Imprese | 08 ottobre 2021

Federico Veronesi: «Con Signorvino vogliamo crescere ancora»

Il general manager di Signorvino spiega la filosofia che sta dietro alla catena di negozi specializzata nella commercializzazione di vini in Italia nata nel 2012, oggi presente anche con l’e-commerce. Un’azienda che non si è mai fermata e ha continuato l’espansione anche in tempo di Covid.

Federico Veronesi

Federico Veronesi

Ci vuole coraggio a fare impresa. Ce ne vuole anche ad allargare la propria attività e aprire nuovi punti vendita nel bel mezzo di una pandemia. È quello che è successo a Signorvino, la catena di distribuzione di vini italiani (attraverso negozi fisici e canali web) ideata e fondata da Sandro Veronesi nel 2012.

È il figlio, Federico Veronesi, attuale general manager di Signorvino, a spiegarci come nonostante le difficoltà e un calo di fatturato che è oscillato tra il 25% e il 30% durante i mesi più acuti della pandemia, il Gruppo non si sia mai fermato, aprendo nel 2020 cinque nuovi punti vendita e proseguendo nel 2021, arrivando anche nella Capitale, a Roma.

Dott. Veronesi, innanzitutto una premessa: qual è stato secondo lei, nel 2012 l'elemento di novità introdotto da suo padre, con Signorvino, che ha inaugurato un nuovo modo di concepire la conoscenza e anche l'acquisto dei vini e che nel tempo probabilmente è diventato anche il segreto del vostro successo?

Volevamo colmare un vuoto che secondo noi c'era nel mondo del vino. Essendo specializzati nel mondo del retail, volevamo posizionarci tra l'idea classica dell’enoteca, destinata a persone appassionate ed esperte del settore, e la GDO (grande distribuzione organizzata) dove non c'è la presenza di una assistenza alla vendita e risulta magari un po’ più asettica. Noi volevamo posizionarci in mezzo, dando un servizio dinamico giovane, veloce, e poter, allo stesso tempo, avvicinare la più grande fascia della popolazione, dunque essere fruibili anche nelle nostre location dove abbiamo aperto con un linguaggio altrettanto semplice e giovane.

Penso che l’elemento dirompente sia stato voler fare tutto questo con il concetto proprio di retail, focalizzandoci al cento per cento sui vini italiani, volendo raccontare le storie dei produttori, anche perché abbiamo un rapporto diretto con loro, e parlando alla più ampia fascia di popolazione, proponendo formazione nel mondo del vino.

Ha parlato appunto di catena di negozi, ricordiamo che nel tempo è cresciuta questa rete e oggi conta ben 22 punti vendita diretti con cinque nuove aperture inaugurate nel 2020, anno della pandemia. Al di là della parte strategica, avete voluto dare anche un messaggio di speranza?

È così, perché bisogna sempre guardare oltre ai problemi e a quelle dinamiche che secondo noi potevano essere temporanee. Il nostro un progetto che guarda al lungo periodo e, seppur grande e dolorosa sia stata questa pandemia globale, non abbiamo mai pensato che potesse fermare il nostro percorso, quindi siamo andati convinti di quello che stavamo e stiamo facendo.

Al contempo volevamo dare un segnale forte non solo all’esterno, ma anche soprattutto a chi lavora con noi e ai nostri dipendenti e ai nostri collaboratori, che hanno apprezzato tanto e forse in momenti così difficili abbiamo creato ancora più squadra.

Durante l'anno della pandemia avete inaugurato anche il canale di e-commerce e recentemente anche il lancio di un nuovo format, insomma siete in continua evoluzione.

Non bisogna mai fermarsi. Durante la pandemia era già in programma l'apertura del nostro canale e-commerce, che vuole essere comunque un servizio aggiuntivo per i nostri clienti. Ripetiamo anche online le offerte che abbiamo nei negozi e applichiamo anche sul web il programma di loyalty.

Durante la pandemia l’e-commerce ci ha aiutato, anche perché era uno dei pochi modi per poter acquistare il vino. Quello a cui puntiamo è una continua innovazione per andare sempre di più incontro alle esigenze del cliente, sia in termini di prodotto, sia nella modalità di fruizione e consumo del vino.

Com'è cambiata la fruizione da parte del pubblico negli ultimi tempi? Immaginiamo che riusciate a tracciare dei trend analizzando i vostri dati.

Monitorando gli acquisti dei nostri clienti e guardando i consumi, utilizzando la profilazione, riusciamo ad avere un'immagine di massima di quello che sta succedendo. In generale il consumo tende ad essere più sbilanciato verso i rossi, che sono focalizzati prevalentemente nelle regioni di Veneto, Piemonte e Toscana anche se negli ultimi anni grande spazio è stato dato alla Puglia, ad esempio col Primitivo, e piacciono molto questi vini rossi corposi, con un certo carattere.

Chiaramente poi durante le festività, verso dicembre, vanno le bollicine, soprattutto i metodi classici, e durante l'anno è il Prosecco quello che fa da padrona. Ci sono poi tanti i trend che sono in crescita e che si inseriscono, ad esempio, nel mondo del biologico.

C'è da registrare anche una ripartenza del turismo, anche a Verona, per cui aumenta il consumo di vini: ci sono eventi, manifestazioni, fiere per cui si ritorna fare numeri interessanti. In conclusione, come immagina Signorvino nei prossimi dieci anni?

Signorvino è in continua espansione, io fra dieci anni me lo vedo sicuramente come un punto di riferimento per l'acquisto di vini in Italia, ma anche come ambasciatore del vino italiano all'estero. A tal proposito stiamo riprenderemo le varie trattative che avevamo lasciato in sospeso a causa del Covid e sono ricominciati vari viaggi per aprire al di fuori dei confini nazionali dove pensiamo che il nostro format possa veramente esprimere il valore aggiunto tutto italiano.

Matteo Scolari