Imprese | 28 agosto 2021

CGIA, Pmi pagano il doppio di energia rispetto alle grandi imprese

L'analisi delle tariffe di luce e gas mostra, nel confronto con le grandi industrie, che l'Italia non è un Paese che rispetta le Pmi. A sostenerlo la Cgia di Mestre. Il Veneto sarebbe tra le Regioni più penalizzate.

CGIA, Pmi pagano il doppio di energia rispetto alle grandi imprese

Dobbiamo a CGIA se veniamo costantemente informati, in modo dettagliato, su ogni particolare dei temi economico-finanziari che riguardano il nostro Paese e lo stesso Veneto. Purtroppo tali notizie ben difficilmente sono positive. CGIA richiama quindi l'attenzione su problematiche che frenano la positiva evoluzione economica del Paese nel suo complesso. Problematiche che devono essere riviste se vogliamo porci sulla via d’una rinascita economica che porti l’Italia – dato che le capacità e la volontà imprenditoriale non mancano – fra i più prosperi Paesi dell’Unione Europea.


«Il nostro, purtroppo, non è un Paese a misura di piccole imprese. - ribadisce ancora una volta l’Ufficio studi della CGIA. - Anche in merito alle tariffe di luce e gas, l’esito che emerge dal confronto con le grandi industrie è impietoso. Per quanto concerne l’energia elettrica, le nostre piccole aziende pagano mediamente 151,4 euro ogni 1.000 kWh consumati (Iva esclusa) contro i 77 euro ogni 1.000 kWh delle grandi, praticamente quasi il doppio (per la precisone il 96,6 per cento in più). In riferimento al gas, invece, il divario è ancor più pesante. A fronte di un costo medio in capo alle piccole imprese di 59 euro ogni 1.000 kWh (Iva esclusa), alle grandi aziende viene applicata una tariffa media di 21,2 euro ogni 1.000 kWh. In buona sostanza, le prime pagano addirittura il 178 per cento in più delle seconde. In nessun altro paese dell’Area euro c’è un disallineamento delle tariffe energetiche così elevato tra queste due classi dimensionali. E il peso di tale disallineamento sul sistema produttivo nazionale risulta evidente se si considera che il 99,5 per cento circa delle aziende è di piccola dimensione (meno di 50 addetti) e dà lavoro, al netto del pubblico impiego, al 65 per cento degli italiani. Il Veneto è tra le realtà più penalizzate. L’Ufficio studi della CGIA sottolinea che in un Paese di nani è lo spilungone a rappresentare l’eccezione. In Italia, invece, succede il contrario. Nonostante il 98 per cento delle nostre aziende abbia meno di 20 addetti, la legislazione è calibrata solo sulle grandi imprese». 


«L’energia, il fisco, il credito e la burocrazia dovrebbero agevolare la vita delle Pmi, invece sono la causa dell’angoscia che tantissimi padroncini vivono ogni giorno. Tali criticità sono sentite soprattutto nel Veneto; sia, perché siamo la regione che ha il più alto numero di piccole imprese, sia perchè abbiamo un’altissima vocazione all’export. Quest’ultima specificità, infatti, obbliga il nostro sistema produttivo a misurarsi ogni giorno con concorrenti stranieri, che queste difficoltà non sanno nemmeno cosa siano. Anzi, per loro è normale che il proprio sistema Paese, soprattutto nelle fasi di difficoltà come queste, sia di appoggio e di sostegno alle aziende, cosa che, purtroppo, da noi non accade. Bolletta elettrica più leggera, per le grandi, tanto, a pagare sono i piccoli. In merito alle tariffe dell’energia elettrica, ad aver aumentato lo storico differenziale tra piccole e grandi imprese ha contribuito l’entrata in vigore, dal primo gennaio 2018, della riforma degli energivori. L’effetto prodotto da questa novità legislativa, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto ha azzerato a queste ultime la voce “Oneri e Imposte”, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni.  Per quanto concerne il gas, invece, il divario tariffario è riconducibile al fatto che tutte le grandi imprese ricevono dai fornitori delle offerte personalizzate con un prezzo stabilito su misura e sulla base delle proprie necessità. Pertanto, in sede di trattativa, il peso dei consumi è determinante per “strappare” al fornitore una tariffa molto vantaggiosa. Possibilità che, ovviamente, alle piccole imprese è preclusa. Va altresì ricordato che nel mercato libero le offerte di prezzo possono interessare solo la componente energia; le altre voci di spesa - come le spese di trasporto, gli oneri di sistema, la gestione del contatore etc. - sono stabilite periodicamente dall’Autorità per l’Energia e sono uguali per tutti i fornitori. Abbiamo le tariffe più care d’Europa, pesano le tasse».


«Focalizzando l’attenzione solo sulle piccole imprese, - continua CGIA - dal confronto con le omologhe realtà produttive europee, emerge che, in Italia, i costi energetici sono tra i più elevati. Tra tutti i paesi dell’Area euro, infatti, solo in Germania il costo della bolletta della luce è superiore al nostro del 16,7 per cento. Rispetto alla media europea, invece, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 12,1 per cento in più (vedi Tab. 3). Quando analizziamo il costo del gas, invece, tra i Paesi dell’Area euro le Pmi italiane sono al terzo posto (dopo Finlandia e Portogallo) per la tariffa più elevata. Se, come abbiamo riportato più sopra, quella mediamente applicata nel nostro Paese per ogni 1.000 kWh (Iva esclusa) consumati è pari a 59 euro, registriamo una variazione di prezzo rispetto alla media dei paesi che utilizzano la moneta unica del +15,5 per cento (vedi Tab. 4). Assieme all’andamento del costo della materia prima, la componente fiscale è l’altra voce che contribuisce in maniera determinante ad innalzare il costo delle tariffe.  Per la bolletta elettrica, ad esempio, in Italia il 50 per cento del costo totale è riconducibile a tasse e oneri: la media dell’Area euro, invece, è del 48 per cento.  Per il gas, invece, se nel nostro Paese l’incidenza percentuale della tassazione sul costo totale, a carico delle piccole aziende è del 36 per cento, nell’Area euro si attesta attorno al 34 per cento».

Pierantonio Braggio