Risparmio | 26 ottobre 2021

Mano qualità più quantità: ribasso per la spesa nazionale

Economia delle famiglie ristretta, cresce l'attenzione al portafogli: più prodotti ma di minore qualità nel carrello. A essere colpita è un quarto della spesa agroalimentare. Stangata che preannuncia un ribasso alla vigilia della fine dell'obbligo di provenienza nell'etichetta dei prodotti

Mano qualità più quantità: ribasso per la spesa nazionale

 Ribasso per la qualità della spesa alimentare italiana. Il carrello rischia di diventare anonimo con il ritorno dell’utilizzo di ingredienti di bassa qualità provenienti dall’estero e spacciati per nazionali. Dal latte alla passata di pomodoro, dai formaggi ai salumi fino a riso e pasta, a essere colpita è un quarto della spesa nazionale.

A lanciare l’allarme da Tuttofood è la Coldiretti in occasione dell’incontro “La filiera agroalimentare, un traino per la ripartenza del Paese” promosso alla Fiera di Milano assieme a Filiera Italia, con la presenza, tra gli altri, del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, del Ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, e del Consigliere Delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia.

Temi centrali alla vigilia della scadenza (31 dicembre 2021) del decreto ministeriale che impone l’obbligo di indicare l’origine del prodotto sull’etichetta. A essere colpiti pasta e riso, pomodoro per la passata, latte nelle confezioni uht e nei formaggi, carne di maiale nei salumi. 

«Si tratta di un passo indietro – dichiara Prandini - rispetto a un percorso di trasparenza che nel corso degli anni ha portato benefici ai cittadini consumatori e alle imprese della filiera agroalimentare che hanno puntato sul 100% Made in Italy».

Pertanto Coldiretti supportata da diverse aziende agroalimentari, chiede la proroga del decreto in scadenza che sarebbe in vigore dal 2018.

Sono 1,1 milioni le firme raccolte nell’ambito dell’iniziativa dei cittadini dell’Unione Europea “Eat original! unmask your food” promossa dalla Coldiretti, da Campagna Amica e da altre organizzazioni europee, da Solidarnosc a Fnsea, per l’estensione dell’obbligo di etichettatura con l’indicazione dell’origine su tutti gli alimenti.

Un bisogno di trasparenza che è ulteriormente cresciuto nel tempo della pandemia che ha modificato i consumi alimentari degli italiani, spingendo verso i prodotti locali e certificati.

Il 70% dei cittadini, secondo l’indagine realizzata dall’EngageMinds Hub (Centro di ricerca dell’Università Cattolica), preferisce prodotti locali e il made in Italy è ancora maggiore tra le persone sopraffatte da stati d’ansia e depressivi a causa della pandemia.

Il percorso storico di trasparenza

L’etichettatura di origine obbligatoria dei cibi è una battaglia storica della Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia.

Da allora molti progressi sono stati fatti. Per ultimo è arrivato nel 2021 l’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella e prosciutti, che ha preceduto quello per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore  l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vige l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.