Lavoro | 09 agosto 2021

CGIA: l'artigianato veneto continua a soffrire. Molto male Vicenza e Rovigo

Se, in questi 15 mesi di pandemia, le province di Treviso e Verona hanno registrato risultati positivi, resta critica la situazione a Venezia, Padova, Rovigo e Vicenza. A rilevarlo è la CGIA di Mestre.

CGIA: l'artigianato veneto continua a soffrire. Molto male Vicenza e Rovigo

CGIA Mestre lancia un allarme per il settore dell'artigianato veneto, che con la pandemia si è trovato a vacillare.

 

«A causa del Covid lo stock complessivo delle imprese artigiane, presenti nel Veneto, continua a mostrare segni di grave difficoltà. - spiega CGIA - Tra il 1° trimestre 2020 e il 2° trimestre 2021, il numero complessivo delle aziende artigiane è sceso di 794 unità, toccando, il 30 giugno scorso, quota 124.245. Se, in questi 15 mesi, le province di Treviso e Verona (entrambe con un saldo pari a +43) hanno registrato risultati positivi, critica è la situazione soprattutto a Venezia (-122), a Padova (-177), a Rovigo (-211) e a Vicenza (-347). Ricordiamo che questi dati, così negativi, sono in linea, con quanto successo negli ultimi 10 anni; tra il 31 marzo 2011 e lo stesso giorno di quest’anno, il numero totale delle imprese artigiane nel Veneto, infatti, è sceso di 18.105 unità. Al netto dei risultati riportati dalla Toscana (-1.531 imprese) e da gran parte delle regioni della cosiddetta dorsale adriatica (che includono anche il Veneto e il Friuli Venezia Giulia), tutte le altre regioni hanno registrato un saldo positivo».

 

«A livello nazionale, lo stock è aumentato di 7.664 unità, portando il numero complessivo delle imprese artigiane, presenti in Italia, a toccare quota 1.292.685. - continua CGIA - Difficile giustificare questa performance, così positiva, che ha riguardato soprattutto le regioni del Sud. Non è comunque da escludere che. in alcune parti del Paese, la copiosa nascita di moltissime aziende artigiane sia stata “condizionata” dai requisiti richiesti dal legislatore, per ottenere i contributi a fondo perduto messi a disposizione, sia dal Governo, che dalle Regioni, per le aziende in difficoltà. Con il decreto Sostegni e il Sostegni bis, ad esempio, le attività aperte nel 2020 e nel 2021 (prima dell’entrata in vigore dei rispettivi provvedimenti), per beneficiare del ristoro, non avevano l’obbligo, come le altre, di confrontare il fatturato 2020, con quello registrato nel 2019. Pertanto, le neo imprese, guidate da persone fisiche, nate, l’anno scorso e quest’anno, hanno potuto ricevere un contributo minimo di 1000 euro, e quelle composte da soggetti diversi, di almeno 2000 euro. Probabilmente, questa possibilità ha indotto molti abusivi, e altrettanti lavoratori in nero, a uscire dalla “clandestinità”: speriamo che una volta conclusasi la fase dei sostegni, questi operatori non si “rituffino” nel sommerso».

 

Un quadro, quello dell’artigianato italiano d’oggi, difficile da penetrare, anche se, come più volte sopra evidenziato, il tutto è dovuto all’infierire del virus. La realtà è, attualmente, che laddove l’artigianato e la piccola impresa si sono ridotti di numero è necessario fare di tutto, per mantenere in vita il rimasto e anche il nuovo. Sia perché rappresenta la storia dell’operosità della nostra gente, sia perché l’artigianato è base essenziale dell’economia e dell’animazione delle città e dei centri abitati.

Pierantonio Braggio