Economia | 10 dicembre 2021

Caro bollette, sarà un inverno molto caldo, ma una speranza c'è

Da settimane si parla di un aumento significativo delle bollette del gas e dell’energia elettrica, sia per le famiglie, che per le imprese. Dalla Settimana Veronese della Finanzia sono emerse conferme, purtroppo. Una speranza c'è, e potrebbe essere il nucleare.

Caro bollette, sarà un inverno molto caldo, ma una speranza c'è

Davanti a noi si prospetta un inverno, e un inizio anno, piuttosto caldo. E non per le temperature medie in costante rialzo, ma per lo scenario geopolitico ed economico che si è andato creare e ad acuire in queste ultime settimane. Per una serie di cause che abbiamo approfondito nelle ultime due puntate della Settimana Veronese della Finanza assieme ai principali operatori veronesi del mercato dell’energia, abbiamo capito che dovremo rivedere con l’inizio del 2022 i nostri consumi energetici e limitarli ove possibile. Con un gas che rischia di lievitare fino a un +50% e l’energia elettrica che potrebbe arrivare a rialzi fino a un +25%, non va in crisi solo il portafoglio di molte famiglie, ma rischiano di saltare molte aziende, specie quelle manifatturiere, altamente energivore.

Il Governo italiano, pressato da sindacati e associazioni di categoria, le sta provando tutte per calmierare i costi, mettendo sul piatto miliardi per alleggerire il peso sui consumatori finali, tuttavia è una mossa tardiva e limitata. Se è vero, come ci hanno sottolineato i nostri ospiti, che esistono le infrastrutture, come il condotto Nord Stream 2 che collega la Russia alla Germania, ma che non è entrato ancora in funzione per le tensioni politiche tra il Paese del presidentissimo Vladimir Putin e l’Unione Europea, allora dobbiamo chiederci quanto pesi la stessa UE nell’equilibrio mondiale della distribuzione delle risorse, metano in primis.

Se la Cina paga molto di più gli stoccaggi, i rifornimenti andranno sempre più spesso ad est piuttosto che ad ovest e quello che conta è che ci dovremmo abituare. La transizione ecologica, il passaggio sempre più consistente alle fonti di energia rinnovabile saranno sempre più indispensabili per il nostro continente, e per il nostro Paese, per renderci indipendenti dalle nazioni extra UE che in questo momento hanno il coltello dalla parte del manico.

Transizione che costa, ma è necessaria. Occorre capirlo in fretta e fare affidamento innanzitutto al PNRR per aprire un varco che si trasformi poi una grande highway verso le rinnovabili. Quest’ultime basteranno per garantirci la salvezza e l’indipendenza? Certamente no. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, infatti, punta anche all’efficientamento degli edifici per consumare di meno.

E poi, per concludere, c’è un tema che prima o poi dovremmo affrontare: il nucleare. L’ENEA, presieduta fino a pochi mesi fa dal veronese Federico Testa, sta già testando da tempo la cosiddetta “fusione nucleare”, considerata una delle opzioni utili per garantire una fonte di energia di larga scala, sicura, rispettosa dell’ambiente e praticamente inesauribile.

Non è - attenzione -il nucleare che abbiamo purtroppo conosciuto in passato, che ha provocato disastri e che per effetto di un referendum è stato bandito dai confini nazionali, stiamo parlando di una nuova tecnologia che funziona sul “confinamento magnetico”, di cui magari in futuro parleremo.

Confidiamo sulla scienza, visto che sulla politica qualche dubbio lo abbiamo.

L'Italia vuole essere in prima fila con il suo Centro per la fusione nucleare. I lavori per metterlo in funzione sono stati ufficialmente avviati dall’Enea - l'Agenzia nazionale responsabile tra l'altro anche dell'Italian Battery Alliance - presso il proprio polo di Frascati (nella foto).

Matteo Scolari