Lavoro | 06 ottobre 2021

Salario minimo: il problema sono i sindacati "fantasma"

Il Italia, con il TFR, il salario minimo è già 9euro all'ora. Molti lavoratori, però, firmano contratti pirata con sigle sindacali inesistenti: secondo le analisi della CGIA di Mestre sarebbero il 40%

Salario minimo: il problema sono i sindacati "fantasma"

La CGIA di Mestre ha pubblicato un nuovo e approfondito studio sul salario minimo lordo.

Conteggiando la liquidazione (o TFR), istituto che tra i grandi paesi d’Europa è presente solo in Italia, nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) sottoscritti dalle principali associazioni datoriali e sindacali, la retribuzione oraria è già oggi superiore ai 9 euro lordi. Cifra che sarebbe il minimo di legge. Rientrano in questo margine tariffario anche le categorie dell’artigianato che, tradizionalmente, è il comparto che conta i livelli retributivi d’ingresso più bassi tra tutti i settori economici del Paese.

Tuttavia, in Italia, secondo le analisi CGIA, molti lavoratori presentano livelli retributivi bassi.

Nelle aziende vengono applicati CCNL firmati da associazioni imprenditoriali e da sigle sindacali non rappresentative che, grazie al vuoto normativo sulla rappresentanza sindacale presente nel nostro paese, possono praticare dumping sociale ed economico.

In altre parole, dei 985 contratti di lavoro presenti in Italia, il 40% circa è sottoscritto da sigle “fantasma” che non rappresentano nessuno, ma diventano il refugium peccatorum per molti imprenditori spregiudicati che riescono ad “aggirare” i CCNL sottoscritti dalle sigle sindacali più rappresentative. 

Una pratica sempre più diffusa che consente a tanti titolari d’azienda di applicare contratti “pirata”, spesso senza riconoscere nessuna voce aggiuntiva alla retribuzione, riducendo ai minimi termini l’indennità di malattia, il monte ore permessi e l’accesso alla formazione professionale.

In un Paese democratico la libertà sindacale è un diritto inviolabile, tuttavia ciò non vuol dire che si debbano riconoscere a livello nazionale contratti di lavoro firmati da organizzazioni imprenditoriali e sigle sindacali “fantasma” che non rappresentano nessuno, se non chi li ha sottoscritti.

Questa frammentazione contrattuale sta provocando un grave danno per le associazioni datoriali serie e per i diritti dei lavoratori. Pertanto, per bloccare l’applicazione  di contratti di lavoro “anomali” con retribuzioni minime orarie inaccettabili,  secondo la CGIA sarebbe necessario approvare una legge sulla rappresentanza sindacale.

Una richiesta che in Parlamento giace da molti decenni. Se, aiutate dalle parti sociali, le forze politiche riuscissero a fare sintesi e approvare una norma sulla rappresentatività, sparirebbero quegli accordi collettivi che anziché tutelare i lavoratori dipendenti, “premiano” imprenditori a dir poco “sfrontati”.

Chi ritiene sia necessario introdurre per legge il salario minimo non tiene conto anche dell’effetto trascinamento che questa misura comporterebbe. Se, infatti, si ritoccasse all’insù la retribuzione prevista dai CCNL per i livelli più bassi, portandola a 9 euro lordi, la medesima operazione dovrebbe essere effettuata anche per gli inquadramenti immediatamente superiori, secondo le previsioni della CGIA di Mestre. Diversamente, molti lavoratori si vedrebbero ridurre o addirittura azzerare il differenziale salariale con i colleghi assunti con livelli inferiori, pur svolgendo mansioni superiori a questi ultimi.