Esprime cultura | 24 agosto 2021

Patrimonio Unesco: dalla Cina successi, richiami e qualche sfida

Nelle settimane in cui l’Unesco, l’agenzia specializzata dell’Onu per l’Educazione la Scienza e la Cultura, mostra di fare sul serio ed espelle dalla sua prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale il sito inglese di Liverpool, l’Italia e il Veneto incassano alcuni buoni successi internazionali.

Foto  Claudio Portinari

Foto Claudio Portinari

L’affermazione di “Padova urbs picta”

La sessione ordinaria del Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco, organizzata a Fuzhou in Cina dal 16 al 31 luglio 2021, e svoltasi con riunioni da remoto a causa della pandemia Covid, ha iscritto tre nuovi siti italiani, che portano il nostro paese al primo posto con 58 beni, seguito dalla Cina con 56.

Oltre al tribolato inserimento dei portici di Bologna (prima sospesi e poi ripescati in extremis) e a quello transnazionale di Montecatini Terme, inclusa nelle 11 località termali riunite sotto la denominazione “Grandi città termali d’Europa”, è stato promosso il sito veneto “Padova urbs picta. I cicli affrescati del XIV secolo”. Si tratta di 8 luoghi monumentali della città, in cui sono custoditi importantissimi cicli pittorici trecenteschi (tra cui la Cappella degli Scrovegni) riconosciuti quali testimoni dell’importante scambio di idee e di pratiche innovative attive a Padova nel XIV secolo. La motivazione del riconoscimento sottolinea come proprio pittori del calibro di Giotto o Altichiero siano stati capaci di dare forma visiva a tali idee innovative, creando opere che sono diventate modello per altri artisti, nel Rinascimento e oltre.


La città di Padova diventa così uno dei pochi luoghi sulla terra (in Italia come lei solo Tivoli) a custodire due beni Patrimonio dell’umanità: nel 1997 aveva infatti già iscritto il suo cinquecentesco Orto botanico, ritenuto il più antico del mondo occidentale. Inoltre va ricordato che nell’area della provincia patavina – come spesso accade nel nostro paese, vero museo diffuso di natura e cultura - si incrociano altri beni che afferiscono a siti Unesco, cioè Villa Cornaro a Piombino Dese e Villa Pisani a Montagnana (parti del sito “La città di Vicenza e le ville di Palladio nel Veneto”), la zona lagunare di Codevigo (parte del sistema “Venezia e la sua laguna”), il Laghetto della Costa ad Arquà Petrarca (parte dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”).


La ricchezza padovana è esemplificativa del valore di una regione densa di storia, di natura e di arte: il Veneto oggi annovera 9 siti Unesco: tra le regioni italiane seconda solo alla Lombardia per questa prestigiosa attestazione di valore internazionale.

Riprendendo l’efficace titolo di un’iniziativa promossa nel 2017 proprio dalla regione Veneto, possiamo dire che queste medaglie oltre a rendere orgogliosi invitano a puntare sulla ‘Cultura come investimento’ perché il territorio lo chiede e lo merita. La cultura rappresenta oggi un sistema infrastrutturale complesso, fatto di città d’arte, musei e biblioteche, legato a mari, monti, laghi e boschi, ma non deve mai dimenticare gli uomini e le donne che in quegli spazi vivono e che sono ad essi inseparabilmente connessi. Nessun patrimonio infatti ha senso se non conserva intorno a sé la comunità attiva che l’ha preservato nei secoli e che continua a prendersene cura adesso.


Si tratta di riflessioni fondamentali che investono anche altri siti veneti posti alla luce della ribalta nella recente assemblea cinese dell’Unesco. La nostra regione ha incassato infatti buoni risultati in diversi settori fra i tanti analizzati dal Comitato. Si tratta di risultati di medio periodo che rilanciano su azoni future e chiamano in causa diversi soggetti.


Venezia e la sua laguna: scampato pericolo e sfide future

A Fuzhou è stata scongiurata l’iscrizione del sito “Venezia e la sua laguna” nella Lista dei beni in pericolo, un’altra Lista - assai meno ambìta - che raccoglie i patrimoni mondiali ritenuti a rischio, che l’Unesco mette per questo sotto i riflettori e per i quali chiede misure di salvaguardia. Essere inseriti in tale elenco può preludere all’espulsione. Se non si adottano provvedimenti correttivi, si può cioè arrivare a quella ‘umiliazione mondiale’ che quest’anno ha colpito lo storico sito dei Docks della città mercantile marittima di Liverpool, depennata dalla World Heritage List perché deturpata da interventi urbanistici e architettonici (in particolare la riqualificazione della zona del porto e la costruzione del nuovo grande stadio dell’Everton) definiti ‘irreversibili’ e ritenuti responsabili della perdita di autenticità.


Da tempo l’Unesco ha fatto di Venezia una sua osservata speciale. Pur riconoscendo la complessità del mantenimento del delicato equilibrio dell'ecosistema lagunare, negli ultimi anni ha ripetutamente manifestato forti preoccupazioni per quanto riguarda la gestione del turismo di massa, il problema dell’acqua alta, il passaggio delle grandi navi nel Bacino San Marco, la tutela dell’identità locale. Ha inviato suoi esperti a effettuare sopralluoghi e ha richiesto ai gestori del sito un aggiornamento del rapporto sullo stato di conservazione, minacciando infine di spostare la città lagunare sulla sua lista rossa perché alle parole non seguivano mai i fatti.


