Economia | 22 settembre 2021

Bonus Facciate, CNA Veneto: «Occorre prorogarlo»

Grimaldi, Presidente CNA Restauratori Veneto: «Il Bonus Facciate è il più utilizzato nei centri storici; non prorogarlo significa dare l’ennesimo colpo a un sistema di imprese già in crisi, che stenta a ripartire».

Bonus Facciate, CNA Veneto: «Occorre prorogarlo»

Grande risposta da parte delle imprese del comparto casa ai numerosi e vantaggiosi Bonus che si sono dimostrati fondamentali per il mercato della ripartenza.

 

Il più utilizzato è il Bonus 90%, meglio noto come Bonus Facciate, che nei mesi estivi in particolare ha risposto molto positivamente. È infatti pressoché l’unico a essere utilizzato nei centri storici – nella città di Venezia in primis, ma anche in tutti i centri storici delle città d’arte del Veneto ­– in quanto può essere impiegato anche per il rifacimento di facciate sottoposte a vincolo, restituendo non solo l’aspetto estetico e storico-monumentale, ma anche il consolidamento in piena sicurezza per edifici antichissimi e particolarmente delicati.

 

«Tuttavia questo Bonus, così prezioso in tutti i sensi, andrà a scadere con la fine del 2021. Le conseguenze potrebbero essere molto gravi: in primis il mercato certamente sospenderà le richieste e le imprese, che in questi mesi hanno dovuto assumere manodopera artigiana specializzata, si troveranno con assunzioni in esubero e conseguenti futuri licenziamenti. Il reddito presenterà problematiche fiscali nell’anno a seguire con forte contraccolpo sul fatturato. E ancora, la richiesta di lavoro concentrata di fatto negli ultimi cinque mesi ha fatto lievitare in modo esponenziali i materiali e le forniture. In ultima, le scadenze contrattuali rischiano di far accelerare il lavoro a scapito della sicurezza», questo il commento di CNA Veneto.

 

«Queste sono alcune delle inevitabili conseguenze alla interruzione del Bonus Facciate – commenta Francesco Grimaldi Presidente CNA Restauratori Veneto –. Per questo riteniamo vitale, come CNA Veneto, presentare con urgenza una richiesta di proroga agli enti competenti. Ricordiamo che una pianificazione lavorativa debba avere almeno di tre anni di avviamento per poi diventare, con accorgimenti di fattibilità, uno strumento permanente. Viceversa rischiamo che questo stop possa dare l’ennesimo colpo ad un sistema già in crisi che sta tentando di ripartire.»