Green | 15 novembre 2021

Ordine degli ingegneri di Verona: «Sul fotovoltaico basta scontri»

In vista della legge regionale le parti si confrontano sulla realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra. L’iter legislativo prevede oggi lo stop di pareri e osservazioni

Ordine degli ingegneri di Verona: «Sul fotovoltaico basta scontri»

Produzione agricola ed energetica possono coesistere. Ne sono convinte le realtà che, di recente, si sono incontrate nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, da dove, il 20 settembre scorso, era stata inviata una lettera ai consiglieri regionali per sensibilizzarli sul tema.

Tra i partecipanti al tavolo di confronto, favorito dal consigliere regionale Alberto Bozza, c'è stata Coldiretti, che nelle scorse settimana aveva lanciato una petizione nazionale per la tutela del suolo agricolo e il contrasto al fotovoltaico a terra.

Le incomprensioni tra categorie sembrano ora appianarsi, nell’ottica di agire compatti per dare seguito alla proposta legge regionale sulle norme per la disciplina e la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra.

Si tratta de progetto di legge che ha come primo firmatario il consigliere regionale Roberto Bet e che si pone l’obiettivo di conciliare la transizione energetica con il consumo di suolo.

Ora l’iter legislativo prevede che i vari stakeholder producano osservazioni e pareri entro il 15 novembre. Questo è il motivo dell’incontro chiarificatore tra Ordine Ingegneri Verona, Federazione Ordine Ingegneri Veneto, Coldiretti, Confagricoltura, Legambiente e Italia Solare con l’intento di convergere su una posizione comune.

«Siamo soddisfatti di assistere a un disgelo sul tema - commenta il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, Andrea Falsirollo -. Il dialogo è fondamentale, alla luce del fatto che, per ora, gli impianti realizzati su area agricola sono pochissimi.
Il consumo di suolo del fotovoltaico nella nostra regione è davvero contenuto, con soli 3 impianti sopra i 10 MW realizzati in 12 anni e il più grande non è nemmeno su terreno agricolo. Si tratta quindi di 100 ettari di terreni agricoli a fronte di 217.744 ettari di aree cementificate. Da alcune simulazioni effettuate ne risulta che basterebbe circa il 5% di terreni marginali, abbandonati o da riqualificare per soddisfare gli obiettivi del PNRR.
Tutti gli attori interessati sono convinti che si debbano sfruttare terreni non utilizzati dall’agricoltura. Questo può realmente avvenire se le aree vengono individuate velocemente e chiaramente e se viene identificato un percorso autorizzativo che semplifichi la realizzazione degli impianti».

Bloccare gli impianti a terra risulterebbe insensato e contro ogni logica, non solo di mercato ma anche economica.

«Un’indagine di ISPRA e delle ARPA d’Italia rivela che il 40% del fotovoltaico è a terra e il 60% su coperture e tetti - insiste Falsirollo -. Grazie al confronto diretto con Coldiretti, si condivide anche il punto di vista degli imprenditori agricoli che considerano l’agrivoltaico, a differenza del fotovoltaico a terra, una questione di loro interesse da gestire in modo diretto senza l’intromissione di grande società che hanno scopi diversi dalla coltivazione agricola. Ora è necessario riuscire a fare sintesi esprimendo le osservazioni all’interno dell’iter legislativo previsto dalla legge regionale».