Associazioni | 03 settembre 2021

I Ristoratori veneti dicono 'No' al vaccino

Scoppia la polemica dopo il sì di Draghi verso la vaccinazione obbligatoria per gli operatori del settore. Senza plateatici, poche sovvenzioni e tante tasse l'invernata si profila dura: lanciato l'hastag #iononcisto

I Ristoratori veneti dicono 'No' al vaccino

Divampa la polemica dei ristoratori veneti dopo il sì del presidente Draghi verso la vaccinazione obbligatoria per i dipendenti di pubblici esercizi legati alla ristorazione. Una decisione che lascia poco spazio all’incertezza e stabilisce una coordinata specifica per il settore. Remano contro i lavoratori: sarebbe una decisione devastante per l’economia e inefficace contro la lotta al contagio.

Schietto il commento di Alessia Brescia, portavoce dell’associazione Ristoratori Veneto & Ho.Re.Ca che rappresenta oltre 2mila attività  in tutta la regione: «Secondo le stime nazionali tra qualche mese il numero dei vaccinati raggiungerà l'80%, quindi una copertura parziale. Quel 20% rappresenta una fetta di popolazione per varie ragioni esclusa da bar e ristoranti causando, inoltre, un effetto negativo sull'economia. Inoltre, è importante considerare le conseguenze dell’obbligo del green-pass per le consumazioni al chiuso da parte dei più giovani visto che la vaccinazione per la fascia 12-18 anni è iniziata da poco. Come non tenere conto del settore già in crisi con perdite di fatturato del 40% a fronte di aiuti insufficienti e tasse che bussano regolarmente alla porta».

Si profila lo scenario autunnale, quando i plateatici non saranno più uno sfogo e i ristoratori  dovranno affrontare ulteriori problemi di natura economica e organizzativa.

«Per tutti questi motivi, dopo aver rispettato ogni regola imposta da Roma sulla sicurezza e i distanziamenti -conclude la Brescia-, ci troviamo a ribadire il nostro no all’obbligatorietà del green-pass nei locali. Contro questa misura abbiamo lanciato l’hashtag #iononcisto raccogliendo quasi 5mila firme in un mese tramite la petizione online».