Ciò è stato evitato all’ultimo momento, grazie soprattutto a un provvedimento approvato a ridosso dell’apertura della sessione cinese del Comitato: il Decreto Legge del 20 luglio 2021 “Misure urgenti per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia” ha vietato alle navi con stazza superiore alle 25mila tonnellate di transitare nel Bacino e nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca dal primo agosto 2021. Quest’azione immediata, insieme ad altre come l’avanzamento dei lavori delle dighe mobili del MOSE contro l’acqua alta, ha mostrato un impegno concreto sia del governo centrale sia delle autorità locali per realizzare soluzioni finalmente strutturali e non provvisorie ed emergenziali. Per questo il Comitato Unesco, che quest’anno ha dedicato un apposito focus a Venezia, al termine della discussione ha deciso di non iscrivere il sito.


E’ vero che, come ha precisato la geografa Mechthild Rossler, direttrice del Centro del Patrimonio Mondiale, la Danger List non è il luogo di espiazione di una punizione, tuttavia rappresenta di fronte al mondo una manifestazione di incapacità di tutela, ed è vissuta come un declassamento e una perdita di credibilità internazionale. Lo dimostrano proprio le tante dichiarazioni di esultanza di questi giorni.

Sarebbe però opportuno non eccedere con i facili entusiasmi perché, evitata l’umiliazione, la partita non si è affatto chiusa. Venezia è stata ufficialmente richiamata, con una serie di raccomandazioni su criticità puntualmente segnalate, agli impegni che l’aspettano nei confronti sia dell’ambiente naturale sia della presenza umana, intesa come residenti e visitatori.


Come da più parti viene ricordato – lo fa ad esempio l’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale attraverso il suo coordinatore scientifico Carlo Francini - proprio la condizione sospesa di Venezia sollecita a riaprire il discorso (difficile e forse per questo spesso evitato) delle implicazioni che la medaglia Unesco ha sulla gestione del territorio. E’ una riflessione necessaria non solo in laguna e non solo per i siti già iscritti nella World Heritage List ma anche per quelli che vorrebbero entrarvi. Tra questi annoveriamo un altro successo recente (questo sì vero successo, seppur meno enfatizzato dai mass media) relativo a beni localizzati nelle province di Verona e Vicenza, che entrano adesso in partita e devono giocarsela bene.

La Val d’Alpone e l’Alta valle del Chiampo ai blocchi di partenza

A fine maggio 2021 è stata infatti ufficializzata la notizia dell’inserimento del sito “Biodiversità marina dell’Eocene della Val d’Alpone” nella Lista Propositiva Italiana Unesco, cioè nell’elenco dei beni che il nostro paese ritiene meritevoli di candidarsi a diventare Patrimonio Mondiale nell’arco dei prossimi 5-10 anni.

Il dossier sui 39 giacimenti fossiliferi localizzati sul confine nord delle province di Verona e Vicenza, risalenti prevalentemente all’Eocene - epoca di circa 50milioni di anni fa, caratterizzata da importanti cambiamenti biologici e ambientali – ha ottenuto il parere favorevole della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, che ha trasmesso la documentazione al Centro del Patrimonio Mondiale. La varietà e l’unicità, nonché le ampie dimensioni e il perfetto stato di conservazione dei fossili, sono stati riconosciuti valori essenziali per conoscere meglio la storia della terra in quell’epoca lontanissima, precedente addirittura alla comparsa dell’uomo.


Apprezzati a livello locale, ma noti fuori dal Veneto praticamente solo agli studiosi (che riconoscono in Bolca la capitale mondiale dei fossili), ora gli straordinari pesci pietrificati nella Val d’Alpone e nell’Alta Valle del Chiampo cominciano il loro impegnativo cammino per entrare nel gruppo delle meraviglie del mondo garantite dall’Unesco. Insieme ad altri 39 siti naturali e culturali, essi compongono quel variegato elenco di luoghi che l’Italia segnala come portatori di valori eccezionali: il serbatoio da cui ogni anno sceglie le eccellenze da candidare alla competizione internazionale.


Il territorio dovrà mostrarsi all’altezza di questa sfida; primi fra tutti lo dovranno essere i comuni di Monteforte, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Soave, Verona e Vestenanova (in provincia di Verona) e i comuni di Gambellara, Crespadoro e Altissimo (in provincia di Vicenza), componenti-chiave dell’Associazione Temporanea di Scopo nata nel 2017 per portare avanti la candidatura sotto la presidenza di Giamberto Bochese.

A loro spetta in primo luogo il compito di pensare a un progetto d’area rinnovato ed efficace, fondato sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio paleontologico e paesaggistico: elementi che devono essere inseriti con convinzione e lungimiranza negli strumenti di pianificazione e governo del territorio, identificandoli come risorse da proteggere e promuovere per lo sviluppo complessivo delle due vallate, in linea con i valori sostenuti dall’Unesco.


In un periodo di difficoltà, con le nuove emergenze climatiche, economiche, sociali, sanitarie che stiamo vivendo, qualcuno potrebbe chiedersi che senso abbia dedicare impegno e risorse a tali argomenti.

A questa domanda, che non è una provocazione ma incarna un sentire diffuso, rispondono indirettamente le parole pronunciate proprio nel discorso di apertura della 44 sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale dalla direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay: “In questi momenti, quando sembra che tutto stia crollando, preservare il patrimonio non è un lusso. E’ un prerequisito per assicurare che le cose non crollino ancora di più.”

La cultura e la natura non possono essere protette solo da leggi e regolamenti: sono gli uomini che nel momento in cui prendono consapevolezza del loro patrimonio diventano capaci di tutelare, insieme ad esso, anche se stessi.


Silvana Anna Bianchi


Silvana Anna Bianchi