Associazioni | 20 novembre 2021

Settimana Veronese. Franchini: «Siamo rimasti aperti h24 per dare risposte alle nostre aziende»

Il vicepresidente di Confartigianato Verona, Giandomenico Franchini, intervenuto ieri alla seconda puntata della Settimana Veronese della Finanza, ha sottolineato il grande impegno profuso dalle associazioni di categoria nella fase più acuta della pandemia e non solo.

Settimana Veronese. Franchini: «Siamo rimasti aperti h24 per dare risposte alle nostre aziende»

Franchini, le imprese hanno voglia di riguadagnare il terreno perduto durante la pandemia. Però sappiamo che ci sono tante incognite di varia natura. Che momento è per le imprese artigiane?

La ripresa c'è. Abbiamo paura che ci siano delle condizioni, che non dipendono dalle imprese e dall'economia, che la rallentino. Però prima vorrei sottolineare l'aspetto positivo e importante che hanno le associazioni di categoria: noi rappresentiamo in Italia, con le nostre realtà, quattro milioni di imprese che hanno meno di 20 dipendenti, che sono il 98 per cento delle imprese attive sul territorio nazionale.

Parliamo di 17 milioni di addetti nelle imprese che hanno meno di 20 dipendenti, per cui stiamo parlando veramente del fulcro e della spina dorsale dell'economia italiana. Nonostante qualcuno si ostini a dire che il vero problema dell'economia italiana è che ci sono troppe piccole imprese. Noi invece diciamo che la fortuna dell'Italia è che ci siano delle piccole imprese che investono e che producono.

E l'importanza di essere rappresentati a tutti i livelli, da quello europeo a quello nazionale fino a quello locale, l’abbiamo potuta vedere in questi due anni quasi di pandemia. Quando tutto va bene, nessuno sente il bisogno di confrontarsi con i corpi intermedi, quando ci sono dei problemi invece... E noi l'abbiamo visto all'interno della nostra associazione, siamo stati subissati di richieste di informazioni di aiuto.

Come Confartigianato Imprese Verona siamo rimasti aperti 24 ore al giorno, anche se c'erano dei dipendenti in Smart Working che lavoravano da casa, e questo, comunque, per dare delle risposte alle nostre imprese. Io mi ricordo quando sono venuti fuori i codici Ateco che c'era una confusione incredibile, non si capiva più nulla, e noi in una notte ci siamo inventati di fare il semaforino: veerde potevi lavorare, rosso non potevi lavorare. Un’idea poi ripresa un po’ in tutta Italia, ma è stata un’intuizione della nostra struttura per dare una mano alle imprese.

D'altro canto le imprese e gli imprenditori ci chiedevano di fare anche delle manifestazioni, di scendere in piazza per portare all’attenzione delle istituzioni la loro sofferenza. E noi siamo riusciti anche a fare una manifestazione online con 400 associati di media che hanno partecipato a un confronto col Comune di Verona. E proprio i comuni sono stati i primi ad essere interpellati, ci hanno dato una mano, hanno abbassato la TARI ed esteso i plateatici ad esempio, cose che in quel momento erano molto importanti. 

La ripresa c'è anche grazie agli ecobonus, fondamentali nel settore artigiano costituito per l'ottanta per cento da imprese di costruzione. Il legislatore dovrebbe vedere questo tipo di interventi non solo come una perdita di denaro, ma come un risparmio di denaro. Se non sbaglio noi ogni anno paghiamo tre miliardi di euro di multe alla Comunità europea perché sforiamo le emissioni di CO,2, se investiamo in efficientamento, probabilmente i soldi che lo Stato mette in questi recuperi energetici si traducono in risparmi.

La ripresa c’è, dicevamo, ma ci sono dei settori che hanno sofferto di più, pensiamo a  quelli collegati al turismo, al trasporto delle persone. Gite non se ne facevano, più le scuole erano chiuse e i turisti non c'erano per cui queste aziende si sono trovate in enorme difficoltà. Il settore della moda ha perso due stagioni e quelle non le recuperi più.

 

Ora l’incognita  c’è dal punto di vista sanitario, ci sono degli allarmi che provengono dal Nord Europa: Germania, Austria, Slovenia che speriamo possano essere contenuti.

Assolutamente perché altrimenti facciamo un passo indietro, e in questo momento non ci vuole. Per chiudere il discorso sulla ripresa, le due incognite principali sono l'aumento delle bollette energetiche e la mancanza di materiale. Nel mio settore, il mi occupo di automazione industriale, non riusciamo da mesi a mandare via un impianto completo perché mancano magari delle piccole componenti che ti impediscono di chiudere una commessa. 

Giandomenico, cosa possiamo aggiungere in conclusione? 

In conclusione mi collego alla criticità che riscontriamo con la mancanza di maestranze adeguate alla richiesta. Noi abbiamo fatto una stima che ci mancano circa il 30 per cento di figure in tal senso. Guardando anche agli attuali dati di natalità, in previsione, nei prossimi dieci anni, avremo un milione di studenti di meno, che vuol dire un milione di figure che potrebbero, anzi che dovranno andare a rinforzare le imprese. Come Confartigianato Imprese noi è da anni che stiamo lavorando anche con le scuole attraverso il Cosp, e con altre con altre iniziative, perché una delle cose che stiamo chiedendo anche a livello governativo è quella di ripensare l'orientamento che fanno i ragazzi, cioè non è possibile andare a dire ai ragazzi dieci giorni prima che finisca la terza media: cosa vuoi fare da grande? Dobbiamo entrare noi come impresa nelle scuole e far vedere cosa vuol dire fare impresa nel 2021. 

Perché magari può essere anche più attratto un ragazzo se va a vedere che fare l'elettricista non è come farlo una volta, ma che oggi si usano PLC, computer piuttosto che altra tecnologia per la domotica.  Questo bisogna spiegarlo ai ragazzi, ma anche alle famiglie. E parlo io che sono un imprenditore ho due figli che hanno fatto esattamente il contrario.


Matteo Scolari