Economia | 20 ottobre 2021

Camera di Commercio di Verona e Consulta della Legalità per difendere l'economia

Conclusa ieri con successo la quarta tappa del percorso formativo promosso dalla Consulta della Legalità della Camera di Commercio di Verona dal titolo “Mafie e Appalti: come difendere l’economia sana?”. Presenti docenti, autorità e imprenditori.

Camera di Commercio di Verona e Consulta della Legalità per difendere l'economia

In archivio anche la quarta tappa del percorso formativo promosso dalla Consulta della Legalità della Camera di Commercio di Verona dal titolo “Mafie e Appalti: come difendere l’economia sana?”.

La Consulta della legalità è un progetto promosso dalla Camera di Commercio di Verona in collaborazione con Avviso Pubblico. Si è formata lo scorso anno alla fine del mese di ottobre e vede la partecipazione di tutte le categorie economiche della provincia di Verona. Ha come obiettivo quello di formare gli imprenditori per prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose sul territorio veronese.

Al seminario di ieri è stato moderato da Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di Avviso Pubblico.

Ad aprire l'appuntamento i saluti del vice segretario generale della Camera di Commercio di Verona Riccardo Borghero. Sono intervenuti anche Pierdanilo Melandro, responsabile Gare e Acquisti – PagoPa S.P.A. e Alberto Vannucci, docente ordinario di Scienza Politica all’Università di Pisa.

«In termini di prevenzione delle infiltrazioni mafiose e corruttive, nel nostro Paese ci si concentra soprattutto sulla fase dell’affidamento dell’appalto, mentre la fase della progettazione è altrettanto importante – ha dichiarato Pierdanilo Melandro, Responsabile Gare e Acquisti – PagoPa S.P.A. in apertura del seminario –. Centrale la fase della programmazione: fare l’analisi dei bisogni, rispondere alle priorità, capire quali sono le reali possibilità di spesa. La moltiplicazione di leggi non ha aiutato sul fronte della prevenzione, ma la riduzione delle stazioni appaltanti, d’altro canto, ha sicuramente agevolato in tema di controlli. Infine, bisogna agire per verificare l’esecuzione dei contratti, non solo sul fronte dei cantieri ma anche in quello dei servizi. Determinante risulta tracciare la filiera dei subcontraenti».

«La corruzione coincide con la cattiva amministrazione, intesa come assunzione di decisioni devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari: è il fondamento su cui si fonda la legge 190 del 2012, principio che non è stato colto appieno – ha aggiunto Alberto Vannucci, Docente ordinario di Scienza Politica all’Università di Pisa durante la sua relazione – Troppo spesso infatti i piani anticorruzione vengono percepiti come un semplice adempimento di un obbligo. Vi sono vari indicatori di stima del livello di rischio corruzione. In tema di appalti il livello di interesse esterno, ovvero la presenza di possibili benefici per i destinatari di un processo decisionale, è uno degli indicatori principali».

«Nel 2016 l’Istat ha fatto un sondaggio enorme, con oltre 40.000 intervistati, sulla natura, presenza e manifestazione dei fenomeni corruttivi che ci permette di capire e di qualificare le aree di maggiore rischio di presenza del fenomeno corruttivo – ha concluso il professor Vannucci – Da questa analisi emerge come la presenza della piccola corruzione interessa in pratica il 13% degli italiani, ovvero il 13% degli intervistati dichiara di conoscere qualcuno a cui è stato richiesto denaro, favori, regali in cambio di beni e/o servizi.  In questo sondaggio emergono due dati interessanti che riguardano questa Regione: in Veneto il settore più a rischio è quello della sanità, in cui questo tipo di esperienza contigua alla corruzione vera è propria ha avuto manifestazioni più frequenti. Un altro indicatore interessante riguarda le persone che hanno assistito nel loro ambiente di lavoro a scambi illeciti. Il Veneto è la seconda regione italiana, dopo la regione Lazio, in cui questo fenomeno è stato osservato più frequentemente».