Imprese | 24 settembre 2021

Peretti (Pietra della Lessinia): «Stiamo lavorando per la tutela del territorio»

Ospite a Verona Economia il vicepresidente del Consorzio Tutela Pietra della Lessinia, Sandro Peretti, il quale sottolinea come da tempo le aziende associate si impegnino a valorizzare il prodotto della pietra naturale, delle persone che la lavorano e il territorio in cui operano.

Peretti (Pietra della Lessinia): «Stiamo lavorando per la tutela del territorio»

Una tradizione millenaria quella della lavorazione e ancor prima dell’estrazione della pietra naturale in Lessinia. Un’attività che ha contribuito a generare anche nei secoli, fino ai giorni nostri, un’economia per le famiglie che abitano le zone montane e che sono le prime ad essere custodi del proprio territorio.

Ospite alla trasmissione Verona Economia, proprio per ribadire questa filosofia, è stato Sandro Peretti, vicepresidente del Consorzio di Tutela Pietra della Lessinia, il quale ha sottolineato da subito l’aggiunta, avvenuta nel 2015, della parola “tutela” nel nome del Consorzio.

«Non è un’aggiunta casuale. – spiega Peretti - Si è ritenuto opportuno cambiare il nome per dichiarare una volontà di tutelare un prodotto, ma anche un territorio. Una scelta in prospettiva che punta dritto verso una direzione sostenibile, verso un’economia circolare».

«Il nostro materiale, la pietra, viene estratto e trasformato nel raggio di una ventina di chilometri, abbiamo un impatto quasi nullo sul territorio perché trasformiamo tutto in zona. – prosegue il vicepresidente – L’obiettivo del Consorzio, che conta ad oggi 24 aziende, è quello di tentare di mantenere il minimo impatto dando il massimo beneficio nella trasformazione, per poter trattenere nella nostra zona, in montagna, il più a lungo possibile le persone che vivono qui e che portano avanti il saper fare tipico della Lessinia. Non a caso nei tre comuni di riferimento per la lavorazione della pietra, Sant’Anna d’Alfaedo, Fumane e Negrar di Valpolicella, questo settore rappresenta una delle economie portanti».

Una delle questioni annose e irrisolte e quella dell’impatto visivo che hanno le cave a cielo aperto, anche per questo i cavatori sono stati oggetto di pesanti critiche, spesso sul web e sui social.

«È vero, siamo stati criticati per gli sbancamenti, ma dobbiamo anche dire che abbiamo restituito tanto al territorio in cui viviamo e lavoriamo, in termini di ripristini e di opere utili alla comunità. – conclude Peretti – Da anni ci stiamo impegnando come Consorzio per sensibilizzare le istituzioni per far capire loro che il nostro materiale di scarto, il cosiddetto fine lavorazione, non è (come invece è attualmente previsto dalla normativa, ndr) un rifiuto speciale, bensì si tratta di pietra e potrebbe essere tranquillamente utilizzato per il ripristino della cava. Mi sembra che la politica sia sensibile su questo punto e insisteremo per arrivare ad ottenere questo riconoscimento che chiuderebbe il cerchio della sostenibilità, ambientale ed economica.