Imprese | 10 dicembre 2021

Uni.Co.GE., Faccin: «Una crisi nuova, ci sono le infrastrutture, manca il gas»

Simone Faccin, direttore generale dell'azienda partecipata da sei comuni distribuiti tra le province di Verona e Vicenza, fa il punto sulla situazione che vede i prezzi del gas e dell'energia schizzare verso l'alto. «Ci auguriamo tutti una normalizzazione della situazione»

Uni.Co.GE., Faccin: «Una crisi nuova, ci sono le infrastrutture, manca il gas»

Direttore, parliamo di aumento dei prezzi, in particolare del gas, materia che Uni.Co.Ge., azienda partecipata da sei comuni di Cologna Veneta, Colognola ai Colli, Lonigo, San Bonifacio, Soave, il Zimella e l’azienda Sinergas S.p.A., conosce bene. Siete nati nel 2002 per la fornitura proprio di gas, allargata poi anche all’energia elettrica.

Proprio così, Uni.Co.Ge. è un operatore molto piccolo, è una piccola società, ma ha un focus molto importante sul gas che per noi è il prodotto prevalente. Noi forniamo principalmente gas ed energia alle famiglie del nostro territorio che sono alcuni comuni della provincia di Verona e di Vicenza.

Per la precisione in sei comuni. Insomma, un bel numero anche di utenti e di clienti che rifornite. Che idea si è fatto direttore su questa situazione che ha portato a una crescita improvvisa e anche considerevole dei prezzi?

Quando parliamo di questa crisi noi possiamo vederla da tanti punti diversi: se la guardiamo da molto lontano, quindi ci allontaniamo, l'aumento dei prezzi non è legato solo alla domanda che abbiamo noi in Italia, ma è una questione legata alla domanda mondiale di gas ed energia. Ormai questi prodotti, il gas e di energia, sono i prodotti che veramente possono andare in giro per il mondo e quindi vanno a chi è disposto a pagare di più. Faccio un esempio: noi in passato abbiamo avuto altre crisi legatE per esempio al gas all'energia, ma queste crisi erano legate alla capacità di approvvigionare queste materie prime, infatti si diceva che se avessimo i terminali Gnl saremmo in grado di portare più gas; se avessimo più tubi potremmo importare più gas; se avessimo un tubo che arriva da l'Azerbaigian, il famoso e tanto contestato TAP, potremmo avere più gas. Questa è una crisi diversa perché nel frattempo le infrastrutture sono arrivate e quello che adesso manca il gas.

Quali sono le infrastrutture che sono arrivate?

Beh questo famoso metanodotto Tap, che era quello degli ulivi e che veniva tanto contestato, è partito ed è in funzione e questo sta dando un contributo importante all'approvvigionamento dell'Italia. Negli ultimi anni sono arrivate in questi terminali Gnl anche questi erano contestati per paura ambientali. Eppure, nonostante questo, il problema che abbiamo adesso non è la mancanza di infrastrutture, ma è appunto la mancanza del gas e da questo punto di vista è una crisi nuova.

E come mai la mancanza di gas?

Si parla molto di questo tubo che collega la Russia alla Germania e quindi c'è sicuramente un fattore geopolitico legato ai rapporti tra l'Unione europea e la Russia che rimane il primo fornitore. Poi realtà c'è anche un altro motivo legato al Gnl, che è un gas che arriva via nave e dov'è che va la nave, come dicevo va semplicemente dove viene pagato di più. Quindi in questo momento il gas via nave non arriva in Europa, non arriva in Italia, sta andando in altri mercati. Ecco questi sono i motivi per cui negli ultimi negli ultimi mesi c'è stato un forte aumento dei prezzi del gas e poi con l'aumento dei gas anche dei prezzi di energia in una misura, e questa forse è la novità, che nessuno di noi si sarebbe aspettato.

