Economia | 12 novembre 2021

PNRR, che opportunità. Ma bisogna studiare

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato al centro del primo incontro della 17^ Settimana Veronese della Finanza. Con gli ospiti in studio e collegati da remoto abbiamo capito ancora di più l’importanza di un piano straordinario e mai visto prima, ma siamo anche consapevoli che dovremmo farci trovare pronti per non farci rimandare, o peggio bocciare, dall’Europa.

PNRR, che opportunità. Ma bisogna studiare

Che il PNRR sia una grande opportunità lo hanno capito anche i sassi. E poco importa che 122,6 miliardi destinati al nostro Paese su 191,5 totali siano a debito, quindi sotto forma di prestito. Questo diventa un problema nella misura in cui non sapremo organizzarci, come ha ripetuto ieri sera su Tele Radio Adige TV Stefano Lappa, membro del board di Gruppo Contec. E noi italiani siamo maestri nella non organizzazione.

Italiani, però, anche popolo di grande cuore, e di grande cinismo quando si tratta di soldi. Parafrasando le parole di un altro ospite di ieri, Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona, «noi non siamo formati come imprenditori appieno per cogliere questa opportunità (offerta dal PNRR), ci stiamo arrivando spinti o trainati da un mercato che ci impone di, però non abbiamo una visione».

Ed è proprio la mancanza di visione che mi spaventa di più. Se viene a mancare lo sguardo al futuro, supportato da una fitta rete di soggetti istituzionali, politici e imprenditoriali, subentra, appunto, la non organizzazione, che nel nostro Paese si può tradurre con spreco, immobilismo e, soprattutto, malaffare.

Per fortuna c’è qualcuno che sta capendo che il Piano nazionale di ripresa e resilienza può avere un impatto concreto e reale sul territorio, ce lo ha confermato l’assessore Francesca Toffali che con l’amministrazione comunale di Verona ha portato a casa i primi trenta milioni per restaurare le Case Azzolini e il Forte di Santa Caterina. Opere minori sindacherà qualcuno, ma la strada è tracciata. Si può fare.

Dobbiamo per una volta farci trovare pronti, organizzati, dobbiamo studiare. Abbiamo pure l’occasione di aggiornarci dal punto di vista tecnologico - come ha ricordato il professore di Ingegneria informatica Franco Fummi - visto che il Piano, nella cosiddetta “Missione 1”, dedicata alla digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, mette sul piatto 40,32 miliardi di euro.

Non abbiamo più scuse, ora o mai più direbbe qualcuno. Abbiamo voglia di farci bocciare per l'ennesima volta? 

 

SCARICA QUI IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

 

 

Matteo Scolari