Economia | 12 agosto 2021

Asiago, Parmigiano e mortadella Bologna potrebbero diventare marchi cileni

È allarme sulla domanda della statunitense Consortium of Common Food Names, che ha depositato un'istanza al Diario Oficial de Chile, la Gazzetta ufficiale cilena, per registrare tre marchi chiaramente legati alla tradizione agroalimentare italiana, come Asiago, Parmigiano e Bologna.

Asiago, Parmigiano e mortadella Bologna potrebbero diventare marchi cileni

Arrivano i falsi Asiago, Parmigiano reggiano e mortadella Bologna in Cile con l’ennesimo colpo alle produzioni Made in Italy assediate dai tarocchi con un danno per oltre cento miliardi di euro ogni anno nel mondo.

È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale cilena delle domande di registrazioni dei tre marchi "Asiago", "Bologna" e "Parmesan" da parte del Consorzio statunitense CCFN (Consortium of Common Food Names).

Caner: «Serve un'efficace azione di controllo»

«Serve un’efficace azione di controllo e contrasto a livello internazionale per tutelare i prodotti Dop italiani. Oggi assistiamo all’ennesimo tentativo di sfruttamento della reputazione e l’attrazione che la buona tavola e il turismo enogastronomico italiani hanno nel mondo per commerciare prodotti che poco hanno a che fare con l’autenticità e la qualità del vero Made in Italy, danneggiando così una parte sempre più consistente dell’economia locale, di quella italiana, così come delle esportazioni agroalimentari».

Lo dice l’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, in riferimento alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale cilena delle domande di registrazioni dei tre marchi “Asiago”, “Bologna” e “Parmesan” da parte del Consorzio statunitense CCFN (Consortium of Common Food Names).

«Mi auguro che, sia il Ministero delle Politiche Agricole sia l’Europa blocchino questa ennesima iniziativa – aggiunge Caner -. Per il Veneto il formaggio Asiago è un prodotto che connota un fortissimo segno di identità e distinzione territoriale, ma rappresenta anche uno dei pochi baluardi in tempi di crisi. Ricordo che sono ben 1.300 gli allevamenti bovini dove viene prodotto il latte destinato a diventare Formaggio Asiago DOP, dislocati nelle province di Vicenza, nelle zone confinanti delle province di Padova, Treviso e Trento, area questa riconosciuta dal disciplinare europeo di produzione. Oltre 40 infine sono i caseifici e le malghe dove il latte viene trasformato in formaggio, senza contare la rete degli stagionatori distribuiti nel territorio. Abbiamo la responsabilità di tutelare questa eccellenza Veneta riconosciuta in tutto il mondo. Il consumatore ha tutto il diritto di sentirsi tradito da una politica commerciale scorretta e ingannato da prodotti che tutto sono tranne essere prodotti nel nostro territorio».

Coldiretti: «Una richiesta grave»

«Una richiesta grave – sottolinea Coldiretti – alla luce degli sforzi intrapresi dall'Unione europea nell'ambito dei negoziati sulla modernizzazione dell'Accordo di Associazione UE-Cile attualmente in corso. Serve – continua la Coldiretti – una efficace azione di contrasto a livello internazionale della UE al WTO (Organizzazione mondiale del commercio) ma anche un maggiore impegno nei negoziati di libero scambio dell’Unione Europea per tutelare il Made in Italy».

Prosegue: «Il Cile è il Paese dell’America Latina che ha introdotto il bollino nero in etichetta che sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti dall’Italia come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. Mentre il CCFN è la lobby dell’industria casearia americana che produce i falsi formaggi italiani negli USA e che – sottolinea la Coldiretti – aveva già esplicitamente chiesto al Governo degli Stati Uniti di imporre tasse alle importazioni di prodotti europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy negli USA e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce».

«Non c’è quindi tempo da perdere per un intervento dell’Unione Europea che deve bloccare l’ennesimo scippo ai danni del sistema agroalimentare nazionale con ripercussioni a lungo termine su lavoro, esportazioni e possibilità di sviluppo delle imprese», conclude.

Borchia: «Ora Bruxelles alzi la voce»

 

«Ennesimo attacco alle tipicità venete, ora Bruxelles alzi la voce. Ho depositato un'interrogazione urgente alla Commissione europea: è totalmente inaccettabile questo ulteriore schiaffo ai nostri produttori in nome del neoliberismo più sfrenato. Il consorzio americano non è nuovo a queste iniziative, finalizzate ad aumentare i profitti delle multinazionali con prodotti di qualità inferiore rispetto ai nostri attraverso denominazioni che ingannano i consumatori. Basta tarocchi, basta furti d'identità: l'Ue ne tenga conto in fase di rinnovo dell'accordo di associazione con il Cile, le indicazioni geografiche non sono negoziabili; serve, invece, una reazione energica per difendere il lavoro dei nostri produttori e le eccellenze della nostra tradizione agroalimentare», così Paolo Borchia, eurodeputato della Lega.