Economia | 16 settembre 2021

Automotive Dealer Day: il futuro dell'auto è passato da Verona

Si è chiusa oggi la 19esima edizione dedicata al mondo dell'auto e dei dealer organizzata a Veronafiere. Sostenibilità e rilancio del settore i temi trattati. Presente oltre il 50% delle concessionarie italiane e 14 case automobilistiche

Automotive Dealer Day: il futuro dell'auto è passato da Verona

Si è appena conclusa la settimana veronese dedicata ai motori in occasione dell’Automotive Dealer Day, l’evento organizzato da Veronafiere. Una tre giorni (14, 15 e 16 settembre) dedicata a concessionari, case costruttrici e aziende della filiera.

Un’occasione di confronto in un contesto indipendente per aprire la mente a nuove sfide e opportunità e diventare gli esploratori di un business in continua evoluzione.

Le maggiori aziende del settore si sono riunite con l’obiettivo di condividere, pianificare strategie e risorse per il rilancio del comparto.

«Automotive Dealer Day è tornato, con forza, a riprova della voglia e del bisogno del comparto di incontrarsi, per fare business e per leggere i cambiamenti del settore – ha commentato Tommaso Bortolomiol, amministratore delegato di Quintegia –. Registriamo con soddisfazione la risposta degli operatori che, nonostante la congiuntura, hanno dimostrato di aspettare ADD anche come un momento di confronto, approfondimento e networking. Questo riflette lo spirito e la mission che, da 19 edizioni, caratterizza questo evento, frutto di un lavoro di coordinamento tematico-scientifico che fa dei contenuti il suo punto focale. L’appuntamento con l’edizione 2022, la 20^, è per i prossimi 17,18 e 19 maggio».

Con oltre il 50% delle concessionarie nazionali, 14 case automobilistiche, 6 associazioni di categoria ha ospitato quasi 50 workshop e approfondimenti.

Tra i temi presi in esame, la nuova frontiera del mercato dell’auto: l’ibrido e il full electric. La sostenibilità sarebbe la chiave per una sinergia tra comparto automobilistico, cittadini e famiglie nel rispetto del pianeta in un’ottica di salvaguardia delle risorse.

Ampio spazio dedicato anche ai sondaggi con le analisi e gli studi targati Quintegia: per la 19esima edizione dell’Automotive Dealer Day sono stati presentati i risultati del DealerSTAT, l’indagine volta a raccogliere il grado di soddisfazione dei dealer verso i costruttori in Italia.

Riscontro positivo anche per l’annuale Quintegia Customer Study con tutti gli insight sull’evoluzione di percezioni e trend da parte dei consumatori e Reset, il più recente progetto realizzato in collaborazione con Findomestic Banca per sensibilizzare e valorizzare il ruolo dei concessionari sul tema della sostenibilità.

Secondo i dati raccolti, Il 53% dei top dealer italiani (oltre 150 milioni di fatturato) boccia l’ipotesi di un futuro da agenti e non più da concessionari delle case automobilistiche.

Sul piano del fatturato, secondo le stime Quintegia, i 50 principali dealer italiani di auto (il settore ne conta circa 950) rappresentano poco meno del 30% del mercato con una media di 800mila di pezzi nuovi e usati venduti nel 2019 e un fatturato di circa 17 miliardi di euro, in crescita dell’80% nel decennio pre-covid.

Sul tavolo, l’ipotesi di un cambiamento epocale del settore a partire dal 2023, quando per effetto delle nuove regole europee a tutela della concorrenza (nuova Ber), Stellantis ha già annunciato la disdetta di tutti i contratti con concessionari e officine autorizzate, con l’obiettivo di fondare una nuova rete distributiva plurimarca. Un recepimento della normativa da parte del Gruppo Fca e Psa a cui, a detta degli analisti, faranno probabilmente seguito altri brand, in un contesto profonda ristrutturazione della figura del concessionario.

Scettico il presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino: «Il contratto di agenzia svilisce il ruolo di concessionario dei distributori. Federauto non è certo favorevole a questa soluzione, vediamo cosa dirà il regolamento definitivo».

Diverso, secondo l’indagine, il sentiment dei piccoli dealer, con il fronte del ‘sì’ al 64%, ma con diversi distinguo. Nel complesso, solo il 24% dei rispondenti ritiene infatti che quella di agente possa essere una formula adatta a qualsiasi marchio, mentre il 16% sostiene che il nuovo formato possa essere adottato solo per alcuni marchi rappresentati ed eventualmente per altri da aggiungere. Il 20% lo giudica infine adatto solo per marchi in aggiunta al portafoglio.