Economia | 21 settembre 2021

Allarme cimice: è guerra aperta, Verona la provincia più colpita

Oltre 7mila uova di cimice sono state abbattute ma siamo ancora lontani dalla disinfestazione: al via una nuova pianificazione strategica. Nel veronese sterminato solo il 7%

Allarme cimice: è guerra aperta, Verona la provincia più colpita

Oltre 7.000 uova di cimice asiatica sono state divorate in Veneto dagli insetti antagonisti nel 2019 e nel 2020 nei 35 siti di campionamento selezionati dal centro Dafnae dell’Università di Padova.

Un risultato incoraggiante ma che non basta per combattere l’insetto alieno. Bisognerà sempre di più mettere in campo un’azione integrata tra reti, sistemi di cattura massale e trattamenti fitosanitaria per avere effetti contenitivi, che riducano la presenza dell’insetto mitigandone l’azione distruttiva.

È la sintesi emersa dal convegno “Cimice asiatica: un flagello per l’agricoltura veronese”, promosso da Cia Verona, nel quale sono stati presentati le sperimentazioni e i risultati condotti dall’Università di Modena e dall’Università di Padova, che stanno collaborando con le rispettive Regioni ai piani di difesa dalla terribile Halyomorpha Halis.

Alberto Pozzobon, ricercatore dell’Università di Padova, ha fatto il punto sia sul programma di lotta biologica alla cimice, sia sulle altre attività di ricerca e prevenzione. Per quanto riguarda gli insetti antagonisti, le 35.000 vespe samurai allevate e rilasciate in 106 siti del Veneto sono sopravvissute, si sono riprodotte e hanno cominciato a parassitizzare le uova di cimice. Le migliori performance, però sono giunte dalla diffusione di un parassitoide, il Trissolcus mitsukurii, presente da anni sul nostro territorio anche se scoperto recentemente nella zona di Cittadella, che si sta diffondendo velocemente.

 

I risultati migliori sono stati ottenuti sul territorio padovano con il 52% di uova parassitizzate nel 2019 nei siti sotto osservazione contro il 32% di Vicenza, il 27% di Treviso e il 7% di Verona.

La provincia scaligera ha, invece, ottenuto buoni risultati con la cattura massale, vale a dire le trappole che attirano gli insetti con il feromone. «Nell’ultima settimana si è registrato un forte aumento della cattura di giovani e adulti – ha chiarito Alberto Pozzobon – e in particolare nell’area del Sud-Est Veronese che va dal territorio di Belfiore e Zevio e arriva a Palù. Su alcune colture, come le mele Golden Delicious e Granny Smith, i kiwi e la soia, si registra un’infestazione elevata. Nella zona del lago, invece, la pressione è più bassa. Il territorio veronese risulta, in generale, più infestato rispetto alle altre province. Il sistema delle trappole può offrire interessanti prospettive per il futuro, soprattutto se combinato con altri sistemi come le reti monofila e monoblocco e i prodotti fitosanitari, dove abbiamo ottenuto risultati efficaci nelle combinazioni a base di piretroidi».

Lara Maistrello, ricercatrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha rimarcato come i cambiamenti climatici stiano portando a una maggiore longevità della cimice, il cui ciclo biologico è arrivato a due generazioni all’anno: il caldo umido, come quello di luglio e agosto, è stato per loro ideale sia per diffondersi che per colpire.

Agricoltori Italiani Verona e Laura Ferrin, presidente dei pensionati di Cia, hanno chiesto indennizzi per le aziende agricole pari al cento per cento e che si apra un tavolo di coordinamento dei ricercatori supportato da risorse adeguate: «Quest’anno le nostre produzioni ortofrutticole sono state pesantemente colpite prima dalle gelate, poi dall’attacco molto aggressivo delle cimici asiatiche. Soprattutto le colture estive e autunnali hanno subito danni molto pesanti, con drastici ridimensionamenti della produzione. Bisogna quanto prima mettere in sicurezza un settore di eccellenza che per l’economia rappresenta un valore irrinunciabile. Perciò auspichiamo una maggiore attenzione da parte delle istituzioni».