Green | 29 settembre 2021

Va introdotto il termine "agrivoltaico": sostenibilità e agricoltura

Confagricoltura Veneto Giovani, Italia Solare, Legambiente Veneto, Ordine degli Ingegneri del Veneto e di Verona, hanno inviato una lettera alla Regione per implementare il progetto di legge n41. Richiesta l'introduzione del termine "agrivoltaico" come specifica della produzione agricola ed energetica

Va introdotto il termine "agrivoltaico": sostenibilità e agricoltura

Confagricoltura Veneto Giovani, Italia Solare, Legambiente Veneto, FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto e dell’Ordine Ingegneri di Verona e Provincia, hanno inviato una lettera ai consiglieri regionali del Veneto. Chiedono di mettere a regime l’istallazione al suolo di impianti fotovoltaici e di inserire la definizione di “agrivoltaico” come specifica che delinea la compresenza della produzione agricola ed energetica.

La richiesta ha come obiettivo implementare il progetto di legge regionale n. 41 ed è utile a dimostrare che il fotovoltaico non è alternativo all’attività agricola.

«Questa iniziativa legislativa, che ha il pregio di aver fatto emergere i difetti delle normative vigenti sugli usi del suolo, è stata purtroppo accompagnata da una campagna mediatica contro il “fotovoltaico” che oltre a sollevare i legittimi dubbi di una parte dei promotori, rischia di alimentare una inaccettabile contrapposizione tra suolo e sviluppo delle energie rinnovabili - scrivono i promotori -. Siamo d’accordo che tetti, terreni dismessi e cave inutilizzate debbano essere i primi adibiti alla realizzazione degli impianti ma gli obiettivi per l'ambiente ci impongono di non poter escludere a priori l’utilizzo di terreni agricoli. Ne va della sopravvivenza dell’ecosistema. Tuttavia se vogliamo raggiungere gli obiettivi e utilizzare in primis terreni e cave dismesse dobbiamo individuare dei percorsi autorizzativi semplificati e declinarli nella norma regionale in discussione, altrimenti si rischia di allontanare possibili investimenti, a danno di tutti».

 

Nel corso della conferenza stampa odierna il presidente dell’Ordine di Verona e delegato FOIV Andrea Falsirollo ha sottolineato la necessità di «Coniugare il fabbisogno di energia green sulla base del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima 2030 della Regione, utile non solo a limitare gli aumenti del costo dell’energia che stiamo subendo in questo periodo ma anche alla salvaguardia dell’ambiente. Abbiamo un obiettivo, fissato come regione: entro il 2030 la fonte fotovoltaica da sola dovrà arrivare a soppiantare almeno il 60% dell’attuale generazione da fonti termiche fossili. Per farlo si possono sfruttare anche i tanti terreni abbandonati, ma sarà possibile solo se gli iter autorizzativi saranno semplificati. È necessario e urgente investire sull’agrivoltaico e su una seria definizione delle zone in cui poter sviluppare le energie rinnovabili».

Un impegno in merito a un cambiamento energetico decisivo nel rispetto dell’ambiente e delle sue risorse: «Serve una solarizzazione diffusa e ampia che privilegi le coperture di edifici o di infrastrutture -Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto-, ma che allo stesso tempo indirizzi gli interventi su suolo verso l'agrivoltaico, tipologia di impianti sollevati dal suolo e distanti tra loro che garantiscono la permeabilità e l'insolazione dei terreni in continuità e non in competizione con le coltivazioni agricole. Per questo chiediamo ai consiglieri di rovesciare l'approccio del progetto di legge regionale 41 e trasformarlo da blocco e divieto tout-court per il fotovoltaico a norma per lo sviluppo della produzione di energia rinnovabile».

Piergiovanni Ferrarese, Presidente Confagricoltura Veneto Giovani, motiva la sottoscrizione a tale lettera di richiesta con degli esempi pratici: «Gli impianti potrebbero essere installati in terreni marginali, difficilmente coltivabili oggi, o sui frutteti in aree non vincolate in sostituzione alle reti antigrandine. Ancora potrebbero integrarsi con le molte serre in cui vengono coltivati ortaggi, ma pensiamo anche agli allevamenti a terra di galline ovaiole o per il riparo di bovini da latte o carne negli spazi aperti; tutte soluzioni assolutamente percorribili senza arrecare alcun tipo di danno».

Infine, Emiliano Pizzini, vice presidente Associazione Italia Solare, ha aggiunto: «Il Progetto di legge presentato in Consiglio Regionale rappresenta di fatto una moratoria degli impianti fotovoltaici a terra. Lo spauracchio del tutto antiscientifico di “coprire” ampie aree si scontra coi numeri: in Veneto tra il 2010 e il 2016 si sono persi quasi 30.000 ettari di superficie agraria utile (SAU) e non certo quale conseguenza di installazioni di impianti fotovoltaici. Gli impianti a terra in Veneto, così come nel resto del paese, potrebbero essere realizzati sfruttando solo lo 0.9% delle superfici agricole abbandonate. L’agrivoltaico può invece consentire il contemporaneo uso del suolo sia ai fini energetici che agricoli: il progetto di legge introduce dapprima una definizione ragionevole di agrivoltaico, ma poi obbliga a detenere terreni pari a 20 volte la superficie dell’impianto. Una scelta incomprensibile, soprattutto in un momento in cui si moltiplicano gli eventi climatici estremi che danneggiano l’agricoltura, il paesaggio e in ultimo tutto l’ecosistema».