Economia | 19 novembre 2021

Associazioni di categoria, quei fari accesi nelle notti di tempesta

Ospiti ieri alla seconda puntata di Verona Economia, i rappresentanti di alcune delle principali associazioni datoriali hanno sottolineato, giustamente, il ruolo di assoluta importanza che hanno avuto le stesse durante la fase più acuta della pandemia. Ruolo confermato anche in questa fase di ripresa.

Associazioni di categoria, quei fari accesi nelle notti di tempesta

Diciamoci la verità. Più di qualche imprenditore, negli ultimi anni, ha messo in dubbio la valenza e l’utilità delle associazioni di categoria. Un’affiliazione magari protratta nel tempo perché era dovuta, perché era così da generazioni, stipulata dal padre o dal nonno nel caso delle aziende più longeve. Nell’era della digitalizzazione, dove sul web si trova apparentemente tutto ciò che si vuole, dover pagare la quota associativa, per qualcuno, stava diventando quasi un peso.

Questo perché, oltre alla dematerializzazione delle relazioni e a una sempre più difficile opera di convincimento di far partecipare le persone a dei momenti aggregativi, si è creduto di poter far appello alla propria indipendenza, all’idea di essere autonomi, capaci di uscire da soli da situazioni a volte molto complicate.

Pensavamo di aver visto tutto quanto di complicato fosse al mondo, almeno fino al febbraio del 2020. Poi è arrivata la pandemia. In un attimo ci siamo ritrovati scoperti, frastornati, in alcuni casi smarriti. Ma come? Non c’è il web? Non siamo in grado di arrangiarci? Di fare a meno di inutili circolari o indicazioni di merito su situazioni particolari?

Ci siamo accorti che nel mare in tempesta, e nel buio della notte, tra i pochissimi fari ancora accesi c’erano proprio loro, le associazioni di categoria. Rinvigorite dal ruolo di responsabilità di cui sono state investite in quel momento, orgogliose delle attenzioni e di quegli occhi di nuovo luccicanti degli imprenditori che, quasi chiedendo scusa, si sono appellati ancora ai corpi intermedi per individuare risposte che non riuscivano a trovare. Pensiamo, ad esempio ai protocolli sanitari forniti ai propri associati nella frenetica paralisi del governo preso dallo sfornare DPCM.

Per fortuna ci sono state le associazioni e per fortuna ci sono oggi. Perché il mare si è calmato un po’, è vero, ma è pronto ad alzare nuovamente onde di parecchi metri. In questa fase di ripresa loro, quei fari, sono ancora lì, a fianco delle aziende. Sanno di avere forse meno sguardi rispetto a qualche mese fa, ma sono pronte a rimettersi il caschetto in testa in caso di una nuova turbolenza e a lanciare salvagenti.

In fondo, se ci pensiamo, il pagamento di una quota associativa non è nulla in confronto al fatto che si possa contare su qualcuno nel momento dell’estremo bisogno.

Matteo Scolari