Imprese | 11 novembre 2021

Marco Favazza: «Con Revelo sono i numeri che guidano verso la scelta migliore»

In occasione del focus digital e innovazione, ai microfoni di Verona Economia, Marco Favazza. E' il founder di Revelo, PMI che si occupa di business intelligence e data driven decision management.

Marco Favazza: «Con Revelo sono i numeri che guidano verso la scelta migliore»

Per rimanere a galla in un mercato saturo, oggi le aziende hanno bisogno di una guida business, di driver di intelligence che pianificano investimenti e stilano bilanci perché per crescere bisogna fare i conti con i numeri.

Di questo e tanto altro si occupa Marco Favazza, founder di Revelo. Nata come startup nel 2014, oggi l’avventura imprenditoriale Made in Verona, è a tutti gli effetti una PMI: offre soluzioni di business intelligence e data driven decision management.

Come nasce Revelo?

Revelo è un’avventura imprenditoriale nata nel 2014 dall’esigenza di dare risposte a imprenditori in difficoltà nel risanare il loro business. Convincimento diffuso è che, gli imprenditori, siamo sempre coscienti della propria realtà. In realtà non è così, sono dediti alla produzione e trascurano i numeri.

Dall’altra parte, sono gli stessi professionisti a creare un gap parlando un linguaggio difficile da comprendere per le aziende.

I dati sono il fattore centrale che mi hanno portato a costruire Revelo: sono uno stimolo costante e una risorsa preziosa. Da qui è iniziato il mio lavoro, prima con collaboratori esterni, poi ha subito una svolta decisiva con l’ingresso in società di mio fratello Paolo. È laureato in astronomia a Padova e ha trasformato le mie idee in un software che parla il linguaggio della fattura elettronica.

Siamo una delle poche realtà a costruire planning e far girare i dati sulla base della fattura elettronica. Questo da la possibilità anche alle micro PMI di adottare soluzioni di business tipiche delle grandi imprese.

A quali realtà e come si applicano le soluzioni di business intelligenze?

Il data Driven Management può essere applicato a numerose imprese: non ci siamo dati limiti ma solo una mission. Supportare micro e medie imprese fornendo loro uno strumento di controllo e pianificazione.

Usiamo i dati per fare planning di acquisti e di magazzino, da qui calcoliamo la giusta redistribuzione di quei costi sui prezzi finiti. Quindi proponendo un modello basato su informazioni certe e sul valore aggiunto dei dati.

Qual è l’attuale situazione del tessuto veneto e veronese? Perché le imprese hanno bisogno di un intervento per prendere decisioni ottimali?

Il mondo è complesso e non basta un foglio di calcolo. Gestire risorse umane, saper fare le giuste scelte di acquisto, in quale business lanciarsi o quali investimenti fare: tutto questo richiede pianificazione e strategia.

Revelo si concentra sul territorio veronese-veneto. Aziende strutturate con centinaia di dipendenti hanno già questa vision, sono già proiettati nel futuro e hanno grandi soddisfazioni. Al contrario, piccole e medie imprese arrancano nel mercato e non riescono a rilanciarsi. L’obiettivo di Revelo è stimolare l’evoluzione di queste imprese.

Quali sono i progetti futuri di Revelo?

Di recente abbiamo vinto due importanti premi e ne sono grato: il primo ci è stato assegnato da Unioncamere in qualità di miglior impresa digitale. Per il secondo ringrazio Assocontroller che ha riconosciuto con un argento la mia visione sul controllo di gestione 4.0.

I progetti futuri sono tanti, il primo è quello di sfatare una convinzione limitante di consulenti e commercialisti: io con loro voglio lavorare e creare un modello di consulenza al fianco delle imprese. Una figura importante ma che da qualche decennio il mercato sta mettendo in ombra.

In questo abbiamo già le prime soddisfazioni con professionisti che ci contattano da varie regioni del nord Italia. La parola d’ordine rimane sempre sviluppo. La nostra nazione ha un vantaggio enorme, la fattura elettronica: possiamo usarla come base per un nuovo modello di business intelligence. Sarebbe l’unico al mondo. Una rivincita su quei Paesi che considerano l’Italia di secondo profilo dal punto di vista dell’innovazione digital.