Secondo lei è un fenomeno passeggero? Si potrà fare una previsione per i prossimi mesi

Io credo che in questo inverno vivremo il momento sicuramente più difficile, è arrivato un po’ meno gas durante l'estate scorsa. L'Europa ha molti stoccaggi di gas e con i prezzi in salita non sono stati interamente riempiti durante l'estate scorsa. Anche questo è un elemento che contribuisce a questo a rialzo dei prezzi. Quello che ci auguriamo tutti è una normalizzazione della situazione con un aumento dell'importazione di gas, principalmente dalla Russia. Quello che molti stanno segnalando è proprio un rallentamento dei flussi dalla Russia dovuta a queste tensioni geopolitiche legate a questo metanodotto che si chiama Nord Stream 2 che hanno costruito e che unisce direttamente la Russia alla Germania e che in questo momento non è ancora entrata in funzione.

Si parla anche di transizione ecologica ed energetica anche questo sarà uno dei temi sicuramente centrali per il prossimo futuro.

Penso che la novità sia che la questione dell'energia, della quantità di energia che utilizziamo, che ci serve, non è più legata alle grandi multinazionali, ai soggetti che importano, agli stati esteri, è la nostra scelta di rendere le nostre case efficienti e la nostra scelta di consumare di meno e di fare efficienza energetica. Faccio un esempio molto sciocco che è quello che sto facendo io a casa: ho una stanza in più nella la stanza degli ospiti che non uso e che ho deciso questo inverno di non scaldare. Non per il fatto che non me lo posso permettere, ma per una questione di sensibilità ambientale perché riscaldare un ambiente che non uso mi sembra uno spreco incredibile.

 

In Italia si è fatto molto e già da molti anni il governo è partito con tutti questi bonus di riqualificazione energetica che vanno in questa direzione. C'era già il bonus al 65 per cento, caldaie più efficienti, caldaie a condensazione, isolamento, cappotti. Con la crisi Covid è arrivato un ulteriore bonus di valore veramente altissimo che permetterà, non a tutti probabilmente, ma a molti, di avere case ancora più efficienti e ancora con minori consumi. Io credo che la sfida sia quella di continuare ad usare tutta l'energia che ci serve ma sapendo che ce ne servirà sempre di meno. Ecco questa è la sfida che ci attende per i prossimi anni.

L'invito che ha fatto quello di ottimizzare anche il consumo dell'energia è nell'interesse chiaramente delle persone che utilizzano il servizio, ma anche in generale di un intero sistema e ovviamente anche dell'ambiente. Quanto peserà l’aumento dei prezzi per le imprese e per le famiglie?

Tutti stanno parlando in questo periodo di aumenti significativi, di interventi da parte del governo che puntano a limitare questo aumento della spesa e vorrei approfittare dell'occasione per dare un paio di numeri: nel nostro territorio una famiglia mediamente per riscaldarsi ha bisogno di un migliaio di metri cubi, quindi il consumo medio del nostro cliente è circa di mille metri cubi e negli ultimi anni la spesa complessiva per riscaldarsi della stagione invernale è sempre stata tra i 600 e i 700 euro all'anno spalmati nei sei mesi che vanno da ottobre a marzo. L'aumento importante che stiamo vedendo c'è, è reale, e la spesa passerà da questi 600 o 700 euro a circa 900 o 950 euro, quindi da una parte è giusto ed è corretto dire che c'è un aumento, ma dall'altra parte è anche altrettanto corretto dire di quanto stiamo parlando. Quindi una famiglia non spenderà 2000 euro, non spenderà 3000 euro passerà da una spesa di 600 euro a una spesa di circa 900 euro. Questo grazie anche agli interventi che il governo sta facendo per esempio la riduzione dell'Iva.

Diverso il discorso per le aziende, specie le manifatturiere, che hanno grande bisogno di energia e che potrebbero davvero vedere il conto della bolletta crescere in maniera abbastanza sostanziale.

Le aziende usano l'energia e il gas per produrre. Prodotti che poi utilizziamo tutti i giorni e l'aumento dei costi dell'energia e dei gas si rifletterà di fatto in un aumento dei prodotti che andremo ad acquistare nei prossimi mesi, quindi quello che ci auspichiamo tutti è che gli interventi del governo che vengono attuati adesso, e magari futuri interventi che verranno realizzati, possano riportare i prezzi del gas ed energia nella prossima primavera ai valori a cui eravamo abituati a vederli e che quindi non ci sia questo effetto importante di inflazione di cui molti cominciano a parlare.

Matteo Scolari