Economia | 06 ottobre 2021

Scontro sul Prosek croato, Sartori in difesa del prosecco

Prosegue la disputa sulla denominazione del Prosek croato che metterebbe a repentaglio il mercato del Prosecco Made in Italy. Il Senato è al lavoro mentre le principali aziende vitivinicole si schierano in difesa dell'eccellenza nostrana: tra questi, il presidente della Casa vinicola Sartori

Scontro sul Prosek croato, Sartori in difesa del prosecco

Prosegue la querelle tra Prosecco e Prosek con l’UE che sembra voler proteggere la denominazione del vino croato. L’Italia, Veneto in primis, non ci sta e anche il governatore Zaia si schiera contro «L’Europa sta facendo nei nostri confronti una cosa vergognosa. Questo Prosek non dovrebbe essere nemmeno oggetto di valutazione. Dobbiamo essere uniti e fare squadra con ogni mezzo legittimo per bloccarlo», è stato il commento del presidente.

Il prodotto Made in Italy rimane sotto attacco se non fosse per quella che si preannuncia una buona annata e per la ripresa del mercato nazionale ed estero.

La vicenda è ancora lontana dal trovare una soluzione e desta non poche preoccupazione per gli addetti del settore, tra questi Andrea Sartori, presidente della Casa vinicola Sartori: «Le perplessità provenienti dalle Istituzioni in Senato in merito al caso Prosek sono le stesse che da tempo tengono in ansia le filiere produttive di riferimento».  

Il commento del presidente Sartori arriva dopo l’audizione avvenuta in Senato presso la Commissione Agricoltura sul caso Prosek: «Come produttori italiani e a maggior ragione come enti territoriali sui quali nasce, si coltiva e si produce il Prosecco, siamo in grande allarme. Se venisse approvata la proposta avanzata dalla Croazia e ammessa in discussione dalla Commissione europea riguardante il riconoscimento dell'indicazione geografica di origine protetta del vino Prosek, per l'Italia e per l'intera filiera vitivinicola sarebbe un danno non solo economico e d'immagine, ma aprirebbe la strada al fenomeno dell'Italian sounding con ripercussioni sfavorevoli per le eccellenze ‘made in Italy’».

«Il Governo e le Regioni – conclude Sartori – oltre a tutelare la filiera devono salvaguardare il consumatore e il suo diritto di sapere con precisione l'origine del prodotto che acquista. Dal 2019 il Prosecco è patrimonio dell’Unesco e merita di essere difeso da politiche di falsificazione così palesi come la richiesta di denominazione del vino Prosek».