aumento dei prezzi e provvedimenti molto "creativi" sulle rivalutazioni. 

«Possiamo, e dobbiamo, ancora perfezionare molto la riforma, ma questo è il primo passo, un passo tra l'altro a favore della maggioranza dei pensionati», commenta Tina Cupani, segretaria generale della Fnp Veneto, la federazione dei pensionati Cisl. «Il dialogo con il Governo non si deve interrompere, per arrivare a disegnare un fisco finalmente equo, progressivo, più semplice e che tuteli le fasce più deboli». Per questo anche i pensionati veneti della Fnp saranno il 18 dicembre a Roma, per la manifestazione indetta dalla Cisl nazionale.

Ogni anno in Veneto arrivano 25,1 miliardi di euro di pensioni, e allo Stato ne tornavano 6,1: con la riforma fiscale il gettito scende a 5,93 miliardi. Infatti, l'allargamento della no tax area da 8.125 a 8.500 euro lordi l'anno vede il numero di pensionati in questa fascia salire da 247.478 a 250.134, per un irpef non versato di poco più di 5 milioni di euro. Mentre la revisione delle aliquote comporta una diminuzione complessiva delle tasse di 174,6 milioni di euro, di cui quasi 55 milioni a favore dei 514mila pensionati veneti con un reddito annuale lordo fra 15mila e 28mila euro. La diminuzione delle aliquote per le fasce medio-basse ha ripercussioni positive anche sugli scaglioni di reddito successivi che, invece, si vedono aliquote maggiorate. 

«Questa operazione ha favorito la fascia media dei pensionati, ora il confronto deve continuare per trovare una soluzione migliorativa anche per la fascia fino ai 15mila euro l'anno, per la quale ora non cambia nulla», precisa la segretaria generale, «e anche per evitare quella che è una sbavatura della no tax area, che sottolineiamo da tempo, e cioè non poter portare in detrazione le spese sanitarie, che sono una voce molto gravosa per gli anziani».

Con il tasso d'inflazione fissato all'1,7%, e con l'ormai certo ritorno dal 2022 alla legge n. 388/2000 per le perequazioni, ci saranno ulteriori risorse in più per i pensionati che per 10 anni, a partire dal blocco stabilito dal decreto Salva Italia nel 2011, hanno subito meccanismi di rivalutazione peggiorativi, con perdite di reddito non più recuperabili. Il ritorno alla legge Prodi è stato per il sindacato una lunga battaglia, «sindacato che ora con la stessa determinazione lavorerà per l'ampliamento della platea della 14ma: i paletti sono così restrittivi che questa vera e propria boccata d'ossigeno arriva a pochi pensionati, e l'aumento che ci sarà nel 2022 deriva solo dall'aumento del trattamento minimo di riferimento», considera ancora Cupani.

La quattordicesima è erogata ai pensionati di almeno 64 anni il cui reddito, derivante dalle sole pensioni da lavoro ed eventualmente cumulato con altre, non superi di due volte il trattamento minimo, cioè 1.030 euro lordi al mese per il 2021, che diventeranno 1.048 nel 2022. Parliamo di 232.600 pensionati veneti che l'anno prossimo saranno 341mila, ma con dei redditi annui ben al di sotto della soglia, attorno ai 9mila euro: «Per questo chiediamo un allargamento della platea, almeno fino ai redditi pari a tre volte il trattamento minimo», conclude la segretaria generale della Fnp Veneto.