Enti | 11 novembre 2021

B/Open, Veronafiere: successo per le nuove frontiere del food

Si è chiusa ieri la prima fiera italiana rivolta al b2b dedicata alla certificazione biologica. Nella due giorni, hanno partecipato 60 aziende, buyer da tutto il mondo e si sono tenuti 15 convegni diversi. Sostenibilità e tecnologie agricole innovative, i principali temi discussi.

B/Open, Veronafiere: successo per le nuove frontiere del food

Si conclude con successo B/Open, la prima fiera in Italia b2b, rivolta agli operatori nazionali ed esteri del food certificato biologico. Organizzata da Veronafiere, ha visto la partecipazione di 60 aziende espositrici, 15 convegni e incontri e buyer provenienti da Stati Uniti, Germania, Danimarca, Spagna, Croazia, Slovenia, Russia, Israele. 

Nella giornata di chiusura (10 novembre) si è tenuto il convegno “Pac e biologico: l’impatto sul mercato», organizzato a B/Open e Ccpb, ente di certificazione del settore: «Servono strumenti coerenti per la crescita del biologico e una nuova consapevolezza delle filiere – le parole del relatore Canalidocente di Economia agraria all’Università Cattolica di Piacenza -, per mantenere coerenza di visione e declinare i nuovi orizzonti di sviluppo utilizzando le risorse disponibili, evitando approcci disarticolati e in contraddizione fra loro. Il biologico richiede in questa fase un passaggio epocale da produttori a imprenditori, perché sul mercato non ci si improvvisa più».

Le opportunità di crescita del comparto sono offerte dall’esigenza id affrontare un importante cambiamento da parte delle catene di approvvigionamento e delle istituzioni: «dal Regolamento comunitario 848 del 2018, che entrerà in vigore dal prossimo gennaio e che ci vede preoccupati, perché ad oggi mancano ancora i decreti attuativi, alla riforma della Pac che sarà applicata da gennaio 2023 e dalle strategie europea Farm to Fork e nazionale del Piano nazionale di ripartenza e resilienza, in cui all’interno delle azioni dedicate all’agricoltura sostenibile potrebbero trovare spazio elementi di rafforzamento dell’agricoltura biologica», spiega Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb.
 
Il biologico ha interessanti possibilità di crescita anche in aree dove storicamente si è sviluppata un’agricoltura ad alto valore aggiunto, come la Pianura padana, è convinto il prof. Canali, «a patto che si tenga presente che il settore deve rafforzarsi ancora, rispondendo con una crescita equilibrata delle produzioni al proprio interno, tale da rispondere a consumi crescenti senza dover ricorrere alle importazioni, altrimenti rischieremmo di aprire un fronte sulla competitività delle imprese. Sarebbe opportuno promuovere progetti atti a rafforzare approcci di filiera e territoriali efficaci e di lungo periodo, incentrati su un tessuto imprenditoriale forte»,

Sul piano pratico le opportunità non mancano, anche se «politiche di sviluppo più omogenee rispetto a quelle attuali, dove si assistono ad alcune divergenza fra Regione e Regione, potrebbero assicurare un quadro di crescita più uniforme a livello nazionale - esordisce Riccardo Meo di Ismea -. Dovrà prevedere un ampliamento della superficie coltivata, l’aumento dei volumi di derrate agroalimentari biologiche sui mercati, sostenere l’accesso al cibo biologico per avere una platea più vasta di consumatori, cercando allo stesso tempo di evitare gli effetti negativi sui prezzi derivati da una sorta di democratizzazione del cibo biologico».


 
Dagli eco-schemi previsti dalla riforma della Pac ai futuri «interventi» all’interno del Piano strategico nazionale, che dovrebbero di fatto sostituire le «misure» della precedente programmazione, gli strumenti di interventi dedicati al biologico sono una sessantina. Opportunità e soluzioni per accompagnare una filiera strategica come quella del biologico, dunque, non mancano e spaziano, appunto, dalle politiche settoriali all’Organizzazione comune di mercato, dalle strategie a supporto degli investimenti all’insediamento dei giovani, passando per la cooperazione, la gestione del rischio, la consulenza in agricoltura, il sistema europeo Akis per favorire la formazione e la diffusione della conoscenza e delle competenze.
 
«Contemporaneamente – osserva Fabrizio Piva, ad del Ccpb – dovremo evitare appesantimenti burocratici, che frenano lo sviluppo del bio, ma anche ridurre gli sprechi in campo e lungo la catena di approvvigionamento».
 
Il futuro del biologico, è emerso anche nel convegno su «Le filiere del grano biologico italiano», promosso a B/Open da Cia-Agricoltori Italiani in collaborazione con Bioagricoop, sarà quello di «impegnarsi in filiere multi-prodotto, favorire la diffusione di veri contratti di filiera di durata almeno triennale, definire gli strumenti e le modalità di determinazione del prezzo, programmare le semine e adeguare l’assistenza tecnica, la gestione del rischio, i progetti di ricerca e innovazione, così da realizzare un modello integrato e organizzato del sistema agricolo e alimentare italiano, per una filiera che sia allo stesso tempo finalizzata a migliorare le produzioni, le competenze, la redditività».