Economia | 10 settembre 2021

UE: sentenza storica per la protezione del Made in Italy

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha detto no alle etichette che richiamano origine e provenienza di prosecco e champagne: parole, colori, località e richiami grafici possono trarre in inganno il consumatore che crede di acquistare prodotti italiani, in realtà non lo sono

UE: sentenza storica per la protezione del Made in Italy

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ufficialmente detto no alle etichette che richiamano origine e provenienza di prosecco e champagne ma che non hanno nulla in comune con le produzioni, risultano quindi ingannevoli.

Una sentenza storica per l’Italia che è leader europeo nelle denominazioni di origine con 316 Dop, Igp e Stg che sviluppano un valore della produzione di 16,9miliardi di euro e un export da 9,5miliardi di euro con il contributo di oltre 180mila operatori.

Parole, colori, località e richiami grafici possono trarre in inganno il consumatore che crede di acquistare prodotti nazionali, in realtà non lo sono.

Il caso è nato dal ricorso del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (CIVC), organismo per la tutela degli interessi dei produttori di champagne, contro una catena di bar spagnoli che usa il nome “Champanillo” (che in lingua spagnola significa «piccolo champagne») per promuovere i locali, con un supporto grafico raffigurante due coppe riempite di una bevanda spumante.

La diatriba è finita dalla magistratura iberica fino alla Corte di giustizia europea chiamata a chiarire se secondo il diritto dell’Unione in materia di protezione dei prodotti Dop è possibile usare un termine nel commercio per designare non già prodotti ma servizi.

I giudici Ue hanno così ricordato che il regolamento comunitario protegge le Dop (Denominazioni di origine protetta) da condotte relative sia a prodotti che a servizi, e il criterio per accertare la presenza è quello di accertare se il consumatore, in presenza di una denominazione controversa come lo Champanillo, sia indotto ad avere in mente, come immagine di riferimento, proprio la merce protetta dalla Dop (nel caso lo champagne).

E, secondo la Corte, non è necessario che il prodotto protetto dalla denominazione e il prodotto o il servizio contestati siano identici o simili, poiché l’esistenza del nesso tra il falso e l’autentico può derivare anche dall’affinità fonetica e visiva.

Dunque se è illegittimo usare un nome o un segno che evocano, anche storpiandolo, un prodotto a denominazione di origine, la sentenza della Corte può essere applicata anche alle tante imitazioni di Dop italiane a partire dal vino Prosecco, vittima negli ultimi anni di un fiorente mercato del tarocco realizzate proprio richiamandone il nome per assonanza. I principali nomi denunciati da Coldiretti sono: Meer-secco, Kressecco, Semisecco, Consecco, Whitesecco, Crisecco.