Imprese | 18 agosto 2021

Nelle MPI venete è boom di digitalizzazione

In Veneto sono 7.997 le micro e piccole imprese del settore con 23.064 addetti; in provincia di Verona sono 1.528 e danno lavoro a 4.611 persone. Iraci Sareri: «La domanda di servizi digitali e l’ascesa dell’e-commerce stanno alimentando la ripresa».

Nelle MPI venete è boom di digitalizzazione

I processi di trasformazione digitale delle imprese si intrecciano con le dinamiche della ripresa in corso. L’economia digitale si caratterizza come un driver del recupero di valore aggiunto dopo la pesante recessione del 2020, anche per le micro, piccole e medie imprese. «La transizione 4.0 sta spingendo la risalita degli investimenti in macchinari e impianti – spiega Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, anche grazie agli interventi contenuti nella legge di bilancio 2021. La domanda di servizi digitali ed il boom dell’e-commerce sono tra gli elementi che stanno alimentando la ripresa. La reazione all’emergenza sanitaria, l’intensificazione dello smart working e l’esplosione di eventi ‘a distanza’ hanno contribuito ad accelerare la transizione digitale delle micro e piccole imprese, con una specifica accentuazione in Veneto e anche in provincia di Verona». 

Nei Servizi digitali, individuati dai codici Ateco: Produzione di software, consulenza informatica e attività connesse e Attività dei servizi d'informazione e altri servizi informatici, in Veneto sono attive 7.997 Mpi che contano 23.064 addetti, pari ad oltre il 70% del totale degli addetti del settore: in particolare un addetto del settore su due (50%) lavora in microimprese. Per quanto riguarda la provincia di Verona, le imprese che corrispondono ai codici Ateco riferiti al mondo artigiano del digitale, secondo gli ultimi dati forniti da Unioncamere per il 2019 ed analizzati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, erano 1.528, in grado di dare lavoro a 4.611 addetti.

Il comparto in esame ha registrato un marcato dinamismo nell’arco degli ultimi cinque anni, con l’occupazione delle Mpi dei servizi digitali salita del +15,8%. Il Veneto si posiziona infine all’ottavo posto per il maggiore peso degli addetti in Mpi dei Servizi digitali sull’economia con l’1,33% dietro a Trento con 1,66%, Lazio con 1,60%, Toscana con 1,46%, Lombardia con 1,44%, Piemonte con 1,43%, Friuli-Venezia Giulia con 1,40%, e Marche con 1,34%.

Con l’emergenza Covid-19 sono raddoppiate, rispetto a prima della crisi, sia le Mpi che fanno vendite di e-commerce tramite il proprio sito web, sia quelle che vendono in Rete mediante comunicazioni dirette come e-mail, moduli on-line e social network. Un vero e proprio boom: le vendite on-line nei primi cinque mesi del 2021 sono cresciute del 27,8% su base annua e hanno superato del 60,9% il livello registrato nello stesso periodo del 2019. Una conferma della crescente propensione alla digitalizzazione delle imprese di minore dimensione proviene dal rapporto dell’Ocse SME and Entrepreneurship Outlook 2021, pubblicato da alcuni giorni, in cui si evidenzia la stretta correlazione tra il grado di restrizione per limitare l’estendersi della pandemia da Covid-19 e l’aumento del livello di digitalizzazione delle imprese. In particolare, l’Italia presenta, tra i paesi dell’Unione europea, la più alta quota di micro, piccole e medie imprese (Mpmi) che nel 2020 ha aumentato il proprio livello di digitalizzazione: nel dettaglio, l’Italia ha avuto la più elevata intensità delle restrizioni e in parallelo più della metà (51,2%) delle Mpmi che ha aumentato il grado di digitalizzazione, davanti alla Spagna (49,0%), alla Francia (43,4%) e alla Germania (31,4%).

«Il supporto alla trasformazione digitale delle Mpi italiane – commenta Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – vede la nostra federazione regionale protagonista dell’‘ultimo miglio’ con la rete delle sette Associazioni Provinciali che svolgono attività specifiche di informazione, formazione e consulenza sulle tematiche del digitale rivolte alle imprese associate». 

«In particolare – approfondisce il presidente provinciale Iraci Sareri –, da un sondaggio condotto da Confartigianato nazionale sul loro ruolo di stimolo e sostegno alla domanda digitale delle imprese attraverso differenti articolazioni organizzative, è emerso come, negli ultimi due anni, l’attività prevalente sia stata svolta dagli uffici categorie (56,3%), che seguono i settori di impresa e intercettano bisogni e opportunità trasversali a più realtà del medesimo ambito produttivo; dalle società di servizi (50%) che offrono direttamente soluzioni consulenziali che hanno assunto una crescente caratterizzazione digitale nelle modalità e soprattutto nei contenuti; dagli Enti di formazione (41,7%) con attività a supporto dell’introduzione delle imprese al mondo digitale e al loro continuo aggiornamento; dai Digital Innovation Hub (33,3%), che rappresentano la rete di front office digitali (2 in Veneto) nati in risposta alle opportunità del ‘Piano Impresa 4.0’ e dagli uffici Innovazione (18,8%)».