Associazioni | 08 ottobre 2021

A Verona il vino è spettacolo e convivialità

Parte oggi la settima edizione di Hostaria Verona. Ai nostri microfoni il presidente Alessandro Medici racconta la storia e i cambiamenti di uno degli eventi di punta del calendario scaligero

A Verona il vino è spettacolo e convivialità

Verona. Dove il vino diventa spettacolo”. È il nuovo slogan di Hostaria 2021, il weekend dedicato al vino e alla convivialità che ha come teatro il centro storico scaligero. Circa 350 le aziende presenti e una special guest culinaria: la chef stellata Cristina Bowerman incontrerà il pubblico sabato pomeriggio presso la Loggia Vecchia di Piazza dei Signori.

In occasione dell’apertura di Hostaria 2021, abbiamo intervistato il presidente Alessandro Medici. Ci ha raccontato la storia della manifestazione, la collaborazione con le aziende per questa settima edizione e i cambiamenti nel corso degli anni oltre ai trend di mercato e i progetti futuri.

 

Che cos’è e come nasce Hostaria?

È il grande festival del vino nato nel 2014 dall’idea di tre amici che seguono ancora l’evento dietro le quinte. L’intenzione è quella di dare forma a un nuovo progetto, inedito nel suo genere, ma che avesse alla base gli asset economici di Verona. L’enogastronomia viene spogliata degli orpelli e veste gli abiti della convivialità, della condivisione tra amici e famiglie scendendo nelle piazze. Già il nome Hostaria evoca ospitalità ed evoca un’epoca passata in cui Verona era ricca di osterie essendo una roccaforte militare e un luogo di scambio commerciale. Quindi, insieme ai viticoltori e alle numerose aziende vogliamo raccontare storie di vita bevendo un bicchiere di vino.

 

Come si svolgerà l’edizione 2021?

Lo scorso anno siamo stata l’unica manifestazione legata al vino nel contesto veronese a causa delle restrizioni. Quest’anno, per la settima edizione, abbiamo allestito un programma più fitto e ricco: tanti ospiti e nuovi partner prestando sempre attenzione alla sicurezza e ai presidi sanitari.

 

Com’è cambiata Hostaria in questi anni?

È partita come una scommessa ma negli ultimi anni siamo diventati una manifestazione di riferimento per il territorio, riconosciuta e apprezzata: le presenze lo confermano. Lo slogan iniziale era “La cultura del vino torna a essere popolare” per sottolineare una necessità di abbassare un livello enogastronomico troppo alto per essere apprezzato e fruito da tutti, stava diventando un settore elitario. Io sono convinto invece che tutti debbano assaggiare un buon bicchiere, chiacchierando e passeggiando per le bellezze della città. Una cantina, al di là del nome, deve mettersi in gioco in piazza e confrontarsi con i gusti che cambiano.

Hostaria è cambiata nel corso degli anni e, nell’ultimo biennio, stiamo investendo sulla comunicazione e la digitalizzazione. Hostaria non è solo mescita, è anche un progetto di storytelling in cui l’ospite può parlare direttamente con il produttore di vino e ascoltare la sua storia, quella della cantina e del prodotto. L’espositore e il pubblico, così come il mercato, hanno subito modificazioni nel corso degli anni soprattutto in virtù del cambio generazionale delle cantine in cui le nuove generazioni iniziano a sperimentare e a osare con prodotti innovativi.

 

Quali sono i progetti futuri di Hostaria?

Ricordo un piccolo aneddoto: nel 2014, quando abbiamo iniziato a progettare Hostaria, abbiamo chiesto una data per fissare l’evento. Ci è stato dato, tra i tanti appuntamenti della città, il mese di ottobre. Abbiamo deciso così di costruire una vera e propria storia intorno a Hostaria rievocando una tradizione antica ma andata perduta negli anni Trenta: la fine della raccolta con la benedizione delle uve nei mesi di ottobre. Siamo partiti da qui per costruire una storia fatta di cultura, passione e fatta di Verona.

Erika Funari